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Liberi come l'aria.

In questo blog sono graditi tutti gli interventi, se in tema con l'argomento del post. Potete dire qualunque boiata, purché non lo facciate in maiuscolo o in grassetto. La prima regola del vivere civile é quella di non prevaricare gli altri, e chi lo fa,oltre a non meritare la mia stima, si rivela solo un gran cafone.

 

 

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IL MATRIMONIO NELL'ANTICHITA'

Post n°146 pubblicato il 26 Febbraio 2008 da luloca



Contrariamente a quanto si possa credere, il matrimonio come lo intendiamo oggi, è una concezione abbastanza recente.
Nell'antichità, il matrimonio presso i romani, ad esempio, era basato sulla convivenza, e non prevedeva alcun rito di passaggio. Era sufficiente la convivenza "cum affectione" a sancire legalmente l'unione. I due decidevano di vivere insieme... e punto. La legge riconosceva la loro convivenza, a condizione che l'unione fosse tra persone dello stesso ceto sociale. Era proibita ad esempio l'unione di una donna romana con uno schiavo.
Questa forma di matrimonio non prevedeva in alcun modo la fedeltà. I due coniugi potevano tranquillamente avere degli amanti e portarseli perfino a casa. I due non dividevano neanche il letto, e neppure la camera generalmente. Il risultato è che spesso il marito usava dormire con le schiave... o anche con gli schiavi, se aveva gusti diversi.
Generalmente questa forma di matrimonio era molto maschilista, nel senso che più che altro era il marito ad essere più libertino. Ma una donna appartenente ad una famiglia molto influente avrebbe potuto fare altrettanto, perchè il marito non avrebbe potuto punirla.
Per lunghissimi secoli, anche in era cristiana, il matrimonio continuò ad essere un fatto privato, che non coinvolgeva, né un prete e tanto meno lo stato. Gli unici ad essere coinvolti erano i componenti delle rispettive famiglie di origine, spesso coordinati da un notaro. Il matrimonio non era altro che un contratto, l'amore dei due era spesso accessorio e poco significante.
Il rito del matrimonio quasi non esisteva, qualunque padre poteva dare l'anello allo sposo ed affidargli la propria figlia, e spesso questo avveniva anche senza il consenso dell'interessata.
Gustatevi ora questa poetica sequenza dal decamerone di Pasolini. E' la storia a lieto fine di uno dei numerosi matrimoni riparatori che venivano messi in scena fino a neanche 50 anni fa. Dura oltre 8 minuti, ma vale la pena di vederla.
Se vi sentite offesi dal nudo o da scene di carattere erotico, non apritelo.

 
 
 
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UNA PROFEZIA DI PIER PAOLO PASOLINI.

Alì dagli Occhi Azzurri uno dei tanti figli di figli, scenderà da Algeri, su navi a vela e a remi. Saranno con lui migliaia di uomini coi corpicini e gli occhi di poveri cani dei padri sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sè i bambini, e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua. Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali. Sbarcheranno a Crotone o a Palmi, a milioni, vestiti di stracci asiatici, e di camice americane. Subito i Calabresi diranno, come malandrini a malandrini: «Ecco i vecchi fratelli, coi figli e il pane e formaggio!»
 

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