UN PEZZO DI UN SOGNO

Con gli occhi aperti continuerò a sognare un mondo mio. Dove c'è solo amore.

 

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Post N° 296

Post n°296 pubblicato il 24 Gennaio 2005 da Libo81

22 GENNAIO 2005 – LA MIA FAVOLA

Uscito dal portone del mio palazzo ero felice… camminavo a passo di musica, ero carico per la giornata che mi sarei trovato davanti…
Milano dormiva in silenzio alle cinque del mattino. Milioni di luci accese illuminavano uno scenario di pace e tranquillità. Neanche su Corso Buenos Aires, una delle vie principali della città, c’era vita: un paio di auto sfrecciavano veloci approfittando della strada vuota. Più in là verso la stazione una piazza si stava attrezzando per l’apertura delle bancarelle… avrei voluto fermare una di quelle persone indaffarate per dire:”sto andando a trovare la ragazza che amo, per quello cammino con questo sorriso!”. Con calma salgo sul treno… sono un po’ in anticipo. Nel mio lettore mp3 a tutto volume, Max Pezzali disegna l’intera colonna sonora del mio viaggio. Nel mio vagone poca gente e vicino a me, nessuno. Mezzo viaggio al buio… il paesaggio celato dall’oscurità a volte mi metteva paura… cosa ci sarà al di là del mio vetro? Cosa vedrò più tardi al di là dei suoi occhi? Felicità e paura si mischiavano indissolubilmente insieme. L’alba mi ha restituito la carica allontanando per un po’ la paura… i campi innevati erano per me cosa inedita. Pianure bianche e monotone regalavano il senso del freddo nelle ossa, nonostante il riscaldamento del treno. Il sole rosso come quello di un tramonto non donava calore. Indosso la mia giacca per il cambio a Bologna. Dopo mezz’ora sono lì a Ferrara… tanto freddo, tanti gradi in meno di Milano… tremavo anche per lei… Sarà arrivata? O sarà in ritardo? Verrà sul serio o è stato tutto un sogno? Nascosta dietro a due occhialoni da sole il viso della mia Ce mi si para davanti come un sogno… Due occhi che non sapevo essere così belli, uno sguardo tra l’incredulo e il felice… Un abbraccio spontaneo da parte mia… La prima ora per lei invece sarà agitata…
Procediamo per metri e metri tagliando la città in due. Uno accanto all’altro ridendo e scherzando come due vecchi amici, in una maniera che passo dopo passo mi faceva sempre più male. Dentro di me pensavo… non è possibile, perché non mi regala uno sguardo, perché non un abbraccio, perché si limita a dolci schiaffetti sulle braccia per ogni scemenza da me detta? Contro voglia glielo faccio notare ed ottengo di camminare a braccetto… come due vecchi, come due amici, come non camminerei mai con lei. La sua paura di essere scoperta o vista è travolta dalla mia paura di esserle risultato brutto, antipatico, diverso…

Su per le scale delle mura cambiava già qualcosa. Il suo sorriso diveniva più bello, i suoi discorsi più dolci… si stava avvicinando una panchina di cui lei aveva tanto parlato prima, su cui lei avrebbe dovuto per certo condurmi. Stavamo andando lì e cominciavo a tremare.

“Fidati di me, non ti bacio”. Nei suoi occhi la paura che io potessi fare qualcosa per cui non si sentiva pronta. Volevo solo stringerla a me perché sapevo che tenendola tra le mie braccia quella paura le sarebbe pian piano scivolata via. La mia mano accarezzava i suoi capelli dolcemente. Poi le sue guance si mostravano a me in tutta la loro morbidezza come la pelle del suo viso da bambina. Tra le mie braccia c’era e ci stava bene, lo si leggeva nei suoi occhi proprio lì dove scoprivi timidezza e quasi incredulità… Che nessuno l’abbia mai stretta così non significa nulla. Forse nessuno l’ha mai convinta come me, che un abbraccio era qualcosa di dolce, e che qualcosa di dolce si tramutava nel ricordo in qualcosa di bello…
“Fidati di me non ti bacio”… Si tirava indietro quando la mia bocca si portava verso il suo viso… Si tirava indietro e mi faceva male il cuore nel vedere che una persona che aveva detto di fidarsi di me, in quel momento non stava confermando l’affermazione… I miei occhi l’hanno convinta e lì si è lasciata andare…

Bacio dolce, bacio dolce… bacio ancor più dolce…

Le mie labbra sempre più verso le sue… I suoi occhi e il suo corpo mi dicevano di si. Si era abbandonata a me, come arresa di fronte all’evidenza. Di fronte all’evidenza del mio amore, di fronte all’evidenza della mia tenerezza, di fronte all’evidenza che anche lei dopo diciannove anni da sola, voleva vivere un momento magico come quello…

Il suo primo bacio come se fosse anche il mio.

I miei occhi restavano chiusi tutto il tempo per sentire tutte le altre sensazioni. Se c’è magia nel mondo io ci credo… io l’ho vista, io ne ero coinvolto, io l’avevo con me.

Il suo centesimo bacio come se fosse il primo.

Stessa sensazione… stessa emozione… Una cosa che non mi era mai capitata prima d’ora.

