Orientestella
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Post N° 67
Zanskar 2008
eccomi di ritorno, sono passati alcuni giorni dal mio arrivo in italia dopo questo spettacolare trek nel nord dell'India.
é stato un viaggio intenso ed affascinante; ho conosciuto tanti popoli, tante valli, tanti fiumi, ho riscoperto un'altra India.
A presto sul blog e su You Tube per un bel resoconto sulle mie impressioni ed un bel report fotografico.
Julhè
Ki ki so so Larghialòò
Nello Zanskar
Shangri-La dell’Himalaya indiano
Agosto 2008
Ed ecco che un’altra volta il viaggio ha inizio…
Il mio cuore chiede ancora l’India, vado al nord in Himalaya
in Ladakh, nello sperduto Zanskar.
Siamo un gruppo di amici che amano montagna ed oriente e la
maggior parte di loro li conoscerò in viaggio.
10- Si parte, sono in volo sopra le terre d’oriente e tra
poco si scenderà a New Delhi nella calura di una notte indiana. Sono in India,
ne sento l’odore inconfondibile e mentre ci spostiamo all’aeroporto nazionale
piano piano mi abituo al suo caos, alla pelle umida di sudore.
Dopo alcune ore sulle scomode panche di questo aeroporto una
voce dall’altoparlante ci chiama: parte il volo per Leh. Decolliamo ed in
un’oretta siamo alla meta, una vertiginosa virata su una valle arida e deserta
ed ecco spettacolare la collina dove sorge Leh.
Siamo sulle “terre alte” e mentre raggiungiamo in bus il
centro, questa aria fine ci dà il benvenuto nel Piccolo Tibet.
12- I primi giorni servono ad acclimatarci alla quota e li
passiamo nella valle a visitare importanti monasteri. Quello di Hemis sorge in
un luogo meraviglioso a sud e con la sua numerosa comunità monastica è uno dei
più importanti. Vengo chiamato al suo interno dalle litanie sacre dei monaci in
preghiera e mi perdo in questa magica atmosfera. Attorno a me statue, thanka e
quell’odore caratteristico di burro ed incensi….
Ritornando verso Leh si ammira Thikse Gompa aggrappato su
una collina e più avanti Shey Gompa con la sua gigantesca statua del Buddha del
Futuro. Salgo poi sulla collina che sovrasta la città e dal suo antico Gompa
saluto il suo panorama e guardo lontano; sul lungo viaggio che mi attende.
13- La meta ora è Padum. Questo sperduto paesino è la
capitale dello Zanskar; lo Shangri-La, la terra nascosta che conserva ancora
tanti segreti e tante magie.
Un viaggio lungo e tortuoso che ci condurrà in bus prima a
Kargil. I panorami sono da subito mozzafiato con paesaggi lunari che lasciano
spazio ad oasi verdi dei villaggi ladaki. La strada è un continuo saliscendi ed
attraverso vari passi ci conduce sino all’anonima Kargil.
14- Si parte all’alba con destinazione Padum. Oggi si
prevede un trasferimento bello tosto e si arriverà col buio. La strada che
risale la valle entra ben presto nel territorio dello Zanskar proponendoci
viste magnifiche sul gruppo del Nun – Kun, entrambe splendide vette oltre 7000
mt. Ogni tanto qualche sperduto villaggio di pastori ed agricoltori impegnati
nella raccolta del grano. La strada non permette velocità per il suo fondo
sconnesso e quindi ci vorrà del tempo prima di giungere al Pensi-La a quota
4500 mt da dove si apre un palcoscenico su tutta la valle e sul gruppo degli Z.
Qualche Chorten, un Monastero e tanti km di valle da
percorrere. Incontriamo due biker catalani che provengono da Manali. Veramente
un avventura fenomenale.
Alle prime luci della sera ecco Padum, siamo abbastanza
stanchi ma dentro vi è euforia per il trek che dobbiamo iniziare. Julhè
15- Oggi giornata di sosta a Padum dove al mattino
partecipiamo alle celebrazioni della Festa di Liberazione con affluenza
massiccia di tutti gli abitanti della valle. Bella la cerimonia ed altrettanto
il contatto con la popolazione locale che vive con entusiasmo la festa.
Poi nel pomeriggio si va a Sani nel suo antico Monastero e
dopo aver assistito ad una cerimonia religiosa al suo interno si và curiosi ad
assistere nel cortile esterno ai preparativi delle danze sacre che ci saranno
domani.
16- Nello Zanskar è grande festa e qui al monastero di Sani
per il Naro Nasial Festival sono arrivati dai più remoti villaggi per poter
assistere alle danze. Questa cerimonia si celebra in questo luogo da secoli ed
è emozionante essere qui tra la gente zanskara con atmosfere, suoni ed odori
indimenticabili. Una giornata intensa che vale da sola il viaggio e fino a sera
si resta con loro, con questo popolo stupendo, tra danze , suoni e tanti
sorrisi.
