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Un blog creato da queen_nefertari il 17/03/2006

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V

Post n°155 pubblicato il 14 Febbraio 2007 da queen_nefertari

immagineSono combattuta, in questi giorni.
Fondamentalmente sono una persona che ha infinita pazienza e che passa sopra moltissime cose; ma se colpita nel profondo e sul vivo, sono una persona che serba molto rancore. E' più forte di me.
Poi non vado oltre. Serbo rancore e basta, finchè il tempo non fa il suo dovere. Di solito lascio tutto in mano al destino, convinta che di solito non si raccolga altro che ciò che si ha seminato. Sono un po' come quella del proverbio cinese che si siede sul margine del fiume ad aspettare che passi il cadavere del nemico. Col fumo che esce dalle orecchie e imprecando, ma me ne sto lì, paziente.

C'è questa persona a cui ero legatissima che mi ha fatto male più di chiunque altro e, nonostante abbia negli anni sbandierato a parole il suo pentimento, non ha mai davvero fatto nulla di sincero e concreto per dimostrarlo. C'è questa persona che spesso mi è passata davanti inerme, galleggiando sul fiume, per poi rianimarsi nuovamente proprio lì, davanti ai miei occhi. Facendo ripartire daccapo la mia attesa.
Quel che è peggio, per me, è che il male che mi ha fatto l'ho dimenticato. Quello che ha fatto alle persone che ancora ho vicino, e che solo adesso se ne rendono conto, non riesco a cancellarlo dalla mente. Il mio senso di protezione cattura da dentro la mia cattiveria e la butta fuori con violenza.

Ora ho tutti gli strumenti in mano per fare IO del male a questa persona. Gli strumenti che almeno per un po' possono stroncarla. Posso anche scegliere se usarli in un momento cruciale, un momento che può rendere il tutto più dannoso e doloroso per lei. Eppure sono qui che mi chiedo 'in fondo che giovamento posso trarre dalle sue sofferenze?'. Sono qui con il coltello dalla parte del manico, con la facoltà di colpire e squartare. E se lo merita. Ma ne vale davvero la pena? Questo mi chiedo.

 
 
 
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