Torno infine al mio pc... ne sentivo la mancanza, dopo la trasferta forzata degli ultimi due giorni. Almeno da qui posso spendere 5 minuti a scrivere due righe senza il panico della porta alle spalle. Complice questa ritrovata, relativa tranquillità, posso soffermarmi un poco sui sentimenti ondeggianti dell'ultima settimana. Cosa mi scatena questa incerta malinconia? In poche parole un arrivederci e gli arrivederci sono tra le poche cose in grado di riempirmi di una certa serena tristezza. Nessun dramma cmq... in poco tempo penso avrò superato la cosa e non ne rimarrà che un ricordo *dolce* venato di qualche rimorso (ricordi che invecchiando tendono ad accumularsi). L'intera faccenda ha fatto bussare alla mia porta alcune riflessioni sul rapporto pensiero/parola (tema a me molto caro). Ogni tanto, specialmente quando mi confronto con la sfera affettiva, mi sento curiosamente *prigioniero* della parola. Il fatto è che nel momento in cui devo esprimere una cosa che *sento*, trovo la *parola* stretta e limitante. Come trasmettere una sensazione, un piacere, un dolore senza perdere alcuna sfumatura? Io non sono ancora riuscito a trovare una maniera. In questo senso, a volte, ho la sensazione che la *parola* (in astratto), sia il limite ultimo dell'incomunicabilità tipicamente umana. Ne disquisivo ieri sera con una amica: perso tra fraintendimenti vari, arriva un punto in cui le persone badano più alle singole parole che al concetto che tentano di esprimere e quella è la fine di ogni comunicazione. Ok, sento il coro in lontananza... penso troppo. :o) Questa è cosa nota, risaputa ed accettata come mio massimo limite. :o) Chiudo con una riflessione faceta (come diceva il mio chirurgo plastico... se proprio te ne devi andare, vattene con un sorriso): essendo scampato solo mezzo-annegato alla piscina giovedì scorso, ci riprovo questa sera... se affondo miseramente, vi guarderò con benevolenza dal Nirvana. Un abbraccio a tutti i Naviganti! (sopra e sotto al mare)
Aprile malinconico?!?!
Torno infine al mio pc... ne sentivo la mancanza, dopo la trasferta forzata degli ultimi due giorni. Almeno da qui posso spendere 5 minuti a scrivere due righe senza il panico della porta alle spalle. Complice questa ritrovata, relativa tranquillità, posso soffermarmi un poco sui sentimenti ondeggianti dell'ultima settimana. Cosa mi scatena questa incerta malinconia? In poche parole un arrivederci e gli arrivederci sono tra le poche cose in grado di riempirmi di una certa serena tristezza. Nessun dramma cmq... in poco tempo penso avrò superato la cosa e non ne rimarrà che un ricordo *dolce* venato di qualche rimorso (ricordi che invecchiando tendono ad accumularsi). L'intera faccenda ha fatto bussare alla mia porta alcune riflessioni sul rapporto pensiero/parola (tema a me molto caro). Ogni tanto, specialmente quando mi confronto con la sfera affettiva, mi sento curiosamente *prigioniero* della parola. Il fatto è che nel momento in cui devo esprimere una cosa che *sento*, trovo la *parola* stretta e limitante. Come trasmettere una sensazione, un piacere, un dolore senza perdere alcuna sfumatura? Io non sono ancora riuscito a trovare una maniera. In questo senso, a volte, ho la sensazione che la *parola* (in astratto), sia il limite ultimo dell'incomunicabilità tipicamente umana. Ne disquisivo ieri sera con una amica: perso tra fraintendimenti vari, arriva un punto in cui le persone badano più alle singole parole che al concetto che tentano di esprimere e quella è la fine di ogni comunicazione. Ok, sento il coro in lontananza... penso troppo. :o) Questa è cosa nota, risaputa ed accettata come mio massimo limite. :o) Chiudo con una riflessione faceta (come diceva il mio chirurgo plastico... se proprio te ne devi andare, vattene con un sorriso): essendo scampato solo mezzo-annegato alla piscina giovedì scorso, ci riprovo questa sera... se affondo miseramente, vi guarderò con benevolenza dal Nirvana. Un abbraccio a tutti i Naviganti! (sopra e sotto al mare)