MAJA E ALEKSANDRAAMICIZIA , POESIA E MUSIKA |

Sogna; e deserta, sotto, la piccola strada
Si ritrae nella sua ombra, segreta e schiva.
Il sordo frastuono quasi non penetra in questo tranquillo rifugio;
Tutto è buio, salvo dove si riversano raggi di luce
Dalla finestra d'una taverna: li, dietro il ritmo vivace
D'un organetto che suona allegro in fondo a un vicolo,
Due bambine, tutte sole e senza spettatori,
Reggendo le vestine sbrindellate, per aerei meandri
Di moto, lievemente seguiti con agili piedi,
Danzano composte: si guardano faccia a faccia,
Occhi scintillanti, gravi di compiuta letizia.



Non respingere i sogni perché sono sogni.
Tutti i sogni possono
essere realtà, se il sogno non finisce.
La realtà è un sogno. Se sogniamo
che la pietra è pietra, questo è la pietra.
Ciò che scorre nei fiumi non è acqua,
è un sognare, l'acqua, cristallina.
La realtà traveste
il sogno, e dice:
"Io sono il sole, i cieli, l'amore".
Ma mai si dilegua, mai passa,
se fingiamo di credere che è più che un sogno.
E viviamo sognandola.
Sognare è il mezzo che l'anima ha
perché non le fugga mai
ciò che fuggirebbe se smettessimo
di sognare che è realtà ciò che non esiste.
Muore solo
un amore che ha smesso di essere sognato
fatto materia e che si cerca sulla terra.
Pedro Salinas
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Non perdere mai la speranza nell’inseguire i tuoi Sogni,
perché c’e’ un’unica creatura che può fermarti,
e quella creatura sei tu.
Non smettere mai di credere in te stessa e nei tuoi sogni.
Non smettere mai di cercare,
tu realizzerai sempre ogni cosa ti metterai in testa.
L’unico responsabile del tuo successo
o del tuo fallimento sei tu, ricordalo…
ogni pensiero o idea pronunciata a voce alta viaggia nel vento,
la voce corre nell’aria, cambiandone il corso.
Se sei brava da udire abbastanza,
tu potrai ascoltare l’eco di saggezze
e conoscenze lontane nel tempo e nello spazio.
Tutto il sapere del mondo e’ a disposizione di chiunque sia disposto
a credere e a voler ascoltare.
La libertà e’ una scelta che soltanto tu puoi fare:
tu sei legata soltanto dalle catene delle tue paure.
Non e’ mai una vera tragedia provare e fallire,
perché prima o poi si impara, la tragedia e’
non provarci nemmeno per paura di fallire.
Mentre noi possiamo orientare
le nostre mosse verso un obiettivo comune,
ognuno di noi deve trovare la sua strada,
perché le risposte non possono essere trovate
seguendo le orme di un’altra persona….
Se tu puoi compiere grandi cose quando gli altri credono in te,
immagina ciò che puoi raggiungere
quando sei tu a credere in te stessa.
Peter O’Connor, da "Ali sull’oceano"
ULTIMI COMMENTI


Ci sono ancora loro, strani individui,
con l'anima più leggera
di una nuvola,
loro,
i poeti ingarbugliati
nelle rime di ogni giorno...
La più vera, a più ovvia forse,
donare con il cuore,
e ancora... amore.
Ci sono loro, a risvegliarti dal torpore
che t'infonde la macchina del nulla,
a dirti quanto vali se le ali
le dispieghi ancora,
ferite e sanguinanti forse,
...
Ci sono loro, a dirti di stranezze
disegnate dentro al vento, a dirti
quanto è vero il tuo sorriso,
se viene dopo quel dolore.
Quanto è vero questo mondo,
avvelenato da quei gas
più che mai sconosciuti ed assassini.
Quanto è vero...
Vero
come la vita che ti scuote e quella morte
che non puoi capire.
