IL SOGNO DEL MIO INCUBO
Sono steso nel letto. E’ buio tutto intorno a me. Tic tac tic tac... il suono di un orologio non mi fa prendere sonno. Sono le cinque e sono stanco, fuori albeggia, chiudo gli occhi...
Una discesa ripida verso il mare, tanta gente, una bancarella, un palloncino, un bimbo, cammino e lei non c’è... dov’è? Mi guardo intorno e il sole acceca la mia vista... il sole e il caldo...
Tic tac tic tac, mi alzo per cercare l’orologio nel buio di questa stanza. Lo trovo lì sul tavolo e lo ripongo in un cassetto, mi ristendo...
C’è un albero che ha un tronco diviso in due e ha le foglie ingiallite. Ci sono tante macchine intorno a questo parco, una cabina, un semaforo, e lei mi fissa mentre i miei occhi lucidi le parlano. Ma lei non c’è... dov’è? Lei chi è? Lei cos’è? Lei non è...
Capelli fini fini come una collana d’oro. C’è una torre, un selciato, una zanzara mi pizzica il volto e batte ancora il sole...
Mi rigiro nel letto... sono le 8... è ancora presto per svegliarsi. Qui mi manca l’aria, vado in bagno. Nello specchio il mio volto è deturpato... una cicatrice mi scalfisce lo zigomo e arriva giù fino al mento. Perdo sangue. Chiamo aiuto... ma non c’è nessuno. Cado, cado, cado, cado... Ho un sussulto nel mio letto. Sono le 8, è ancora presto per svegliarsi. Ho un po’ di sete... fa caldo... è estate. Dal frigo sorseggio un po’ di the. Ammazzo uno scarafaggio, lo prendo e lo butto nel cesso con fare soddisfatto. Scarico e svanisce... e torno a letto sudato.
Campi di grano che non ho mai visto e lei mi insegue ridendo. E’ bella come il sole che le sta alle spalle e che non mi permette di guardare bene il suo volto. Mi fermo davanti a lei. E’ mio fratello che ha in mano il pallone, vuole giocare con due alberi fini fini come porta da calcio, proprio lì dove il paesaggio si fa grigio e ci sono le ciminiere. Mio padre ci chiama...
E’ mattina ed è il 16 Agosto, dobbiamo andare a mare. Il Gabbiano aspetta le nostre urla, le nostre corse. Sole, mare, pranzo, pomeriggio... Un verme gira intorno allo schermo alla caccia di diamanti. Ho sonno...
Lei piange piange piange... Piange perchè non mi vuole più, piange perchè mi vuole ancora, piange perchè non esiste. Lei chi è? Cosa è stata? Cosa mi rimane... Quella foto appesa al muro è caduta nella polvere. Le altre in una scatola... la apro... Scarafaggi ovunque. Non so che fare e scappo.
Mi sveglio sul mio letto e mi fanno male le mani. Oggi a lavoro è stata dura, sono tanto stanco...
Tocco il suo seno morbido e caldo mentre intorno la neve si impadronisce della città, lei mi parla, lei mi parla... e mi fa piangere... Lei mi parla, lei mi parla... E mi fa fingere di ridere... O rido? Tremo...
E’ il treno che va, mentre mi stavo accasciando sul sedile. Ho le mani che mi bruciano, avrei bisogno di una crema... Meglio appisolarsi ancora un po’ che Milano è ancora lontana...
Un cinema, un autobus, un portico, una statua imponente, un fontanella, una salita ripida e faticosa, un treno che va un treno che viene, un treno che parte, un treno che esplode... Cadaveri ovunque ed io ferito che sto per morire... Prendo in mano il mio cellulare piangendo... E scrivo... “ti amo”... Invio... Buio...
Tic tac tic tac... Non era l’orologio, ma il ticchettio fuori tempo dell’acqua di scarico del condizionatore... Non posso fermarla...
Balla il nanetto vestito di rosso sulla sedia accanto a me... Mia madre dov’è? C’è la luce in cucina? Sarà morta? Mio fratello cammina sul letto e cade... Il rumore di una chiave d’ottone per terra... E un bacio sotto un lampione... o vicino ad una cattedra.... Lei si allontana e va via... lontano lontano... non la vedo più... Mi siedo sugli scalini e aspetto, non sento più niente... Lei torna, lei torna, lei torna... Ha una falce in mano ed un cappuccio nero... Un brivido...
Pomeriggio di primavera. Il cuore è tranquillo, l’animo è felice. Mi faccio una sega e penso a lei... Ho sonno...
Sono su un ponte e soffia forte il vento. Intorno a me tanti monti e tanta neve. Un uomo mi si fa incontro, sorride maligno. “Chi sei?”... gli dico...
”Sono il tuo incubo. Sono la solitudine e la morte, sono il male e il dolore, sono colui che non ti dona amore... Ho un sogno... Svanire. Via, nel nulla, nel vuoto... Voglio svanire...”.
”Puoi andare adesso... Perchè lei c’è... Era chiuso in uno scrigno dorato e fragile, si stava spezzando facendosi forza ed io l’ho presa con me... Lei c’è...”.
Mi sveglio che è già sera... Tic tac tic tac... Che ora è?
C’è la foto di lei.