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« 23,50mezzanotte e qualche minuto »

23.41

Post n°561 pubblicato il 01 Settembre 2012 da liberante

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… e mi sembra impossibile faccia così freddo se in valigia ho costumi da bagno, spugnoni, infradito, vestiti leggeri e poi arriva il treno e mi devo portare il valigione e il borsone per due scompartimenti perché il treno è talmente lungo che il vagone di prima che è in coda non riuscirei a raggiungerlo prima che parta e poi entro nello scompartimento già pieno e mi siedo al mio posto vicino al finestrino e mi sembra di avere conquistato un regno. In quell’universo al microscopio che è un treno incontro sorrisi e saluti inattesi e parole troppo banali per non essere vere e poi scorre fuori la pianura e mi riempie gli occhi di gialli campi raccolti, good harvest, e dei verdi impossibili dei frutteti che sembrano filari di vigna, e non c’è un quadrato di terra che non sia stato colonizzato dagli umani, se non qualche anemico cespuglio sul bordo della carreggiata, e anche le case, lontane una dall’altra e diverse senza un raccordo che non sia il trattore nell’aia, non hanno un’architettura riconoscibile, sono case tirate su in qualche modo da contadini che hanno fatto qualche soldo negli anni sessanta e sono spietatamente brutte. E poi non c’è Bologna, ed è una mancanza e non solo per la boccata di nicotina che riuscivo a farmi, ma per il ricordo della strage di agosto e per Jack Frusciante e per Dalla Guccini Le Osterie di Fuori Porta il DAMS i punk Coliandro Almost Blue e tanti ricordi ereditati dai ricordi degli altri, il treno non solo non ferma a Bologna, ma neppure ci passa per Bologna e sbuca fuori in terra romagnola che nemmeno so come ha fatto. E poi l’attesa del mare, che so che c’è, è lì Rimini Riccione Pesaro e finalmente Fano ed ecco. Ecco. Ecco il mare e l’emozione primordiale che mi commuove fino alle lacrime e il pensiero solito che il mare è nel posto esatto dove so e mi aspetta come un amante paziente per abbracciarmi con il suo amore di mare e ritrovo il sorriso nella pelle che si distende e si apre all’aspettativa dell’odore e del sapore. E già l’aria è cambiata. Grosse nuvole grigie e sprazzi di azzurro, ma è pulito nitido terso, non c’è l’appiccicoso e nevrotico senso di soffocamento del mio paesaccio di pianura. E poi arrivo e con l’aiuto complice di un ragazzo che avrei voluto conoscere meglio scarico il bagaglio e mi accendo una sigaretta e aspetto a chiamare il taxi per godermi il fumo e l’odore del mare. Sono arrivata. Saluti da tutti e come hai passato l’inverno, ti abbiamo dato una stanza diversa e ci resto un po’ male è più piccola, ma poi ne vedo i pregi ha due balconi uno sul mare e uno sulla città e sulle colline, ha la doccia con la tenda ed è così luminosa in una giornata nuvolosa che con il sole sarà accecante. Bella. Mi piace. E poi i Bagni Mara. Hanno messo il bar e mi dà un ombrellone seconda fila che ho il mare a distanza di un braccio, ma tira vento freddo e mi bagno sono le gambe le mani e assaggio il salato dell’acqua. E poi ritrovo persone, Maria Rosa dolcissima di Gualtieri che ha vissuto il terremoto, e la nonna con la nipotina capricciosa e le figlie viziate, e la famiglia che lui è marchigiano ma vive da 50 anni in Germania, e la famiglia che gestisce questo hotel che sono una grande bella famiglia e le ragazze e i ragazzi che si fanno in quattro per il mio benessere. Ecco. sono arrivata e sto bene, felice, e non ho paura a dire felice perché è davvero così che mi sento. E a tutto il resto “ci penserò domani”, Rossella docet.

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DA LEGGERE

 

Antonio Gramsci "La Città Futura" (1917)   

 

" Odio gli indifferenti: credo come Federico Hebbel che “vivere vuol dire essere partigiani”. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e partigiano. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il rinnovatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che circonda la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scoraggia e qualche volta li fa desistere dall’impresa “eroica”. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. ".......

..... continua qui  

 

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