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E' dal 1971 che la rarefazione delle piogge porta alla disperazione i contadini dello Yatenga. Questo perchè gli eventi soccorsi nell'ultimo secolo hanno fortemente compromesso la capacità di questa società di resistere alle contrarietà climatiche: l'economia dei contadini Yadesé, e il loro rapporto sociale col territorio, risultano duramente provate da 60 anni di colonialismo e da 20 anni di modernizzazione.

 
 
 
 
 
 
 

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LA TRIBU' CON GLI OCCHI AL CIELO!  

Post n°9 pubblicato il 16 Marzo 2007 da movimentonaam
 
Tag: orme

immagine""Le notti sono belle e il cielo estivo è attraversato dai missili. La nostra tribù vive in capanne di paglia e fango. La sera, tornati dalla raccolta delle noci di cocco, stanchi, ci mettiamo sulle soglie, chi seduto sui calcagni, chi su una stuoia, con intorno i bambini dai buzzi rotondi come palloni che giocano per terra, e contempliamo il cielo. Da molto tempo, forse da sempre, gli occhi della nostra tribù, questi nostri poveri occhi inifiammati dal tracoma, sono puntati al cielo, ma specialmente da quando per la volta stellata sopra il nostro villaggio trascorrono nuovi corpi celesti: aerei a reazione dalla scia biancastra, dischi volanti, proiettili a razzo, e adesso questi missili atomici telecomandati, tanto alti e veloci che nemmeno più si vedono, o si odono, ma solo,stando bene attenti, si può cogliere nel brillio della Croce del Sud come un brivido, un singhiozzo, e allora i più esperti dicono:"Ecco, è passato un missile a ventimila chilometri all'ora; un pò più lento, se non sbaglio, di quello che è passato Giovedì."
Ora, da quando c'è in aria questo missile, tanti di noi sono stati presi da una strana euforia. Alcuni degli stregoni del villaggio, infatti, hanno fatto capire, sotto sotto, che scaturendo questo bolide di la dal Kilimangiaro, è esso il segno annunciato della Grande Profezia, e perciò l'ora promessaci dagli Dei s'avvicina, e dopo secoli di servitù e miseria la nostra tribù regnerà su tutta la valle del Gran Fiume, e la savana incolta darà sorgo e mais.
Quindi, paiono questi stregoni sottointendere, non si stia ad almanaccare nuovi sistemi per uscire dalla nostra situazione; confidiamo nella Grande Profezia, stringiamoci intorno ai suoi retti interpreti, senza chiedere di più.
Va detto però che , anche se siamo una povera tribù di raccoglitori di noci di cocco, siamo ben informati su tutto quello che succede: un missile atomico sappiamo cos'è, come funziona, quanto costa; sappiamo che non saranno soltanto le città dei sahib bianchi a essere falciate come campi si sorgo, anche per poco che si mettano a spararli davvero, quelli ti riducono tutta la crosta della terra crepata e spugnosa come un termitaio. Che il missile sia un'arma diabolica non lo dimentica mai nessuno, neanche quegli stregoni; anzi, continuano, secondo l'insegnamento degli Dei, a lanciare maledizioni contro di esso. Però, questo non toglie, che sia comodo considerarlo anche in senso buono, come il bolide della profezia; magari non soffermandoci troppo il pensiero, ma solo lasciando nel cervello uno spiraglio aperto a quella possibilità, anche perchè di li ogni altra preoccupazione se ne esce.
Il guaio è che, l'abbiamo visto già diverse volte, dopo un pò che nel cielo del nostro villaggio è apparsa una qualche diavoleria che proviene di là del Kilimangiaro come vuole la profezia, ecco che ne appare un'altra dalla parte opposta, ancora peggio, e fila via, e là oltre la cresta del Kilimangiaro, va a sparire: segno infausto dunque, e le speranze dell'approssimarsi della Grande Orsa si deludono. Così, con alterni sentimenti, scrutiamo il cielo sempre più armato e micidiale, come un tempo leggevamo il destino nel sereno corso degli astri o di vaganti comete. Nella nostra tribù non si discute ormai d'altro che di razzi teleguidati, e intanto continuiamo ad andare armati di rozze asce e lance e cerbottane. Perchè preoccuparcene?. Siamo l'ultimo villaggio al margine della giungla. Non cambierà nulla qui da noi, prima dello scoccare della Grande Ora dei profeti.
Eppure anche qui, non è più il tempo in cui a comprare noci di cocco arrivava ogni tanto un mercante bianco in piroga, e alle volte ci truffava sul prezzo, alle volte eravamo noi a fargliela in barba; adesso c'è la "Coccobello Corporation" che compra tutto il raccolto in blocco e impone i prezzi, e noi siamo obbligati a raccogliere noci a ritmi accellerati, con squadre che si alternano giorno e notte, per raggiungere la produzione prevista dal contratto.
Ciò nonostante c'è tra di noi chi dice che i tempi promessi della Grande Profezia sono più maturi che mai, e non per via dei presagi celesti ma perchè i miracoli annunciati degli dei ormai sono altrettanti problemi tecnici che solo noi potremmo risolvere, e non la "Coccobello Corporation"!!!
I suoi agenti, nei loro uffici dei docks sul Gran Fiume, con le gambe sul tavolo e il bicchiere di Whisky in mano, pare abbiano solo paura che questo missile nuovo sia più grosso di quell'altro, insomma non parlano d'altro neanche loro. C'è coincidenza, in questo, tra ciò che dicono loro e ciò che dicono gli stregoni: è nella potenza dei bolidi celesti che risiede tutto il nostro destino!
Anch'io, seduto sulla soglia della capanna, guardo stelle e razzi apparire e sparire, penso alle esplosioni che avvelenano i pesci nel mare, e agli inchini che si scambiano, tra un'esplosione e l'altra, quelli che decidono le esplosioni.. Vorrei capire di più: certo i voleri degli dei si manifestano questi segni, e v'è racchiusa anche la rovina o la fortuna della nostra tribù...Però un'idea ho in testa che nessuno mi leva: che una tribù che si affida solo al volere dei bolidi celesti, per bene che vada, continuerà sempre a vendere le sue noci di cocco sottocosto."

Italo Calvino, manoscritto con una nota autografa dell'Autore che dice:"Ottobre 1957-dopo il missile sovietico, prima del satellite. per "Città Aperta", poi non pubblicato."

Tratto dalla raccolta : Prima che tu dica "Pronto",1993.

 
 
 
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Questo è un viaggio.

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