UN PEZZO DI UN SOGNO

Post N° 307


(Questo è un racconto. Ovviamente è tutto inventato e nulla è riferito ad un fatto reale. Il racconto è crudo e tocca un tema scottante. Ammetto di avere un senso di obbrobio adesso che ho finito di rileggerlo. Ma sono cose che fanno parte del mondo... cose che fanno male anche se solo immaginate. Ogni tanto mi sento strumento di provocazione. Questo racconto è una provocazione alla riflessione per quanto sterile possa essere. Spero che un giorno una cosa così smetta di accadere. Mi rendo conto però che a volte le speranze devono scontrarsi con la realtà: gli uomini non sono tutti uguali e c'è chi per un motivo o per un altro impazzisce. Io ne ho trovato uno stupido, banale. Ma tanto di questo mondo mi è ignoto... anche ciò che ho appena tentato di immaginare. L'unica cosa che  so è che fa tremendamente paura.)IL GIOCOQuel bimbo mi ha sempre affascinato. Quel suo sorriso allegro, quella sua voce squillante e quel suo correre su e giù per il parco, mi donavano gioia e mi facevano provare tenerezza. Giocava insieme al suo papà col pallone e lo rincorreva con tutta l'energia che aveva, senza mai fermarsi andando su e giù come una trottola, tuffandosi per prenderlo con le mani, prendendo la rincorsa se voleva dargli un calcio forte. E il papà era il mio migliore amico. Lo andavo a trovare ogni domenica per andare a vedere le partite del campionato di calcio. La sua casa era bella e grande: due piani ed un giardino con la piscina, al primo le sale da giorno, la cucina, il salone per la tv, al secondo le camere da letto, quella sua e di sua moglie, quella degli ospiti e la cameretta di Lorenzo. Tra un tempo e l'altro della partita usavo andare da lui che mi accoglieva sempre con un grande sorriso quando gli dicevo sempre la solita frase... "facciamo un gioco? Tu ti nascondi ed io ti cerco..." e lui era stracontento nel cercare sempre un posto nuovo nella casa in cui rifugiarsi. Passava l'intervallo e ricominviava la partita... Il mio amico mi veniva invece a trovare il venerdì sera con sua moglie. Io e la mia Sara preparavamo la nostra stanza-cinema... schermo al plasma, home theatre, poltrone comodissime... eh si, quella stanza era il mio vanto. Si vedeva sempre un film affitatto noi quattro, felici, spensierati. Sono un manager e tutti i giorni sono lì nella mia azienda. Uso chiamare mia moglie ogni 3-4 ore quando ho un buco libero. Lei invece gestisce un negozio di abbigliamento lì in centro a Padova: vende capi prettamente maschili e prettamente sportivi. Il negozio ha un discreto successo. Il mio amico invece è un famoso imprenditore, lui ogni tanto il tempo libero se lo concede per trascorrerlo insieme a sua moglie, un insegnante dell'asilo, che ha quasi sempre il pomeriggio libero. Non scorderò mai quel sabato di vent'anni fa. Uscito da lavoro prima del previsto pensai di fare una sorpresa a Sara che era a casa con la febbre. Le volevo comprare un bel mazzo di 30 rose rosse, trenta come tutti i secondi che trascorrevano da un pensiero a l'altro per lei... eh si... avevo anche scritto un bel bigliettino... quanto la amo!... Entrai di soppiatto dalla porta di servizio e sempre quatto quatto percorsi le scale... Versi di goduria provenivano dalla mia camera da letto... "oh si, oh si, continua così...". Mia moglie si stava scopando qualche sporco bastardo. Mantengo la calma e senza irrompere spio attraverso la porta semiaperta: era il mio migliore amico! Stronzo figlio di puttana! Traditore di merda, amico del cazzo. Si scopa mia moglie nel mio letto, il bastardo. E bastarda stronza pure lei. Freddato così andai via gettando le rose in un cassonetto appena fuori la mia casa. Vagai per Padova... ogni donna che incrociavo... "puttana"... "troia"..."siete tutte delle stronze"... Incazzato ma freddo. Incazzato e rabbioso ma lucido... calcolatore. Eh si dai... Andai da Maria, una mia vecchia amica... Le stampai un bacio in bocca e poi uno schiaffo... "puttana anche tu!" e poi di nuovo via... Rincasai alla mia solita ora e Sara mi accolse con quel suo bel visino... Si dai, è innamorata di me, è lui lo stronzo, è lui lo stronzo, è lui lo stronzo. No no no... stronza pure lei... bella e stronza, bella e stronza... cazzo... cazzo... cazzo... non riesco ad odiarla! Non dissi niente. Per mesi e mesi mi sforzai di non sapere finchè la mia mente non dimenticò tutto... Avevo trovato qualcosa di puro nel mondo... Il giorno dopo infatti andai dal mio amico... era domenica. Che grande attore io... e che grande attore lui, cazzo, non sembra proprio che mi abbia scopato la moglie di nascosto... Finisce il tempo, salgo su da Lorenzo. "Che padre di merda che hai" pensavo tra me e me. "E quanto sei bello tu... quanto sei puro...". Eh si... era un bel bambino, con quel suo bel visino, con quel suo essere semplice. Dieci minuti prima dell'inizio del secondo tempo. Lo guardai e lui mi guardò aspettando la mia frase. Stavolta invece gli dissi:"Vuoi fare un nuovo gioco?"... "si" fece la sua vocina... "E allora abbassati il pantalone"...