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si dice che sbagliando s'impara...ma allora io sono ancora all'ABC

Creato da balliamosulmondo08 il 17/07/2008

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IO SBAGLIO

Io sbaglio.
Sì, io sbaglio.
Io sono una che sbaglia.
Sì, mi si dirà: Tutti sbagliamo.
E invece.

Io sbaglio molto più di tutti gli altri, e se mi si venisse a proporre un elenco di errori, io son sicura che li ho commessi tutti, e se qualcuno mi dicesse che ha fatto un errore che io non ho fatto, io son sicuro, al cento per cento, che ho fatto anche quello, ma se anche fosse, che c’è qualcuno che ha fatto degli errori che io non ho fatto, ne dubito, ma se esiste quel qualcuno, sono certa che io ho sbagliato molto di più, e se anche fossi superata nel numero di errori, io sono sicura che ho sbagliato molto di più, e molto più profondamente.

Io sbaglio quando scelgo, mi trovo a fare una scelta e scelgo sempre la soluzione sbagliata (bella parola, soluzione, in questo frangente), e per non sbagliare, spesso non scelgo, e anche in questo, io sbaglio, ché la procrastinazione, ovvero lo scegliere di non scegliere, è uno dei miei errori più frequenti: il pensare che le cose e le situazioni si risolvano da sé è uno sbaglio e spesso è uno sbaglio che complica gli sbagli rendendoli sbagli più grandi.

Sbaglio facendo e sbaglio non facendo, sbaglio parlando e non parlando, scrivendo e non scrivendo e si potrebbe continuare questa tiritera usando qualsiasi verbo, tanti sono stati, sono e saranno i miei errori.

Io ci provo a non farne più, di errori, ma mi vengono lo stesso.

Non so mica com’è che mi capita.

 

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ANORESSIA:LE BAMBINE CHE NON MANGIANO

Post n°32 pubblicato il 20 Ottobre 2008 da balliamosulmondo08
 

Ieri sera ho guardato SPECIALE TG1, parlava di ANORESSIA, con testimonianze e immagini agghiaccianti, di ragazze e ragazzi magrissimi, ai limiti della sopravvivenza…E’ una malattia che colpisce e ti risucchia dentro e fuori.

Colpisce soprattutto in età adolescenziale, tra i 13 e 15 anni e ti accompagna per lunghi anni perché uscire è difficile e rendersi conto di esserci dentro lo è ancora di più. Parte dalla TESTA, poi si sviluppa nel corpo…

Inoltre complice la tecnologia si stanno sviluppando in rete numerosi SITI;BLOG a SUO favore ,non per COMBATTERE,ma per in un certo senso CONVERTIRE SEMPRE PIU' ADEPTE E SEGUACi,come i siti PRO-ANA…

Questa mattina ho provato a far una rapita ricerca su GOOGLE e mi si sono aperti numerosi blog…siti, accessibili a tutti e in modo particolare alle ragazze più vulnerabili, più suscettibili di essere manipolate e convinte a non nutrirsi per seguire un’ideale di bellezza artefatta e falsa. 

Ecco cosa si dice in alcuni di questi siti-blog

Decalogo Pro-Ana, i 10 Comandamenti:

  1. Se non sei magra, non sei attraente;

  2. Essere magri è più importante che essere sani;

  3. Compra dei vestiti, tagliati i capelli, prendi dei lassativi, muori di fame, fai di tutto per sembrare più magra;

  4. Non puoi mangiare senza sentirti colpevole;

  5. Non puoi mangiare cibo ingrassante senza punirti dopo;

  6. Devi contare le calorie e ridurne l’assunzione di conseguenza;

  7. Quello che dice la bilancia è la cosa più importante;

  8. Perdere peso è bene, guadagnare peso è male;

  9. Non sarai mai troppo magra;

  10. Essere magri e non mangiare sono simbolo di vera forza di volontà e autocontrollo.
    I siti "pro-ana" sono spesso delle pagine personali o dei veri e propri blog che, supportati da immagini tra lo scioccante e il patinato, inneggiano ai disordini alimentari come stile di vita e come esempio di autocontrollo, fornendo inoltre consigli pratici su come procurarsi il vomito, su come mentire ai propri familiari, sui farmaci da assumere, sulle diete da seguire, sul conteggio (folle) delle calorie e su modelli fisici ai quali ispirarsi.

    TESTIMONIANZA

le emozioni dentro il cibo

storia di M.M.