E ci sono ancora loro,
poeti...
senza più parole,
che parlano da soli,
piangono in silenzio... E nel silenzio,
Non ho bisogno di tempo
Non ho bisogno di tempo
per sapere come sei:
conoscersi è luce improvvisa.
Chi ti potrà conoscere là dove taci
o nelle ore in cui tu taci?
Chi ti cerchi nella vita
che stai vivendo, non sa
di te che allusioni,
pretesti in cui ti nascondi...
Io no.
Ti ho conosciuto nella tempesta.
Ti ho conosciuto, improvvisa,
in quello squarcio brutale
di tenebra e luce,
dove si rivela il fondo
che sfugge al giorno e alla notte.
Ti ho visto, mi hai visto ed ora...
sei così anticamente mia
da tanto tempo ti conosco
che nel tuo amore chiudo gli occhi
e procedo senza errare,
alla cieca, senza chiedere nulla
a quella luce lenta e sicura...
Pedro Salinas, da "La voce a te dovuta"
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Post n°44 pubblicato il 28 Gennaio 2010 da ewabucko
Alice e la famiglia delle meraviglie
MICHELE Novembre 26th, 2009 (Dalle Favole di Sandra e Michele) La famiglia Allegrotti aveva un bimbo di nove anni, dopo di che non erano venuti altri figli. Fabio il loro piccolo, francamente non si era mai lamentato per essere un figlio unico, né aveva mai sentito la mancanza di un fratello. Aveva molti amici fra i compagni di scuola, frequentava i giardinetti del quartiere, giocava a calcio, si divertiva a strimpellare la chitarra, ed iniziava ad osservare incuriosito e quasi con galanteria le sue compagne di scuola. Marta, sua madre, era veterinaria e sempre in continuo contatto con gli animali, ed il padre, Bernardo, era macchinista e guidava treni. Avevano una bella casa con giardino ed una gatta bellissima: Penelope. Marta e Bernardo erano una coppia felice, ma a quarant’anni sorse in loro l’esigenza di adottare una bambina. Ne parlarono con Fabio, il quale all’inizio, si trovò un po’ contrariato. Ormai si era abituato ad essere senza fratelli, questa bimba, che avrebbe dovuto chiamare “sorella”, forse arrivava in un momento in cui Lui, proprio non sapeva che farne, non conoscendo appunto il valore di questo dono. Ci volle un po’ di tempo e, tante scartoffie da leggere e firmare, finché, finalmente, arrivò una bambina da un lontano paese dell’Est. La piccola per la verità si chiamava Alika, ma a loro, a prima vista, parve Alice. Bellissima, biondissima, con trecce lunghe, lentiggini ed occhi azzurri, e uello fu per sempre il suo nome. In pochi mesi Alice imparò la lingua e fece anche molto sto ad occupare la sua stanza invadendo anche quella Fabio, divenuto miracolosamente paziente e comprensivo, a parte qualche tirata di treccia. La famiglia Allegrotti però, non era affatto una famiglia infatti i tre nascondevano un bizzarro “segreto” senza che fra di sé ne fossero a conoscenza, per il semplice motivo che loro ritenevano la particolarità, una cosa normalissima ma strettamente privata. Marta, ad esempio conosceva il linguaggio dei pennuti, specie quello dei merli. Lavorava spesso con questi pennuti e la prima volta che si accorse di questa singolarità, fu nella cura prestata ad un’ala del pennuto di nome Pepe, le ci volle molto tempo per aiutarlo a guarire, ma alla fine il merlo tornò a volare come nuovo e Pepe per “riconoscenza” le ripeteva fino alla noia un motivetto imparato udendo la radio che si trovava nell’ambulatorio. Un giorno, però, successe qualcosa di più, Marta stanca d’ascoltare in continuazione quel motivetto esclamò ad alta voce: -Pepe, non ne posso più fa’ silenzio!