C’ è qualcosa di più misterioso dietro gli occhiali di questo strano scoiattolo raffreddato che mi accoglie in una bella casa milanese. C’è qualcosa di più sofferto dietro il suo sorriso azzurro. Insomma, c’è qualcosa di più difficile dietro la prosa all’apparenza semplice di Susanna Tamaro, scrittrice leggenda da 15 milioni di copie nel mondo (Va’ dove ti porta il cuore) e oggi di nuovo sull’onda per il successo di due libri insieme: il romanzo Per sempre, uscito qualche mese fa per la Giunti, e la raccolta di saggi L’isola che c’è (edizioni Lindao). Sì, perché se poi le parli, se poi la leggi, se poi l’ascolti alla radio(per esempio il suo ultimo intervento a Radio news 24), Susanna Tamaro diventa, in fondo, tutto quello che non sembra.
Non è uno scrittore graziato solo dal genio del buonsenso, come i suoi critici la descrivono, non è una vera omosessuale come molti credono, forse non ha neppure un carattere mite e soave. E questo dondolare tra successo travolgente e vuoti, fra innamoramenti folli per le sue scritture e gli odi di certi intellettuali trinariciuti, non le ha mai lasciato il tempo di sopire la sua fame di scrivere, né di assumere i tic insopportabili di certi divi narcisi della penna (o di quelli che si credono tali). Ai salotti e ai palcoscenici Tamaro preferisce le serate davanti al camino con i suoi cani, gli incontri con gli animali del bosco e la felicità di quel vecchio trottatore che, invece di finire al macello, oggi corre libero nel suo pascolo. Ma la letteratura è anche vetrina e due libri insieme incuriosiscono parecchio.
Cara Susanna, meno male che aveva parlato di «pace dei sensi letterari»…
Ero in buonafede. Sentivo che il ciclo della mia letteratura fosse finito, e invece questi libri sono arrivati davvero inaspettati. Come quando sei convinta di avere la menopausa e d’un tratto scopri che sei incinta.
E pure doppiamente incinta. Cominciamo dal primo figlio, cioè da «Per sempre», romanzo d’amore inondato di autobiografia: Zara, luogo vicino alla sua infanzia, Matteo, il protagonista, con le sue radici contadine….
E pensare che quel libro era nato come un’autobiografia spirituale. Ero partita come una furia con la prima persona, poi ho buttato via tutto e tricchete e tracchete i personaggi scappavano via dalla penna con una naturalezza e una felicità immense. C’è molto di me nella storia di Matteo, ma sono anche Nora. Vede, a Zara avevo due zii e mio nonno mi portò alle loro nozze di diamante. Erano stati insieme 60 anni e lei, bellissima, si chiamava proprio Nora. Vicino a loro si respirava un’armonia sublime, un senso perfetto dell’unità. È stata forse la prima volta in cui ho incontrato l’amore per sempre.
E lei l’amore per sempre l’ha provato? Nei panni di Matteo o di Nora?
Anche lei alla ricerca disperata, e un filo preoccupante, mi perdoni, del colore dei miei desideri sessuali. L’ho già detto alla radio, ma con lei sarò più illuminante, contenta?
Dipende.
Susanna Tamaro è un essere oscenamente e perfettamente eterosessuale. Nel mio passato, alquanto buio, ho incontrato molti individui maschili. Purtroppo la mia esistenza è costellata da delusioni profonde e da abbandoni. Del resto anche in tutti i miei romanzi si respira l’infelicità di storie d’amore dolorose con gli uomini… Poi mi sono stancata. La mia vita di oggi invece la divido serenamente e bucolicamente con un’amica meravigliosa e maternale. Dove sta scritto che l’affetto non possa essere un sentimento più appassionante del sesso? Del resto questa è anche la condizione ideale per uno scrittore. Chi scrive è peggio di un mago. Quando comincia un libro, sparisce dentro le sue pagine. Ma nessuno sa quando riaffiorerà da quel terribile divertimento. Un uomo difficilmente sopporta tale tradimento. Una donna sì.
Ha detto anche che non crede nei matrimoni gay.
E allora? Non ci credo, non mi piacciono. Li trovo umoristici. L’hanno detto Paolo Poli e poi Franco Zeffirelli… Essere gay vuol dire stare al di là. È stata, e rimane, una meravigliosa forma di anarchia sociale e sessuale. Perché vogliamo incarcerarla dentro ridicoli schemi borghesi? Perché? Perché?
Va bene. Torniamo a «Per sempre». Nel suo romanzo racconta come un uomo può perdersi nel dolore ma anche rinascere.
Come Matteo anche io ho toccato il fondo. Tanto che ho pensato di togliermi la vita. Ma poi ho trovato la redenzione nella forza della natura che spiega il mistero della vita. Questo libro parla agli uomini interessati. Degli altri non mi interessa. Sono tutte maschere, tutti commissari di polizia.
