
come si suol dire, stiamo cucinando a fuoco FORTISSIMO. Va bene, non ci lamentiamo che c'è chi già vive l'inverno ma . . . l'umido mi fa sentire un pesce bagnato! Agosto, città mia ti riconisco. La cosa più bella, tra il modesto ridimensionamento del traffico ( eh si, non è che tutti vadano in vacanza!) e la chiusura, a macchia di leopardo dei negozi, la cosa più bella dicevo, sono i bar, vero tempio del tempo da lasciare passare senza mettersi di traverso ( si capisce cosa intendo dire, no?) . E' lì che vive l'animale stanziale, il cittadino qualunque, l'abitatore vero dell'ahitat cittadino. Vituperato . . . l'habitat, ma indispensabile. Forse amiamo anche lo smog, il caos ci fa sentire a casa. Adoro i tavolini sparsi, poca gente seduta nell'after after after hours. Quel misto di pranzo e cena completa che è il nostro aperitivo, sublimemente out se visto da un nordico doc, fuori calorie, fuori serie, fuori da tutto, ma vero nostro pasto. Sublime forza della povertà, l'arrangiarsi elevato ad arte, sistema, escamotage bibemdi e mangiandi(!). Che vita, gente, proseguo, un po a pelo d'acqua, il tubo mi aiuta a non soffocare. Ola.

p.s. non so se potrei vivere in una città fatta di angoli, nord sud est ovest . . . ma certo che queste curve senza fine, rotatorie turbinanti senza alcuno scopo, sono più di ciò che potrò sopportare all'infinito.

agosto
testa in frantumi
il cuore morto
risorto
morto risorto
morto
il resto
marea nera
liquida e sfuggente
a me stesso
a se stessa
cosa
ancora