CENNI SUL NARO NASIAL, IL FESTIVAL DI SANI
La regione
dello Zanskar ha una tradizione buddista sorprendentemente antica. Secondo la
tradizione orale il
grande Guru Padmasambhava meditò a lungo qui nell’VIII secolo e sui monti che
sovrastano il monastero
di Sani vi è un suo veneratissimo eremo. Chi ha dimestichezza con il mondo
himalaiano prende sempre
queste indicazioni con un po’ di scetticismo; stanti le tradizioni locali,
sembrerebbe che ogni grotta sia stata
visitata da questo amatissimo essere, considerato un secondo Buddha, che fu
fonte di ispirazione per tutte
le scuole tibetane: spesso è infatti la devozione delle persone che, in
perfetta buona fede, le porta a
riconoscerne il passaggio – si dice infatti che Egli si sia manifestato ai
devoti con innumerevoli corpi di
luce. E’ però indubbio che il buddismo giunse in questa regione himalaiana
prima che nel Tibet
centrale, e
prova di questo ad esempio è la statua rupestre di Mulbeck che rappresenta il
Buddha del prossimo
ciclo, Maitreya, che molti archeologi considerano essere non più tarda del V
secolo. In effetti queste
remote regioni offrivano luoghi di ritiro ideali per i mistici provenienti
dalla valle del Kashmir e in generale
dall’India.
Una delle
figure storiche che soggiornò a lungo in Zanskar fu Naropa, che nell’XI secolo,
dopo essere stato Abate di
Nalanda, l’università monastica indiana più importante di quei tempi, per realizzare
pienamente gli
insegnamenti mistici ricevuti dal suo Guru Tilopa dimorò in ritiro all’eremo di
Dzongkul, vicino a Sani. Naropa è
importantissimo nella tradizione tibetana, essendo anche l’autore del testo
esoterico sui sei yoga, che
funge tutt’ora da riferimento per gli yogi tibetani ed i praticanti tantrici ed
è uno dei testi principali
della tradizione Kagyupa. Quando Naropa concluse il suo lungo ritiro a
Dzongkhul e si apprestava
ad andarsene, la popolazione di Sani e i monaci di questo antico monastero lo
implorarono di restare;
egli non poté accontentarli, ma lasciò una minuscola immagine di sé, grande
come un chicco di
grano,
all’abate di Sani, dicendo che questo oggetto avrebbe sostituito la sua
presenza fisica. La minuscola
statuetta crebbe da sola di dimensioni, diventando grande più di una spanna,
fatta di oro e abbellita
con pietre preziose, e venne custodita e venerata a Sani per i secoli seguenti.
Quando giunsero i musulmani
nella valle uno di questi la trafugò, ma ebbe paura del suo atto perché la
gente della valle insorse
furibonda, e quindi per liberarsene la gettò nelle acque del fiume Doda, dove
venne poi miracolosamente
ritrovata sulla riva da un monaco. Da allora la statua viene tenuta chiusa in
un tempietto all’interno
delle mura che delimitano il recinto sacro di Sani, adiacente allo stupa che
contiene i resti di Kanishka,
un maestro che visse intorno all’anno mille, e viene esposta una sola volta
all’anno, durante il Naro
Nasial.
Il Naro
Nasial richiede una lunga preparazione da parte dei monaci di Sani, che sono
discepoli in linea di trasmissione
orale del maestro Naropa, i quali eseguono nei giorni precedenti cerimonie
religiose, rese accattivanti
dall’uso di strumenti tradizionali e canti dai toni bassi. Il giorno
antecedente l’apertura del tempio di
Naropa vengono eseguite diverse danze in costume, tra cui la danza dei cappelli
neri (Sha-NaCham) e dei
tamburi (Sha-Na Nga Cham), per purificare in modo adeguato il luogo. Nel
secondo giorno al mattino
alcuni monaci siedono di fronte al tempietto di Naropa recitando preghiere in
onore del maestro e nel cortile
antistante il tempio (sul lato opposto) continuano con le danze.
Tradizionalmente il Naro Nasial non
prevedeva la parte del Cham (danze rituali), queste furono introdotte verso la
metà del secolo scorso su
richiesta della gente del villaggio; la danza delle otto manifestazioni di Guru
Rimpoce (Guru Tshen Gye) che si
svolge nel secondo giorno è stata l’ultima ad essere introdotta e infatti le
maschere utilizzate sono particolarmente
naif e di evidente recente fabbricazione. Il Naro
Nasial, la grande celebrazione in cui viene evocata la presenza di Naropa,
arricchita dal Cham, è un momento
molto bello per cogliere la freschezza della gente di Sani, che ha un trasporto
forte e naturale
verso i saggi della loro tradizione religiosa. Per Naro Nasial, ovvero per
l’incontro con il grande maestro
Naropa, si aggregano proveniendo anche da molti remoti villaggi dello Zanskar,
sfoggiando i propri
costumi tradizionali e creando una piccola folla immersa in un momento di
devozione comune ma anche in
commerci e in un’allegra convivialità.Il luogo,
Sani, è costituito da un bel villaggio e dall’antico monastero, costruito su di
un tratto pianeggiante
della valle secondo la consuetudine dei luoghi di culto più antichi di queste
regioni (vedi ades. Alchi o
Tabo in Spiti). Nella penombra mistica all’interno del tempio si trovano
bellissime statue ed alcuni
affreschi attribuiti a Zadpa Dorje.
attraverso valli e passi; nei pochi villaggi che incontreremo non vi sarà luce
ne telefono, saremo finalmente isolati in questo fantastico Shangri-La.
