Creato da SoloxMassimo il 24/07/2007

la stronza di turno

effimero tentativo di ritrovarti

 

 

Ritrovarsi

Post n°176 pubblicato il 14 Gennaio 2020 da SoloxMassimo

Ritrovarti è stato inutile come raccogliere acqua con le mani. Ti lascio al passato, come avrei dovuto fare da sempre. Non mi appartieni, non lo è mai stato.

 
 
 

Lenzuola

Post n°175 pubblicato il 03 Gennaio 2020 da SoloxMassimo

Rotolarsi sul  letto ancora una volta, sentirti gemere, e non pentirsene.

 
 
 

L'ultimo

Post n°174 pubblicato il 30 Dicembre 2019 da SoloxMassimo

Questo è stato un anno difficile in cui molto ho perso.  Damani sarà finita, fine di un anno e di un decennio. Non sono ottimista,  non vedo buone cose in prospettiva, ma il sesto decennio mi troverà li pronta  a viverlo.

 
 
 

Notte Fatale

Post n°173 pubblicato il 27 Dicembre 2019 da SoloxMassimo

Come fosse arrivato in qull'albergo, non riusciva a ricordare. Si era risvegliato quando qualcuno bussò fragorosamente alla porta, solo allora si rese conto di non essere a casa sua. Andò ad aprire come si trovava, in mutande, con l'aspetto di un barbone disperato. il cameriere, con tono fermo ma preoccupato gli chiese se tutto andava bene, come si sentisse e se avesse bisogno di qualcosa. Un caffè rispose, il resto tutto bene, mentre quello chiudeva la porta chiese, che ore sono, che giorno è? Sono le diciotto del 31 dicembre signore rispose con aria poco sorpresa, andò via scuotendo la testa, pensando di come un uomo può ridursi a quella maniera. Accese la luce e vide la stanza, tutto sotto sopra, il letto un campo di battaglia, i vestiti gettati ovunque, bottiglie  di cognac ormai vuote sul comodino, puzzo di sigarette, cicche ovunque sul pavimento. Entro in bagno per guargarsi allo specchio, decisamente non era un bello spettacolo, barba lunga e profonde occhiaie. Aveva nausea e gli girava la testa, il cameriere busso ancora e gli porse un vassoio con una tazza, un bricco di caffè e qualche biscotto. Sono due giorni che è chiuso qui dentro signore, deve essere affamato, sono venuto più volte ed il portiere ha chiamato al telefono, ma lei non ha mai risposto, pensavamo al peggio. Sandro infilo la mano nella tasca dei pantaloni ne sfilo il portafogli, prese cinquanta euro e li porse a quel bravo cristiano. Con un filo di voce chiese, dove siamo? Questo è l'hotel Elios signore, vicinio all'aereoporto. una volta rimasto solo, tranguggio due tazze di caffè amaro, accese una sigaretta e tento di ricordare cosa fosse successo. Si infilo nella doccia, lo scroscio d'acqua lo fece tornare lentamente in se, prese i vestiti, ma erano maleodoranti, puzzavano d'alcool da far svenire. Lui quasi astemio a cui bastava mezzo bicchiere di vino per barcollare, come aveva potuto bere tutto quel cognac. Suo malgrado si rivesti, cerco il portafogli, le chiavi della macchina, e mentre cercava trovò un ferma capelli da donna con una piccola rosa rossa applicata. La prese tra le mani, si sedette sul letto, ora ricordava come fosse capitato li. Quante volte l'aveva chiamata senza che lei si degnasse di una risposta erano mesi, da quando si erano lasciati, certo per colpa di lui, di quel fottuto tradimento. Se ne era subito pentito, ma Viola non aveva voluto sentire ragioni. Due giorni prima era stata lei a chiamarlo, ti devo parlare disse. Intravide in quella richiesta una pallida possibilità di ricominciare, presero appuntamento il quell'albergo per cena. Viola era bella più che mai, disinvolta, ma irragiungibile, tra loro c'era come un muro invisibile che le impediva di avvicinarsi. Parlarono come vecchi amici, erano già passati sei mesi da l'ultima volta, cenarono e per darsi coraggio bevve molto, tanto che lei ne rimase sorpresa. Fu  proprio lei a chiedere una stanza, ormai a notte alta, viste le condizioni in cui Sandro si era ridotto. Una volta nella stanza lei prese a parlare. C'è una novità che ancora non ti ho detto. Lui capi subito, nonostante la sbronza, dimmi tutto replico. Non sono più sola, è un uomo meraviglioso che mi fa sentire serena ed amata. Queste ultime parole arrivarono come proiettili nella testa, mantenne la calma acnhe se gli costo uno sforzo disumano. Va bene, sono felice per te, disse abbassando lo sgurdo. Non riusciva più a guardarla e le diede le spalle. Viola continuava a descrivere il nuovo rapporto con eccessiva enfasi, parole che lo confondevano sempre di più. Ora vado disse lei, questa notte rimani qui non sei in grado di guidare, si avvicino e gli diede un bacio sulla guancia. Usci dalla stanza lasciando ancora il suo profumo ovunque, si butto sul letto e pianse, non gli era mai successo prima neanche da bambino. Chiamo il servizio, chiese una bottiglia di cognac. Ecco come era andata. Tutto per colpa sua, chi troppo vuole nulla stringe, quante volte lo aveva detto a se stesso. Paola era bellissima, giovane, disponibile, a lui ormai oltre i sessanta, sembrava un sogno, ringiovaniva ogni volta. A Viola non lo aveva confessato subito, aspettava forse che il sogno si sgonfiasse da se, per poi tornare alla vita reale. Ma quella donna era una straga, lo mise alle strette buttandogli in faccia tutti i suoi sospetti a ragion veduta e dovette confessare, meglio così avrebbe finalmente vissuto la passionale relazione con Paola senza ostacoli. Non durò molto solo due mesi, poi questa si defilò ridicolizzandolo. Chiamo ancora il servizio, mi mandi il cameriere con una bottiglia di cognac e il conto, però lascio la stanza più tardi se non è un problema. Nessuno signore, vuole che le mandi anche la cena? No grazie, rispose, va bene così. Usci in terrazzo, i primi fuochi d'artificio scintillavano in cielo, vociare di gente e clacson assosrdanti riempivano la strada sottostante. Bevve tutta la bottiglia, si sorprese a ridere in quello stato di finta beatitudine che solo l'alcool può dare, la testa stordita le gambe molli. Chiamò ancora il servizio, può dirmi a che piano è la mia stanza? Settimo signore. Grazie!

