IL FATTO QUOTIDIANO 13 GIUGNO 2010A DOMANDA RISPONDO ADDIO A BELLA CIAO di Furio Colombo Caro Furio Colombo, nella sua rubrica del lunedì Mario Pirani ci informa che nei giorni scorsi un gruppo di ragazzini della scuola media “Gioachino Belli” di Roma durante una visita al ministero della Pubblica Istruzione ha cantato “Bella Ciao”. L’iniziativa dei giovanissimi studenti non era prevista nel programma musicale della scuola in visita al ministero e ha suscitato un putiferio. Ma in che Italia viviamo? Isabella IL FATTO è rimasto coperto dalla discreta omertà di insegnanti, funzionari e giornalisti finché Pirani lo ha raccontato e commentato (“La Repubblica”, 7 giugno). Lo spunto è la severissima lettera della preside a insegnanti, allievi e famiglie della scuole, una vera e propria “nuvola d’ira” per “un evento che travalica i limiti dell’opportunità, del rispetto delle persone, della correttezza, del buon gusto”. In altre parole la preside della scuola Belli (che porta quel fior di nome ed è a indirizzo musicale) reagisce come se fossero stati gridati insulti invece della esecuzione di una bella canzone del repertorio popolare italiano diventata, nei tristi anni 1943- 1945, la più bella canzone partigiana, cioè della Liberazione, cioè del ritorno alla libertà, cioè della Costituzione. Più che scandaloso, l’episodio è triste. La povera preside del “Belli”, evidentemente inadatta al suo compito, non si è neppure accorta che, in un mondo di larve mediatiche e di imitazioni televisive, di conformismi paurosi e di incolte denigrazioni dei due momenti essenziali della storia italiana (Risorgimento e Resistenza) i suoi giovanissimi studenti hanno dato prova di coraggio e originalità. E ha perduto un’occasione per vantare il buon lavoro della sua scuola. Furio Colombo
ADDIO A BELLA CIAO
IL FATTO QUOTIDIANO 13 GIUGNO 2010A DOMANDA RISPONDO ADDIO A BELLA CIAO di Furio Colombo Caro Furio Colombo, nella sua rubrica del lunedì Mario Pirani ci informa che nei giorni scorsi un gruppo di ragazzini della scuola media “Gioachino Belli” di Roma durante una visita al ministero della Pubblica Istruzione ha cantato “Bella Ciao”. L’iniziativa dei giovanissimi studenti non era prevista nel programma musicale della scuola in visita al ministero e ha suscitato un putiferio. Ma in che Italia viviamo? Isabella IL FATTO è rimasto coperto dalla discreta omertà di insegnanti, funzionari e giornalisti finché Pirani lo ha raccontato e commentato (“La Repubblica”, 7 giugno). Lo spunto è la severissima lettera della preside a insegnanti, allievi e famiglie della scuole, una vera e propria “nuvola d’ira” per “un evento che travalica i limiti dell’opportunità, del rispetto delle persone, della correttezza, del buon gusto”. In altre parole la preside della scuola Belli (che porta quel fior di nome ed è a indirizzo musicale) reagisce come se fossero stati gridati insulti invece della esecuzione di una bella canzone del repertorio popolare italiano diventata, nei tristi anni 1943- 1945, la più bella canzone partigiana, cioè della Liberazione, cioè del ritorno alla libertà, cioè della Costituzione. Più che scandaloso, l’episodio è triste. La povera preside del “Belli”, evidentemente inadatta al suo compito, non si è neppure accorta che, in un mondo di larve mediatiche e di imitazioni televisive, di conformismi paurosi e di incolte denigrazioni dei due momenti essenziali della storia italiana (Risorgimento e Resistenza) i suoi giovanissimi studenti hanno dato prova di coraggio e originalità. E ha perduto un’occasione per vantare il buon lavoro della sua scuola. Furio Colombo