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25 aprile 2016

Post n°574 pubblicato il 25 Aprile 2016 da liberante
Foto di liberante

Parlando con un amico.


Oggi sono un po' così. Non triste. Forse pensierosa. Se nulla scrivessi sulla Resistenza per il 25 aprile, sarebbe la prima volta da quando ho aperto il blog di Liberante. E poi, già solo il nome Liberante, la dice lunga su cosa penso della libertà, in tutti i sensi. E quindi mi arrovello a trovare una storia. Dei pensieri. Un qualcosa. Ma tutto si ingarbuglia e sento solo spezzoni di frasi e sentimenti come un puzzle di cui ho perso un pezzo. ”

Ma che vuoi stare troppo a pensare. Più ti arrovelli e meno sei libera. Parla di quello che ti viene in mente quando non pensi a quello che vorresti scrivere. Libertà è anche essere liberi di non scrivere. Libero. Mi sento libero anche in due metri cubi di cesso, se mi sento libero di sentirmi libero.”

Hai ragione e le tue parole hanno illuminato una parte di me che avevo messo in ombra e che è troppo importante per dimenticarla in un angolo a far muffa. La libertà che amo è quella che ho dentro ed è giusto faccia quello che mi sento di fare e non sforzarmi a far cose per abitudine, obbligo ed una malintesa tradizione. Però il 25 aprile resta per me così importante da riuscire ogni volta ad emozionarmi e a farmi ritrovare tutto quello che mi ha spinto in questi tanti anni a credere negli ideali della Resistenza. Bisogna ricordare per riuscire a Resistere ancora, soprattutto in questo tempo di brutti odori e di pessimi governanti perché quella Democrazia per cui in tanti lottarono e morirono resti ancora viva epura e non questa schifezza che ci stanno spacciando per quello che non è.”



 
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DA LEGGERE

 

Antonio Gramsci "La Città Futura" (1917)   

 

" Odio gli indifferenti: credo come Federico Hebbel che “vivere vuol dire essere partigiani”. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e partigiano. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. E’ la palla di piombo per il rinnovatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che circonda la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scoraggia e qualche volta li fa desistere dall’impresa “eroica”. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. ".......

..... continua qui  

 

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