In «L’isola che c’è» lei dice «con gli animali condividiamo la fragilità dei viventi».
Certo che sì: sia loro sia noi siamo sottoposti allo scandalo della morte. Ma loro ci arrivano sempre puri e immacolati. Noi no. Da bambina vedevo passare da casa mia camion e camion che venivano dall’Est. Dentro, fra le sbarre, occhi terrificati di mucche e maiali che sentivano già l’odore della morte. Il mistero del dolore innocente degli animali mi ha perseguitato per la vita. Per questo lotto come posso contro allevamenti intensivi, canili lager e massacri di animali da pelliccia. Marguerite Yourcenar diceva: «Ogni volta che vedo una signora in pelliccia penso a una cagna che ha perso il padrone». Ecco, io pure. Così oggi vivo in campagna circondata dal tripudio di animali liberi: asini parlanti, cani festanti, cavalli, mucche e un coniglio così meravigliosamente vecchio da aver gli occhi velati dalla cataratta. Sarà una goccia, ma anche l’oceano è fatto di gocce.
Tutti e due i suoi gemelli, «Per sempre» e «L’isola che c’è», urlano il loro bisogno di «un mondo migliore». La necessità di tornare a vivere di semplicità. È il leitmotiv di Tamaro: pensieri semplici che fanno pensare a grandi temi. Nella sua «Isola» c’è perfino una lettera a Gesù Bambino: non avrà spinto troppo l’acceleratore sui buoni sentimenti?
Detesto i buoni sentimenti. Però mi piace provocare l’intellettuale ideologico. In questo rivendico il mio ruolo di Cenerentola che distribuisce buonsenso antropologico. A proposito di Gesù Bambino, io stessa gli ho chiesto di riportare in questo Paese la coscienza dell’ombra, di far rinascere, lui che può, il senso del peccato. Perché l’abbiamo totalmente perduto. Affogati come siamo in questo mondo di narcisismo freddo e pericoloso.
La crisi, la politica: contenta del cambiamento coi tecnici?
Ha presente la Danimarca? Beh, loro hanno mandato a casa il loro governo di neppure quarantenni per sostituirli con una classe politica ancora più giovane. Io in Italia farei la stessa cosa, altro che! Rimane che i partiti sono la zavorra che ha fatto affondare questo Paese. La manna della corruzione. La fecondazione di tutto il marcio.
Lei ce l’ha sempre avuta pure con le femministe e con gli anni Settanta. Non salva neppure una donna in politica? Un po’ radicale, signorina Tamaro, o no?
Non mi pare di aver mai attaccato le mie amiche femministe. Certo non possiedo un afflato militante e trovo che gli anni Settanta siano stati un vero tsunami. Invece salverei volentieri Emma Bonino e con lei Giorgia Meloni e infine Matteo Renzi. Perché parlano di realtà atroci e le combattono con battaglie vere. Non si confondono in nebbie ideologiche che lasciano gli italiani dentro nuvole di nebbia color nero seppia.
Nell’«Isola» lei parla anche di indignados e sempre in modo un po’ bacchettone: «Ho visto in uno dei tanti cortei un ragazzo che invitava a ribellarsi alla scuola dei padroni, un armamentario che speravo scomparso per sempre».
Scusi, chi sarebbero i nostri padroni di oggi? I cinesi per caso? E che ne sanno di loro i ragazzi dei cortei? Il dubbio è che pochi di loro conoscano davvero l’oggetto del desiderio della rivoluzione e che gli slogan distruttivi siano solo una divisa del branco. Gli adolescenti hanno tutto il diritto di indignarsi. Ma per il cinismo sinistro che gli abbiamo regalato come Vangelo. E anche perché, per pigrizia e demagogia, troppi genitori sono diventati gli zerbini dei loro figli.
È vero però che ci sono ancora insegnanti straordinari.
Vero. Ma sono come i salmoni, nuotano controcorrente. Infine, perché nessuno parla dei poveri bambini letteralmente intossicati dalle informazioni? Informati vuol dir forse preparati? I figli di oggi sanno tutto sulle piogge acide ma un piffero sui decilitri e i millilitri. La verità è che il cervello di questi piccoli, affidato spesso a balie elettroniche, finisce per veder frantumata qualunque possibilità di vera attenzione.
Susanna Tamaro, quale grande scrittore del passato e del presente avrebbe voluto essere?
Quale scrittore vorrebbe, anzi potrebbe, essere secondo lei una che ha scritto un libro su uno scoiattolo? Solo e semplicemente se stessa.
Inviato da: indyveg
il 11/06/2013 alle 17:57
Inviato da: August05
il 18/10/2012 alle 14:45
Inviato da: pantouffle2011
il 17/10/2012 alle 17:10
Inviato da: Little_Lebowsky
il 14/05/2012 alle 10:41
Inviato da: August05
il 03/04/2012 alle 10:19