-. Immediatamente nella stanza calò la quiete più assoluta. Il merlo pareva diventato muto, e quando in seguito Marta lo interrogò sul suo silenzio, Pepe le rispose che era stata Lei a chiederglielo. La donna rimase allibita per la risposta a tono, ma considerando la sua “particolarità”, si strinse nelle spalle, tenendo per sé il segreto per non essere presa per folle perfino dai membri della sua famiglia. Bernardo invece era un vero romantico, lui sapeva ascoltare le stelle. Mentalmente parlava con loro, e passava il dopo cena a consultarle appagato dalle loro risposte. Le stelle gli dicevano che il cielo era un immenso prato blu, dove loro, assieme alla luna, ascoltavano tante confessioni, conoscevano tanti segreti, avevano visto odio e amore, amore e odio, e quando il cielo si incupiva, i temporali, le bufere, si avvicinavano, loro si nascondevano dietro le nuvole gonfie d’acqua, la loro luce non si spegneva, ma rimaneva nascosta, e se il vento fosse venuto in loro aiuto, come spesso faceva, loro sarebbero apparse di nuovo in tutto il loro splendore. E Fabio? Beh, anche lui aveva la sua particolarità e se ne era reso conto fin da piccolissimo. Adorava sparpagliare tutti i suoi giochi nella stanza, faceva scendere dallo scaffale i pupazzi di peluche, ci giocava, prendeva pennarelli, disegnava sugli album e quando poi la stanza era diventata un bazar…, con gli occhi, in silenzio, guardando oggetto per oggetto, questi tornavano a posto da sé. La mamma non era mai riuscita a capire come facesse a rimettere perfettamente tutto a posto in così poco tempo. Entrava nella stanza, rimaneva imbambolata dal disordine, e gli diceva: -Fabio, la cena è pronta fra un quarto d’ora, rimetti tutto a posto!-. Fabio rispondeva: -certo mamma, come sempre-. Chiudeva di nuovo la sua porta e quando era il momento di sedersi a tavola la stanza era ordinatissima. Marta si limitava a dire: sei bravissimo. Certe volte, quando la mamma era stanca o stava poco bene, alla cucina ci pensava Fabio con il suo metodo o potere. Nessuno dei tre, però conosceva le straordinarie “qualità” dell’altro, fino a che non arrivò Alice che unì, ovviamente senza saperlo, questi tre poteri assieme. Alice non aveva mai conosciuto i suoi genitori e aveva vissuto fino a quel momento con una vecchia zia in un luogo sperduto dell’Est. Dotata di fantasia era cresciuta assieme a tanti amici immaginari, a quel poco che la natura le poteva offrire di giorno, a parte la tanta neve, e a quello che poteva trovare nelle notti stellate guardando col naso all’insù, e nelle notti di pioggia, amava aprire un piccolo spiraglio della finestra, mettere una bottiglietta di vetro e raccoglierci l’acqua piovana. La mattina la versava nelle piante che si trovavano nel soggiorno; ed era felice così. Certo che in casa Allegrotti era ben altra cosa, e poi con Fabio il divertimento era assicurato. Lei si era accorta quasi subito dei poteri. Infatti, si divertiva a mettere in disordine la stanza di Fabio, a fare un po’ di “lotta” con Lui e dopo, letto disfatto, disordine più assoluto, osava dirgli:
-Dai Fabio, smuovi gli occhi che poi andiamo a tavola-. Fabio non si innervosiva mai, questa bambola bionda che tutti gli invidiavano, era sua sorella, e Lui col passare del tempo le voleva sempre più bene. La bella gatta Penelope, invece, se ne stava sempre in casa, non era abituata a stare fuori, sempre ben curata sia nella scelta del cibo che nella pulizia personale. Alice era una compagna impagabile. Le piaceva accarezzarla continuamente, ci parlava e ci giocava. Qualche volta involontariamente gli artigli della gatta smagliavano le calze colorate della bambina e Marta si arrabbiava, ma la sua arrabbiatura aveva breve durata. Ci fu un compleanno di una compagna di scuola di Alice, la quale invitò l’intera classe a festeggiare nel suo bellissimo giardino. Era il mese di Maggio, il sole era caldo e la Primavera era sbocciata in tutto il suo splendore. La bambina aveva disegnato su un foglio se stessa, Fabio e la gatta. Tutti e tre in cucina per la consumazione della prima colazione. Osservando il disegno le venne l’idea di andare alla festa con la gatta, anche perché non era proprio entusiasta di andarci. Non conosceva proprio bene tutte le sue compagne e a tanta confusione e baldoria non era abituata. Prima se ne stava sempre da sola, poi, con la sua nuova famiglia, con Fabio e Penelope, ma mai con tantissime amiche nel gioco e nel divertimento. Era un po’ agitata, per questo la compagnia della gatta la tranquillizzava e poi, tutti dovevano ammirarne la bellezza e infatti Penelope si ritrovò col cestino a passeggio con Alice in direzione della casa di Benedetta. Strada facendo Alice si sentiva un po’ agitata, non era abituata alle feste, non con tantissime persone, la troppa confusione la metteva in imbarazzo. Appena Alice arrivò, quello che vide superava le sue aspettative: il giardino era immenso, palloncini e giochi ovunque e una bellissima tavola era arricchita da piatti e bicchieri coloratissimi e tante bevande colorate. Non mancava proprio niente, neppure il sole alto e splendente in cielo. Poi…, stranamente, il tempo ben presto si rannuvolò e grosse gocce d’acqua infradiciarono la bella tovaglia di carta e tutto quelle squisitezze ben disposte all’assaggio. Ci fu un fuggi-fuggi di bambini urlanti che cercavano riparo all’interno della casa. Proprio in questo caos di schiamazzi bagnati Penelope scomparve senza che nessuno se ne accorgesse. La mamma di Benedetta fece del suo meglio, aiutata da altre mamme per sistemare i bambini all’interno e solo dopo un po’ di tempo Alice si chiese dove fosse finita Penelope. Penelope non si trovava da nessuna parte. Le ricerche durarono fino a tarda sera, ma tutto fu inutile, come cercare di calmare Alice la quale non si dava pace per la preoccupazione della gattina, sentendosi responsabile dell’accaduto. Fabio stava tutto il giorno fuori a cercarla e ormai non curava più neanche i suoi compiti. Bernardo e Marta avevano avvertito il vicinato e gli amici della scomparsa della gatta, ma questa sembrava svanita nel nulla. Stranamente dalla bella primavera che avevano avuto fino al giorno dell’inizio della festa, il tempo sembrava fare continue bizze, pioveva continuamente ed Alice era sempre più triste. In silenzio, ogni membro della famiglia provò a mettere in azione e questa volta intenzionalmente ed ognuno per proprio conto, tenendo all’oscuro l’altro, tutto il potere posseduto, per il ritrovamento della gatta e per far tornare il sorriso sul volto di Alice. Bernardo interrogò le stelle, Marta parlò con i suoi amici animali domandando loro dove poteva essere andata una gattina che non era mai uscita da casa e Fabio buttò all’aria il Mondo, ma nessuno ottenne risposta e intanto il tempo allungava le distanze al ritrovamento sempre più difficile. La pioggia nei giorni seguenti non ebbe mai nessuna interruzione e ad Alice vennero in mente i giorni uggiosi passati nella vecchia casa. Fu così che iniziò a intuire la sua bizzarra coincidenza, e scoprì in questo modo quale fosse la sua particolarità. Questa “rivelazione” le permise di riflettere