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Max Bertolani

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I Gladiatori Flag Football di Max Bertolani

Post n°135 pubblicato il 28 Gennaio 2009 da the_cri
Foto di the_cri

Inizio del 2009 vincente per i Gladiatori.Flag.Football
I loro obiettivi sono grandi come la loro energia.
Sono possenti come armadi, forti come leoni,ma raggiungono
la meta con delicata e inaspettata grazia.
Sono i giocatori di Flag Football, uno sport importato dagli
States e diffuso in Italia nell’ambito umanitario da Max
Bertolani e Roberta Antignozzi.
Grande esordio nel debutto stagionale 2009 dei Gladiatori
Flag Football nel torneo organizzato dall’amico James
Dewar dei Daemons Martesana presso il centro sportivo di
Gorgonzola .Dopo le dure preparazioni atletiche e tecniche
sotto l’attenta supervisione di Max Bertolani affrontate
in questi mesi presso il centro Sportivo di Gaggiano,nuova
sede di allenamento della squadra,e con i neo atleti
reclutati e inseriti a rinforzare la squadra dei veterani
Bertolani,Rasoli,Murru,Ferraro e Siciliano,la formazione dei
Gladiatori accolta con entusiasmo e amicizia dalla G.S.
Gaggiano,si è imposta per 20 a 6 sugli Apaches di
Bologna.Da citare per le ottime prestazioni sul campo
Alessandro Romiti,Daniele Ferraro, Fabio Paduanella e
Antonio Capuzzello .
Roster della squadra dei Gladiatori Flag Football: Max
Bertolani,Roberta Antignozzi,Gianluca Rasoli,Giorgio
Murru,Daniele Ferraro,Alessandro Romiti,Antonio
Capuzzello,Fabio Paduanella,Alessandro Amici, Diego de
Cechi, Anthoni Siciliano.
Maggiori informazioni sulla squadra potrete averle
consultando il loro sito http://www.gladiatorimilano.it.gg , oppure
se volete provare Vi aspettiamo tutti i sabati mattina dalle
ore 10,00 alle ore 13,00 presso il centro sportivo comunale
di Gaggiano di via Gramsci-38

Come gli antichi Samurai, Max Bertolani non ha dubbi, la
vera forza di un guerriero non si misura nel contatto fisico
con l’avversario, ma nella sua intelligenza di gioco e
nella conseguente abilità del gesto. Quello capace di
raggiungere la meta. E di vincere.
E di meta si parla nel Flag Football, anche se è lontana
(ma forse no) da qualunque sentiero mistico.

Figlio del football americano, di cui mantiene intatto il
grande dna sportivo, il flag football conserva le regole
fondamentali e le misure del campo di gioco, anche se la
vera misura della disciplina sta negli ‘aggiustamenti’
apportati per trasformarlo in uno sport per tutti: squadre
aperte anche alle donne e ai bambini, prestanza fisica e
corporatura ‘normali’, il solo contatto consentito con
l’avversario è nel terzo tempo, quando i giocatori si
stringono la mano. Amichevolmente, giura Max. Difficile
credergli sulla parola quando si è costretti ad alzare gli
occhi per guardarlo in faccia…. Fisico e muscoli sembrano
dissuadere dal qualunque esperimento. Ma… c’ è un
ma…. che si chiama Roberta.
E per chi non conosce ancora la disciplina, Roberta
Antignozzi è un’ambasciatrice certamente più
convincente, o quantomeno più rassicurante. Sempre che ti
rassicuri la sua apparente fragilità esposta da un fisico
asciutto e minuto, dentro cui sonnecchia la forza di quel
samurai… Aggiungiamo, per ora, una sola curiosità. Le
flags, le bandierine legate alla vita dei giocatori, il solo
modo consentito per fermare l’avversario in possesso della
palla, sono provviste di un dispositivo sonoro che segnala
l’avvenuto distacco delle stesse. L’azione si chiama
deflag. Facile, no? Ma, credetemi, è meglio per tutti
attendere il resto delle spiegazioni da Max e Roberta, i
soli testimonial attendibili della verità di gioco.
Cosa è la Flag Football:
Il Flag Football è una disciplina sportiva che nasce negli
Stati Uniti nella prima metà degli anni ‘80 come
strumento di avvicinamento dei giovani al football
americano. Si gioca 5 contro 5 con regole che ricalcano
fedelmente quelle del football americano con la sola
eccezione dei contatti, che sono vietati dal regolamento. I
placcaggi, anziché essere portati sul corpo
dell’avversario, vengono effettuati staccando una delle
due “bandierine”, denominate appunto “flag”, che
cingono la vita dei giocatori. Il campo di gioco ha una
lunghezza di 70 yard (circa 63 metri) ed una larghezza di 30
(circa 27 metri) e le partite si svolgono su due tempi di 20
minuti. I giocatori indossano una divisa molto semplice che
prevede maglia e pantaloncini aderenti e senza tasche,
cintura regolamentare con due flag e scarpe adatte al tipo
di superfice su cui la partita si svolge (generalmente erba
o sintetico). Non sono richieste protezioni di alcun tipo,
se si eccettua un paradenti che molte federazioni (la LIFF
italiana, per esempio) considerano parte obbligatoria
dell’equipaggiamento degli atleti. Ogni squadra deve
mettere in campo alternativamente un attacco ed una difesa
ed i cambi di giocatori sono liberi e molto frequenti.
Così come nel suo progenitore più conosciuto, il flag
football è uno sport dove la specializzazione dei ruoli
è fondamentale ed il “playbook” con gli schemi di
gioco, da condividere nell’“huddle”, è una
componente importantissima per riuscire a sorprendere gli
avversari con azioni sempre più varie e ben eseguite. Nato
come disciplina giovanile propedeutica al football
americano, il flag football si è poi diffuso anche tra le
fasce di età più alte, dove chi non ha mai provato il
fascino del casco e paraspalle può provare le emozioni
(perché di vere e proprie emozioni si tratta) della palla
ovale insieme a chi ha giocato, o gioca tuttora, a
“tackle”. Non esistono limiti di età o di struttura
fisica per giocare questo meraviglioso sport che, uno dei
pochi esempi nel panorama sportivo, può essere giocato
anche da squadre miste di uomini e donne.

Max Bertolani
http://www.maxbertolani.it
http://blog.libero.it/maxbertolani/view.php?ssonc=724072882
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