le maree..

LIUBA NEL SOLE


Liuba, figlia di Shamir sultano di Kabungiocava con le ancelle fra gli eucaliptie le arabesche fontane zampillanti nel giardino.Fiore fra i fiori baciava le bungavilleee assaporava l'aspro profumo degli oleandri roseicome le guance di Liuba fanciullae candidi come i suoi pensieri.Nel gioco fingeva la vitae mimava il momento fatale:il giorno delle nozze. Immaginava il suo principe ornato di un bianco sorrisoforte e amoroso tenderle le braccia,prenderla per mano e rapirla col suo bianco destrieroper correre veloci felici nell'arcobalenodi un paradiso nel vento laggiù oltre le dunelaggiù oltre le cime dei monti sconosciuti,per approdare insieme sulle verdeggianti rive dell' Eufrate:mitico fiume delle pianure raccontate a palazzoda saggi e cantastorie. Poi venne il gran giornoma il principe non era quello dei sogninon aveva sulle labbra il dolce sorriso.Il suo incedere superbo faceva tremarele colonne del palazzo,le armi che portava incutevano terrore in Liuba, lui non tendeva le braccia non vestiva il sorrisonon montava il bianco cavallonon era come nei sogni,ma veniva portato a spalle da otto schiavi piegatiincatenati e sofferenti sotto il gioco e la sferza.Liuba tremava e abbassava gli occhiLiuba piangeva e pregava di volare via oltre le duneoltre le cime oltre l'Eufrateoltre la vita ma non poteva!Fili invisibili la trattenevanoe la paura si impadronì di lei mordendole il cuorequando lasciò la casa paternaper andare incontro al destino.Le porte dell'Harem sua unica dimora,sua tombasi chiusero con un tonfo ferocee la ghermirono alle spalle avvolgendola nell'angoscia.Le devote ancelle strofinarono con cural'esile corpo acerbo di Liubacon balsami e unguenti profumati,  la coprirono con vesti argentee e vaporose,ornarono i suoi capelli con nastri fioriti di gemmee con sottili fili di perle le cinsero caviglie e polsi.La visione di Liuba inghirlandataera di sogno: bella, diafana dalla pelle morbida e profumatae lo sguardo perduto nel fondo di una tristezza senza fine.Aveva solo 12 anni quando fu mandata a nozze e lui lo sposo: 68.Giovane cerbiatta pronta al sacrificio si guardò riflessa nello specchio e pianse...chiese di assentarsi per un attimo e lasciò la stanzascivolando silenziosa all'ombra dei giardini complici le palmescavalcò il muro di cinta e corse a perdifiato verso il deserto verso la libertà verso la speranza.All'alba, quando muore la luna un drappello di soldatiarmati sino ai denti la ritrovò esaustadisperatamente nascosta dietro una duna.Venne incatenata e riportata a palazzoove il marito Karnal padrone della vitaservitore della morte regnava sovrano su tutto.Si tenne un conciliabolo fra gli anziani e il sovranoe presto la decisione fu presapunirela ribelle era un dovere un monito atuttifu condannata a morte.Al tramonto le ancelle devoti e piangenti prepararono Liuba spogliandola di tutto:disadorna la veste grigia lunga fino ai piedile caviglie e i polsi cinti da catenee le perle gettate nel campo,i lunghi rossi capelli annodati stretti sulla nucaspoglie dei nastri e le gemme. Liuba, vergine dodicenne, fanciulla ribelle andava a moriredavanti al sole che amava e che baciava ogni mattinaquando cantava la vita.Venne trascinata fino al patibolo dolce e indifesa,senza reazione poggiò il capo sul ceppo e alzando gli occhivide l'ultimo sole morente, poi guardò il boiae mentre calava la spada vide un bianco sorrisoe due mani protese che la sollevavanocingendole i fianchi poggiandola dolcementesul bianco cavallo alato apparso come d'incantoe si sentì rapire in un volo leggerosospinto dal vento oltre le dune oltre le cimeinnevate dei monti oltre l'eufrate oltre la pianuraverso un paradiso di sole di luce e di amoree seppe che il sogno si era avveratoe seppe che la felicità non avrebbe mai avuto finee conobbe la verità della vitafra le braccia della morte.E mentre calava la falce fu il suo sorrisoa stupire il boia..(Adriana Bolchini)stasera morfeo tarda ad arrivare..magari chissà dopo una bella favola..