Un blog creato da hscic il 26/02/2009

Memorie di una colf

Contorsionismi mentali e funambolismi lessicali

 
 
 
 
 
 

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Ritorni

Post n°588 pubblicato il 30 Dicembre 2025 da hscic

Perchè si facciano le cose spesso risulta misterioso. Il solo termine "misterioso" è pieno di echi, risonanze, rimandi. Ed a proposito di misteri, è un mistero perchè questa sera sia andato ad aprire questo mio vecchio blog. Me se son di nuovo qui, a distanza di.....quindici anni? una ragione ci sara'. E' un po come quando si eredita una macchina parcheggiata in un vecchio garage, ferma li da tempo immemore, perchè l'antico proprietario, negli aultimi anni della sua vita, non è che abbia avuto molte opportunita' per farsi un giretto. Tiri via il telo che copre la vettura e, nell'aria, si alza una nuvola di polvere finissima. Se poi il garage è uno di quelli di una volta, di legno, con i raggi di sole che penetrano dalle fessure, lo spettacolo di quei miliardi di microparticelle a spasso per l'aria è qualcosa che ti prende dentro. Ti viene da pensare a come la vita sia complessa, caotica ma anche dotata di un suo ordine interno, difficile da individuare nel turbinio della polvere del nostro vivere, ma presente, in sottofondo, come un respiro costante e lontano. Ed io son fermo qui...a rimirare il luccichio delle cromature riportate alla luce, avvolto da un vortice vivo che satura l'ambiente mentre saette di luce danzano nell'aria.

 
 
 

Memorie di una colf. ...ma guarda un pò?

Post n°587 pubblicato il 07 Luglio 2014 da hscic

..ma guarda un pò? Oggi si può entrare qui dentro. In effetti tutta questa assenza è solo in parte dovuta alla mia poca voglia di scrivere. In realtà, da dove scrivevo, non si può scrivere più.....ma stamattina si. Quindi...un saluto a tutti viandanti.

 
 
 

Memorie di una colf. Delle isole e dei sogni.

Post n°586 pubblicato il 04 Marzo 2014 da hscic

Il cielo sopra di me è limpido. Una splendida giornata di luce. I colori si stagliano nitidi e le onde nel laghetto rimandano spicchi di sole. Mi concentro sul mio respiro, come ad evitare di allargarmi troppo. Come a tenere sotto controllo me stesso perché se qualche pezzo si allontanasse troppo mi costerebbe una gran fatica riportarlo all’ovile. Osservo le persone che mi circondano e mi chiedo come sia possibile che così tante vite s’intreccino, vivano in fondo le stesse esperienze ma riescano però a rimanere “isole”. A pensare che siamo su questo pianeta da milioni di anni ma, alla fine, rimaniamo scogli tra le onde di un mare spesso ostile. Non siamo ancora riusciti ad elaborare una vera strategia di comunione. Un qualcosa che, servendo un individuo, serva pure tutti gli altri. C’è in tutto ciò un’aria di tragedia. Condannati a cercare qualcosa che non esiste. Ho letto spesso che tutto ciò che possiamo sognare lo possiamo anche realizzare. In questo caso sembra non funzionare…ed allora qualcosa mi sfugge. Forse sono io che non vedo…o non posso vedere…o non posso capire.  

 
 
 

Memorie di una colf. Chaussée de Charleroi 17

Post n°585 pubblicato il 26 Febbraio 2014 da hscic

La strada sale lentamente sotto la luce gialla dei lampioni. Le rotaie del tram risplendono nella notte e le vetrine sono ormai pozze di nero. Sto qui dietro ai vetri, al quinto piano, con il viso nascosto dietro un paralume spento ed osservo….Dall’altra parte della via, nel palazzo di fronte, una lama di luce taglia un angolo della finestra. Li dietro c’è qualcuno, seduto dietro un tavolo, silenzioso, immobile. Ci osserviamo come gatti nel buio, annusandoci più che vedendoci. Entrambi acquattati nell’ombra. Siamo come due creature sedute sul limitare di un sogno. Spettatori assorti nei loro pensieri. Vicini e lontani ad un tempo. Posati li, come un ombrello su un tavolo. Come un bicchiere orfano di vino. Come un mazzo di chiavi vicino agli occhiali. Cose in attesa che si risvegli il giorno. E in fondo è così. Un po’ di polvere ha fatto il nido tra gli arabeschi che popolano la mia mente. Aspetta un soffio di vento che la trascini via e la confonda con quella della creatura che vive nel buio, dietro finestra, di la della strada.   

 
 
 

Memorie di una colf. Questa è casa mia.

Post n°584 pubblicato il 25 Febbraio 2014 da hscic

Non so...quando arrivo in una casa faccio due cose davanti al portone d'ingresso. Prima guardo lo zerbino. Lo guardo un pò ed anche se fuori non c'è fango e tutto è pulito strofino le suole per non portare dentro niente.....nulla; perchè nulla entri senza la benedizione del padrone di casa. E poi chiedo permesso...sempre...sempre. E per chiedere permesso a volta non serve nemmeno chiedere permesso, basta un sorriso, un inclinare lievemente il capo, un piccolo garbo. Chi non ha questa abitudine, chi entra dentro e si guarda attorno con fare sprezzante, magari criticando l'arredamento o storcendo il naso perchè non approva il colore della tappezzeria ...beh..può starsene tranquillamente fuori, non è il benvenuto. Se poi questo qualcuno si mette anche la maschera beh....di persone così non ne ho mai avuto bisogno...ne prima....ne ora. Che se ne torni da dove è venuto e li rimanga. Si rotoli in ciò che ha prodotto...in ciò che produce. Sinceramente, sto bene dove sto.

 
 
 
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