Sono una ragazza con un disturbo alimentare da molti anni, da così tanti che ho l’impressione che sia nata con me. Ritornando in dietro con la mente non c’è un solo ricordo, una sola emozione che non sia legato al cibo. Ero poco più di una bambina quando sono iniziate le prime abbuffate,la ricerca affannosa di qualcosa da mangiare, le bugie dette agli altri ma soprattutto a me stessa. Tante volte guardandomi allo specchio mi sono detta, da domani basta.

Quante diete, iniziate e lasciate poco dopo, mi hanno fatto sentire ogni giorno sempre più inutile, depressa, sconfitta e mi hanno fatto odiare. Vedevo le altre ragazze, belle, sorridenti sempre a proprio agio in mezzo agli altri. Io sempre in disparte cercavo di essere invisibile, per non essere giudicata. Spesso i ragazzi sanno essere spietati e puntualmente mi venivano fatti apprezzamenti cattivi, e ridevano di me.

Purtroppo questo succedeva anche con quelle persone che più di chiunque altro mi dovevano amare per quella che ero e non per il mio aspetto fisico, i miei genitori. Ho sempre cercato l’aiuto, la loro comprensione, ma soprattutto un pò d’amore.

Sono sempre stata una bambina brava, mai nessun capriccio, poi un’adolescente silenziosa e responsabile, ubbidiente. Questo però non è bastato a farmi sentire amata come volevo io, dai miei genitori. Sono due persone eccezionali, e mi vogliono un bene immenso, ora grazie alla psicoterapia l’ho capito, ma non sono riuscite a starmi vicino nei dovuti modi, nel momento più importante della mia vita. Sono sempre stati molto occupati a lavorare per non farmi mancare niente, la sera erano troppo stanchi per ascoltarmi, o forse a loro non importava quello che succedeva nella mia vita e non si sono accorti che io volevo semplicemente essere amata e accetta da loro. Volevo che mia madre si fermasse un attimo a chiedermi perché passavo pomeriggi interi da sola a piangere, perché c’èra sempre quella tristezza nel mio sguardo. Volevo essere abbracciata e accettata da mio padre. Invece tra noi ci sono stati sempre e solo tanti silenzi e incomprensioni. Nella mia mente c’erano tante domande che aspettavano una risposta che mi aiutasse a capire, a crescere. I miei, però, per non porsi il problema hanno scelto la via più facile, forse quella più immediata, quella del silenzio. Sono così cresciuta con tanti dubbi, paure, mi sono data da sola le risposte che cercavo. 

Volevo con tutta me stessa che almeno la mia famiglia mi considerasse una persona con un cuore e un’anima e non guardasse solo la quantità di cibo che mangiavo, o il mio peso. Avevo bisogno della mia famiglia per riempire quel vuoto e quella solitudine che sentivo ogni giorno più forte dentro di me, quella sensazione di essere sempre fuori posto, inutile.

Ma non c’èrano mai, così ho trovato nel cibo un amico, sempre disponibile, sempre presente, un amico che non mi tradiva e che mi regalava un minuto di felicità. Troppo tardi mi sono accorta che il cibo mi aveva ingannato, che era diventato per me un’ossessione una trappola, ma soprattutto che non mi riempiva il vuoto d’amore ma solo lo stomaco. E puntualmente, dopo ogni abbuffata, mi sentivo un fallimento, aumentando ancora di più l’odio che provavo verso me stessa e vomitavo tutto quell’odio, il rancore e la sconfitta che bruciava dentro di me.

Ora che ho intrapreso la via della guarigione, ho compreso che il cibo non può risolvere un problema che non è fisico ma è dell’anima, ho accettato molti eventi negativi, che sono capitati, ho accettato soprattutto che per colpa della mia malattia io mi sia procurata ferite indelebili. Anche se quando ci penso ancora fa male, tanto, credo che con il tempo il dolore lasci il posto alla comprensione e al perdono.

La cosa più difficile ora è trovare il modo di amarmi, se esistesse una pillola che faccia aumentare l’autostima e l’amore per me stessa la prenderei subito, ma non è così facile purtroppo, io ancora non riesco ad amarmi forse perché quella solitudine, quel vuoto è ancora forte dentro di me o forse perché come quando ero bambina aspetto ancora e spero che i miei genitori riescano ad amarmi e ad accettarmi per quella che sono, con i miei pregi e i miei difetti, ma soprattutto anche con qualche chilo di troppo.

Io ci sto provando con tutte le forze. Se loro non ci riescono voglio farcela io, voglio amarmi perché credo di meritarlo come tutti, perché ho sofferto abbastanza e anche se la strada è ancora lunga, se non riesco a mangiare proprio correttamente e il cibo mi fa ancora paura, se ci credo fino in fondo e mi pongo l’obbiettivo di farcela per la prima volta sarò io a vincere sul cibo e non ne sarò più prigioniera

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