a lungo al punto che un pomeriggio, sempre più triste, uscì spinta da una forza sconosciuta, proprio col cestino dove aveva messo Penelope per andare alla festa. I genitori e Fabio la guardarono impotenti, le chiesero dove andasse: -Vado lungo il fiume …, è molto lontano da qui, è vero, ma è un luogo dove ancora non abbiamo guardato. Raggiungetemi lì-. Alice corse con l’ombrello leggera come una farfalla, le sue magre gambette saltavano tra il verde dei cespugli e il sorriso comparve sul volto e le sue guance si tinsero di rosso abbandonando il consueto pallore. Smise di piovere e si affacciò il sole caldo primaverile. E fra quell’erba bagnata e pozze, al riparo dall’acqua sotto una grande quercia le si presentò una scena dolcissima: Penelope stava allattando tre gattini, bellissimi come lei. Gettò l’ombrello per terra, si avvicinò con cautela e mentre le voci amate, si facevano sempre più vicine, Lei a voce alta disse: -Venite a vedere…, l’ho trovata, é tornato il Sole, e…, sono felicissima, vi voglio troppo bene.- Finalmente il sorriso abbracciò tutta la famiglia. La famiglia Allegrotti imparò una lezione importante e fondamentale: il superpotere più grande, è la forza di un’intera famiglia unita, e non è una “particolarità”, ma semplicemente una costruzione fondata sulla capacità di dare e di aiutarsi volendosi bene soprattutto nelle difficoltà. |
INFO
Sorrisi luminosi
preludio al desiderio
di svelare l’intimità
del piacere,
rendono più etereo
l’incontro
ed il profumo
della febbricitante attesa
che pervade l’aria
arroventandola.
Le mani bollenti
scivolano a spogliare
la pelle vellutata
scoprendo orizzonti
oltre ogni immaginazione.
Le labbra infuocate,
impazienti di conoscere
cieli più alti
si fondono
a cercare respiri affannosi.
I corpi vibranti
di sconfinata passione
unendosi
in una irrefrenabile
onda armonica
danno finalmente
tregua ai fremiti dell’ardore
e l’Amore
ritorna supremo
a governare i cuori.
Sogno infinito
Voglio fuggire via con te
lontano da questo mondo materiale
dove non si sa mai cosa fare
dove non si sa mai cosa credere.
Voglio evadere queste regole perpetue ed oppressive.
Voglio percorrere strade senza fine,
boschi senza limiti, spazi infiniti.
Camminerò e volerò con te,
io e te soli con le nostre illusioni,
coi nostri pensieri, coi nostri amori.
Il tempo perderà i suoi valori
neutralizzando i nostri dolori.
Tutti gli Dei saranno invidiosi,
anche gli angeli vorranno seguirci
oramai stanchi del loro paradiso.
Ci scambieremo parole d'amore,
l'atmosfera si tingerà di ogni colore
ed anche i fiori impareranno a fare l'amore.
Ma anche se tutto questo è finto
sarà bellissimo questo sogno infinito.
~ Ferdinando ~
Per le vie della ragione
Con inutili argomenti.
Più reale del reale
La tua immagine in me,
non mi stanco di pensarti,
mi sento vivere.
Ho bisogno di te!
Hai bisogno di me!
Non posso fingere.
L’esigenza di amare
Non si può estinguere.
Cosa mai sarebbe il mondo
Senza il cielo dentro il mare.
Una calma naturale
Si impadronisce di me,
quando siedi al mio fianco
ritorno a vivere.
L’evidenza di un amore
Non si può nascondere,
quando nasce un sentimento
esalano da dentro
eccitazioni che stabiliscono
calde relazioni
anche se non lo vuoi.
Un Sogno
In visioni di notturna tenebra
spesso ho sognato svanite gioie -
mentre un sogno, da sveglio, di vita e di luce
m' ha lasciato col cuore implacato.
Ah, che cosa non è sogno in chiaro giorno
per colui il cui sguardo si posa
su quanto a lui è d' intorno con un raggio
che, a ritroso, si volge al tempo che non è più?