Le lancette correvano e noi due non ci siamo mai spostati come se avessimo intenzione di vivere lassù, come se quella fosse la nostra casa, come se quello fosse un luogo sacro, l’unico sicuro sull’intero pianeta. Cinque ore bellissime, indimenticabili, irripetibili, intense, magiche… Le mie mani sulla sua pelle per tastarne la morbidezza. Soffice e chiara come la pelle del suo viso e come l’emozione nei suoi occhi… Che occhi… Al centro castani e fuori verdi... il tutto sfumato e intriso d’arte… Due occhi come un opera d’arte… Mai visti così belli, neanche nei film… I suoi occhi erano ormai tutti per me… Frasi folli dalla sua bocca… “sei bellissimo molto più che in foto, molto più di lui…”. Già lui… Sempre lui… Sempre A. davanti al suo viso anche lì su quella panchina… “E’ un fantasma…”. Il momento più triste della giornata, più della mia partenza, più del camminare accanto a lei senza poterla toccare. I miei occhi lucidi a sottolineare la situazione:”No, non piangerò, non posso, lo farò dopo quando tu non mi vedrai”. “I miei occhi sono a volte verdi e a volte azzurri, e certe volte diventano di un colore stupendo che sta tra i due, ma solo quando piango, spero che tu non li veda mai”… poco tempo prima avevo detto così… e poco dopo tempo dopo quelli occhi si sono palesati davanti al suo viso mentre lei mi pregava di non piangere…
Baci per dimenticare. Baci e frasi che smentivano tutto ciò che è stato detto prima. Frasi che allora e adesso non mi convincono in pieno…

Il pianto che ho evitato di fare allora lo faccio adesso…

E poi il mio cuore cancella il momento e i nostri abbracci e i nostri baci aumentano la loro intensità… Mettevo tutto l’amore e tutta la mia passione… E lei estasiata e mai sazia di tutto quel amore, si lasciava andare in tutto a me come poche altre volte mi era capitato nelle mie passate storie d’amore.
Di nuovo in marcia per un giro in centro. Di nuovo separati come se fossero due amici. Di nuovo la sua agitazione per la paura di essere scoperta e per una famiglia non troppo permissiva che la crede ancora una bambina di dieci anni. La città è piena di gente. Il freddo è messo da parte e il calore del posto, il vociare dei passanti, la sensazione di antichità che si respira nel luogo, mi hanno lasciato una bella sensazione di un luogo mai visto prima.
La stazione poi ci accolse nell’ultima ora e mezza. Il momento più importante della giornata coincide con la prima volta delle mie mani tra le sue, passate per tutto il resto del tempo dentro i suoi caldi guanti grigi. Possibile che non ti abbia mai dato le mani? Si, possibile ma non fa niente… c’era freddo, credo che il motivo fosse solo quello, anche se io avrei voluto tenergliele continuamente. Le sue mani…
Dolcezza e serietà nel mio lungo discorso. Lei in silenzio che finalmente fissava i miei occhi. Io che le dimostro che anche con gente accanto non fermerò le mie parole.
Lei doveva scegliere se stare o no con me. Tanti i pro e tanti i contro… Ovviamente per me c’erano solo i pro, ma la forza con cui amo evita di vedere i contro non appena si rende conto della presenza dell’amore. Con me così lontano e quasi di nascosto? Senza di me, senza un amore, senza forse tutta una vita? Lei ascolta e capisce. Io non tento di convincerla, non lo faccio in nessuno modo, non è nel mio essere… Le disegno la situazione in maniera oggettiva, come se l’avesse fatta uno sconosciuto. Lei ascolta e capisce e si riserva di decidere presto.
Poi ancora passione, tanta passione.
Poi un bacio fantastico, indimenticabile… un treno passava in corsa nella stazione perché non doveva fermarsi. Passava proprio accanto al nostro binario e passava così veloce che non si sentiva più nulla di tutto il resto… Un bacio, lungo, lunghissimo dato col solo senso del tatto. Stupendo.

Prima di mettere piede sul treno il brivido più bello. Le sussurro nell’orecchio “ti amo” e lei con voce cauta, impaurita e dolcissima mi dice “anch’io”…

Occhi fissi su di lei mentre il treno accende il motore per andar via. Tornerò qui da lei lo so.

Qualche ora dopo a casa accendo messenger ed inizio… “Ciao amore mio!”… quanto ho sognato quella frase.

Poco dopo lei mi dice che ha scelto.

Ha scelto me.

Non so se ripenserà a tutto ciò che mi ha fatto male in questa giornata. Non so se prima o poi mi verrà in contro. So solo che  tutto il resto del tempo è stato fantastico e che farò di tutto per tenere lei con me, per farla felice e per farle capire che se l’amore è amore esso non ha un luogo, non ha un tempo, non ha una distanza, non ha forse neanche un bacio o un abbraccio… ma ha solo cuore… che batte, che batte, che batte…

Ed io la amo più di me stesso e di ogni altra cosa al mondo…
Sono così… puro sentimento, niente di più, niente di spettacolare, niente di evidente, niente di bello. Puro sentimento… prendere o lasciare…

Io prendo te Ce… perché tu sei tutte quelle cose che ti ho fatto capire di essere in quel pomeriggio. Io prendo te Ce. Dipendesse da me, rimanessi per sempre così, lo farei per tutta la mia vita.

Ma non dipende da me… non è mai dipeso da me.

 
 
 
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Un blog di: Libo81
Data di creazione: 15/02/2004
 

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