 
 
 

Racconto di Natale

Post n°172 pubblicato il 24 Dicembre 2019 da SoloxMassimo

Vivere in una scatola di cartone, non era mai stata la sua grande aspirazione, ma meglio questa che niente. Certo non era molto grande, ma c'era un bel cuscino rosso morbido all'interno, teneva calde le zampe, comoda la pancia. Le avevano annodato un nastro d'orato attorno la collo che finiva con un grande fiocco. Certo si sentiva un po ridicola conciata a quella maniera, ed iniziava a sentire fame e sete, ed avrebbe espletato volentieri anche qualche bisogno. La scatola aveva tutto a torno dei fori da cui filtrava luce e aria, poteva vedere quello che succedeva fuori. Luci blu rosse intermittenti, le davano fastidio agli occhi, il vociare degli umani e il profumino di cibo la strodiva. Decise di accoccolarsi sul cuscino chiudere gli occhi e cercare di dormire. Era stata  trovata in un rifugio per gatti randagi, il giorno prima, lei e altri cinque gattini erano chiusi in una grande gabbia. Gli umani arrivarono verso il tramonto, erano in due, una femmina ed un maschio. Guardarono i gattini con minuziosa attenzione, ed alla fine scelsero lei, l'unica maculata del gruppetto, il pelo lungo morbido striato di ruggine nero e bianco la rendeva graziosa. Paffuta e dal muso schiacciato, una persiana così la definì la volontaria del rifugio. la chiameremo Camilla, disse la femmina prendendola in braccio. Lei non capiva bene cosa stesse succedendo, quando la misero nel trasportino ebbe paura e prese a miagolare disperata. Fu un viaggio lungo costellato di vomito e diarrea, fino ad un'altro luogo che somigliava tanto al rifugio, solo con altri umani vestiti di bianco, uno di loro la mise su un tavolo e le palpò la pancia, le aprì la bocca, la lavarono e asciugarono con cura. lei tentò di opporsi come una guerriera felina sa fare, graffiando e mordendo tutti quelli che si avvicinarono. Piccola e tenace, avrebbe venduta cara la pelle. Poi crollo esausta nel trasportino, si risveglio in una stanza che gli umani chiamarono casa, le diedero da mangiare in una grossa ciotola tutta per lei, della  carne saporita e morbida. Una cuccia calda dove ripararsi. Poi era arrivato il momento, la sera di Natale, gli umani l'avano messa in quella scatola e lei era stata tranquilla, aspettando di uscirne quanto prima, ma ormai era da troppo che aspettava. Prese a graffiare la scatola, miagolando forte arrabbiata. Una voce di bambina la calmo, senti la presenza fuori della scatola, odore di latte e biscotti, le piaceva era rassicurante. Il coperchio  si apri e tra le luci sfavillanti la vide, due occhi neri tra una nuvola di ricci castani. Un gatto!!! esclamo felice, la prese tra le braccia baciandola e accarezzandola felice. Mamma papà è per me vero???? Camilla era felice, le piaceva quella piccola umana, anche se era un po strano che non avesse i piedi. 

 
 
 
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