Quel sogno beato - quel sogno beato,
mentre il mondo intero m' era avverso,
m' ha rallegrato come un raggio cortese
che sa guidare un animo scontroso.
E benché quella luce in tempestose notti
così tremolasse di lontano -
che mai può aversi di più splendente e puro
nella diurna stella del Vero?
Edgar Allan Poe
Ho scelto
Ho scelto te amore mio
ti ho scelto
nei momenti difficili
della nostra storia
ed in quelli gioiosi
ti ho scelto
nei giorni sempre uguali
e in quelli ricchi di emozioni
ti ho scelto
sotto il sole d'estate
e sotto la pioggia d'inverno
ti ho scelto
e sento che anche tu
l'hai fatto insieme a me!
~ Anna ~
Desiderio
Solo il tuo cuore ardente
e niente più.
Il mio paradiso un campo
senza usignolo né lire,
con un fiume discreto
e una fontanella.
Senza lo sprone del vento
sopra le fronde
né la stella che vuole
essere foglia.
Una grandissima luce
che fosse lucciola
di un'altra,
in un campo di
sguardi viziosi.
Un riposo chiaro
e lì i nostri baci,
nèi sonori dell'eco,
si aprirebbero molto lontano.
Il tuo cuore ardente,
niente più.
~ Garcia Lorca ~
Senza di te
Non posso esistere senza di te.
Mi dimentico di tutto tranne che di rivederti:
la mia vita sembra che si arresti lì,
non vedo più avanti.
Mi hai assorbito.
In questo momento ho la sensazione
come di dissolvermi:
sarei estremamente triste
senza la speranza di rivederti presto.
Avrei paura a staccarmi da te.
Mi hai rapito via l'anima con un potere
cui non posso resistere;
eppure potei resistere finché non ti vidi;
e anche dopo averti veduta
mi sforzai spesso di ragionare
contro le ragioni del mio amore.
Ora non ne sono più capace.
Sarebbe una pena troppo grande.
Il mio amore è egoista.
Non posso respirare senza di te.
~ John Keats ~
Sonetto XXIV
Il mio occhio s'è fatto pittore ed ha tracciato
L'immagine tua bella sul quadro del mio cuore;
il mio corpo è cornice in cui è racchiusa,
Prospettica, eccellente arte pittorica,
Ché attraverso il pittore devi vederne l'arte
Per trovar dove sia la tua autentica immagine dipinta,
Custodita nella bottega del mio seno,
Che ha gli occhi tuoi per vetri alle finestre.
Vedi ora come gli occhi si aiutino a vicenda:
I miei hanno tracciato la tua figura e i tuoi
Son finestre al mio seno, per cui il Sole
Gode affacciarsi ad ammirare te.
Però all'arte dell'occhio manca la miglior grazia:
Ritrae quello che vede, ma non conosce il cuore
~ William Shakespeare ~
Sonetto XVII
Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
~ Pablo Neruda ~

Quanto più chiudo gli occhi, allora meglio vedono,
perché per tutto il giorno guardano cose indegne di nota;
ma quando dormo, essi nei sogni vedono te,
e, oscuramente luminosi, sono luminosamente diretti nell'oscuro.
Allora tu, la cui ombra le ombre illumina,
quale spettacolo felice formerebbe la forma della tua ombra
al chiaro giorno con la tua assai più chiara luce,
quando ad occhi senza vista la tua ombra così splende!
Quanto, dico, benedetti sarebbero i miei occhi,
guardando a te nel giorno vivente,
quando nella morta notte la tua bella ombra imperfetta,
attraverso il greve sonno, su ciechi occhi posa!
Tutti i giorni sono notti a vedersi, finché non vedo te,
e le notti giorni luminosi, quando i sogni si mostrano a me.
William Shakespeare, Sonetto 43
Farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio cuore una dimora
per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene.
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore
sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle
canta l'eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta
la storia delle onde.
