UN PEZZO DI UN SOGNO

Post N° 369


IL CIELO IRREALEGuardare fuori dalla finestra questa notte mette quasi i brividi. Nella mia nuova, grande, ampia, casa qui a Milano ci sono diversi balconi, diverse prospettive per gustarsi il panorama della città. Sono anche al sesto piano e quindi, come è ovvio che sia, la visuale dal balcone della mia stanza riesce ad arrivare ben oltre i due chilometri di distanza. Ma questa notte non è quello che è lontano che ha attirato la mia attenzione. Questa notte tutto è stato diverso...In ventiquattro anni di vita non ho mai abitato in un luogo così panoramico, ho sempre vissuto nella mia casa di Taranto al terzo piano, immerso tra altri palazzi alti più di sette piani tutti intorno, tutti attaccati l'un l'altro. Poi per i primi sei anni milanesi una casa al secondo piano, con un piccolissimo balcone, non ispirava granchè in quanto a panorama. Ma qui è diverso. I rampicanti del balcone danno un tocco fiabesco soprattutto ora che le foglie sono tutte cadute, i palazzi altissimi sullo sfondo sembrano quasi finti per la cappa di smog o la nebbiolina che spesso circonda questa città. Aprendo invece le tende dell'altra parte della casa, in cucina, il paesaggio cambia: si vedono solo tetti di case, nessun palazzone, lo sguardo punta alla periferia. Più giù un cortiletto di un albergo, niente strada, niente macchine. E' quasi come dare uno sguardo al retro di dieci, venti, palazzi. Ogni notte prima di andare a dormire mi soffermo per qualche secondo su questa finestra. Un motivo vero non c'è, forse è per cogliere qualche movimento nelle stanze d'albergo, forse è per osservare quante luci accese ci sono nei palazzi più vicini, forse solo per osservare da vicino le antenne per controllare la forza del vento. Ogni notte sono lì e sorseggio il mio succo di frutta. Sono lì e forse per un minuto non penso a niente, sul serio, a niente. Capita però che mi soffermi su quella finestra anche altre volte nel corso della notte, non so, magari quando vado a bere un po' d'acqua per dissetarmi. Ed è stanotte che ho visto ciò che non ho oppure non avevo mai potuto vedere: il cielo sembrava color pastello, un misto tra grigio e rosso, i tetti invece tutti bianchi e uniformi come fossero disegnati dalla mano di un bambino. La neve che scendeva. La cosa ancora più strana è che tutto sembrava illuminato da una fonte di luce ignota. Sarà anche stato un effetto dello smog, forse, ma lo spettacolo è stato da togliere il fiato. Così ho richiamato il mio amico a guardare. Stupito. Tornando in stanza ho voluto osservare di notte quel balcone, quello mio, quello dei rampicanti, quello che di solito a quest'ora non ha fantasia: gli alberi sulla strada coprono tutto, la città e così sconfinata da risultare troppo buia, quasi troppo lontana. Stanotte però un raggio di vita, la luce del giorno, un effetto ammaliante, un effetto bellissimo, un ricordo indelebile. Tutto il mondo che sembra finto ed io ad osservarlo incantato. La neve che scende. E' tardi. Chiudo la tapparella. Un ultimo sguardo al disegno della natura, dell'uomo, della neve, dello smog. Adesso nella stanza è buio. Un brivido di freddo mi percorre la schiena. Adesso nella stanza è buio e tutto, così, è più reale.