
Il tempo dell’attesa è un luogo, pieno di immagini in cerca di una posizione, sull’asse inclinato della vita. Questo tempo, che corre parallelo alle azioni, ai movimenti coerenti, lucidi, imposti, è uno spazio inalterabile con la volontà.. L’attesa non si impara, si consuma; non si invoca, si intuisce. Il tempo dell’attesa non vive di relazioni simboliche, non circumnaviga l’esistenza ma la permea da parte a parte. E’ un luogo di incontro tra una parte di se stessi e una dimensione extratemporale, non corporea, nella quale spaziano all’infinito intuizioni, valori, visioni, riconciliazioni con se stessi. Non è un luogo nuovo, ce lo portiamo sempre addosso, un’ombra dentro l’ombra; un riflesso fermo e vivo insieme. Come il resto, naturalmente, della nostra vita.

La lucidità appartiene ad una sfera della mente impregnata di oggetti, di similitudini e somiglianze con la realtà, mentre i palpiti e la introspezioni a raffica deformano la sottile linea della coscienza, allontanando ancora verso sguardi furtivi dentro palpebre coperte di ombre e veli; i desideri? Forse non importa tanto il quando e il come la coscienza si sveglia, dove incontriamo le risposte che non esistono nella realtà. E’ più importante comprendere perché Ci domandiamo, perché confondiamo esistenze che non abbiamo mai vissuto con imput culturali e sedimento di vissuto in un altrove sospinto a mano dalle nostre tante anime perse, tutte quelle che via via ci conducono per la non-retta vita.
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