~ Kahlil Gibran ~

A mia madre
Raf Dicembre 8th, 2009
Per ogni secondo
che lento scorre
regalami un sorriso.
Ogni triste momento
stammi accanto
e cullami ancora.
Ancora domani
fammi sentire
sentinella d’amore.
Per ogni caduta
prendimi e donami
solo un alito di forza.
Certe notti scure
fammi tu luce
e prendimi per mano.
Nei giorni lontani
sarò il bastone
che paziente ti seguirà.
Ogni volta ricordami
che nacqui dall’amore
e con amore ti ricorderò.

Perche' ti amo
Perche' ti amo, di notte son venuto da te
cosi' impetuoso e titubante
e tu non me potrai piu' dimenticare
l' anima tua son venuto a rubare.
Ora lei e' mia - del tutto mi appartiene
nel male e nel bene,
dal mio impetuoso e ardito amare
nessun angelo ti potra' salvare.
~ Herman Hesse ~
Il vero amore non lascia tracce
Come la bruma non lascia sfregi
Sul verde cupo della collina
Così il mio corpo non lascia sfregi
Su di te e non lo farà mai
Oltre le finestre nel buio
I bambini vengono, i bambini vanno
Come frecce senza bersaglio
Come manette fatte di neve
Il vero amore non lascia tracce
Se tu e io siamo una cosa sola
Si perde nei nostri abbracci
Come stelle contro il sole
Come una foglia cadente può restare
Un momento nell'aria
Così come la tua testa sul mio petto
Così la mia mano sui tuoi capelli
E molte notti resistono
Senza una luna, senza una stella
Così resisteremo noi
Quando uno dei due sarà via, lontano
~ Leonard Cohen ~
Non sono niente.
Non sarò mai niente.
Non posso voler essere niente.
A parte questo, ho dentro me tutti i sogni del mondo.
Finestre della mia stanza,
della stanza di uno dei milioni al mondo che nessuno sa chi è
(e se sapessero chi è, cosa saprebbero?),
vi affacciate sul mistero di una via costantemente attraversata da gente,
su una via inaccessibile a tutti i pensieri,
reale, impossibilmente reale, certa, sconosciutamente certa,
con il mistero delle cose sotto le pietre e gli esseri,
con la morte che porta umidità nelle pareti e capelli bianchi negli uomini,
con il Destino che guida la carretta di tutto sulla via del nulla.
Oggi sono sconfitto, come se conoscessi la verità.
Oggi sono lucido, come se stessi per morire,
e non avessi altra fratellanza con le cose
che un commiato, e questa casa e questo lato della via diventassero
la fila di vagoni di un treno, e una partenza fischiata
da dentro la mia testa,
e una scossa dei miei nervi e uno scricchiolio di ossa nell'avvio.
Oggi sono perplesso come chi ha pensato, trovato e dimenticato.
Oggi sono diviso tra la lealtà che devo
alla Tabaccheria dall'altra parte della strada, come cosa reale dal di fuori,
e alla sensazione che tutto è sogno, come cosa reale dal di dentro.
Fernando Pessoa, La Tabaccheria
I sogni sono fatti di tanta fatica.
Forse, se cerchiamo di prendere delle scorciatoie,
perdiamo di vista la ragione
per cui abbiamo cominciato a sognare
e alla fine scopriamo
che il sogno non ci appartiene più.
Se ascoltiamo la saggezza del cuore
il tempo infallibile ci farà incontrare il
nostro destino.
Ricorda:
"Quando stai per rinunciare,
quando senti che la vita è stata
troppo dura con te,
ricordati chi sei.
Ricorda il tuo sogno".
Sergio Bambarén da "Il delfino" 






















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il 29/04/2010 alle 00:53
Inviato da: ewabucko
il 27/04/2010 alle 23:56
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il 26/04/2010 alle 20:47
Inviato da: aquiladellanott2008
il 21/04/2010 alle 21:14