Ieri verso sera con un breve
tragitto siamo giunti al nostro primo campo sulla riva del fiume e la luna
piena ci ha dato il benvenuto. Stamane saliamo al villaggio di Karcha dove dal
suo arroccato monastero possiamo ammirare la vastità della valle di Padum
accerchiata da picchi innevati. Seguendo poi il fiume percorriamo la lunga
distesa di una valle arida e calda sino a giungere assetati al nostro campo di
Pishu dove una soffice erbetta sul bordo del fiume mi farà da materasso per
questa notte in tenda.
18- Altra bella tappa oggi lungo
il fiume Zanskar con vari su e giù iniziali. Il sentiero è molto polveroso con
molte zone di sabbia fine. Si incontra a metà strada il bel villaggio di Pidmo
dove ammiro la vita rurale con battitura del raccolto con gli yak. Sempre
percorrendo il bellissimo greto del
fiume si giunge nei pressi di Hanumil dove risaliamo fino al nostro campo.
19- Oggi sono 44 anni portati
benissimo..!!! Giornata come al solito stupenda.
Percorriamo la riva del fiume
finché si restringe diventando canyon e quindi iniziano le prime vere salite
del trek con una bella rampa che sale al passo a 3950 mt con vista maestosa
sulle gole e la valle sottostante. E così con susseguirsi di panorami e salite
arriviamo al campo di Netche stroncati dall’ultima rampona sotto un sole
cocente.
20- Si percorre in salita un
susseguirsi di dolci gole che con percorso mai ripido ci portano sulla cresta
del passo a quota 4900. la vista sulle valli è strepitosa e già vediamo il
lungo tragitto che ci attende. Con ripidissima discesa divalliamo sino a 4000
mt e poi con ripido traverso esposto giungiamo al passo a 4300 mt. Ora il lungo
percorso che mi manca è ben visibile ed il panorama è di straordinaria
bellezza. È un susseguirsi di villaggi e campi coltivati; contadini ci offrono
Zankpa e noi ricambiamo con sorrisi e dei dolcetti. Siamo oramai a Lingshed
dove montiamo il campo vicino al Gompa accolti dai monaci che ci invitano nel
monastero. Con le mie nozioni mediche poi aiuto un giovane novizio che ha una
brutta ferita ad una mano.
21- Parto il mattino un po’ giù di
tono ma presto mi ripiglio e sulle dure rampe di un passo che ci porta a 4800
mt do’ il meglio di me e ne vale la
pena vista la meraviglia che mi circonda. Giunto al campo nel pomeriggio ne
approfitto per piccolo bucato e lavaggio gelido nel fiume. Brrrr
22- Si parte oggi per affrontare
il passo più alto del trek, il SingiLa quota 5400 ca.
il tempo è discreto ma
avvicinandomi al colle mi fa compagnia del nevischio ed un bel vento gelido.
Poi man mano che arrivano gli
amici la situazione migliora regalandoci anche del sole per poter ammirare
meglio la valle e le montagne circostanti. Siamo ora immersi in una lunga valle
che ci fa da scenario fino a Protoskar. Il nostro campo è sulla riva del fiume
e si può ammirare il villaggio abbarbicato su una rupe con sopra maestose
pareti rocciose. A sera ritornano dai pascoli le greggi di capre ed alcuni
pastori con relative famiglie vengono a farci visita incuriositi.
23- Partenza mattiniera come al
solito e subito una bella salita per l’ennesimo passo sopra ai 5000 mt. Oramai
mi sono abituato alla meraviglia di questo posto ?? Solo in parte, ogni momento
qui regala emozione. Un poco di pioggerella prima di giungere ad Hanupata serve
a vivacizzare il montaggio delle tende. Siamo immersi in una valle di campi
coltivati circondati da montagne colorate e dalle forme irreali; il fiume che
scorre scandisce il tempo. Faccio il bagno nelle sue acque gelide
nell’atmosfera magica e mistica del tramonto. Julhè
24- Da Hanupata partiamo all’alba
e dopo aver attraversato il villaggio ci immergiamo nelle fantastiche ed
impressionanti gole che ci accompagneranno per buona parte della giornata. Un
ambiente maestoso e precario dove la natura regna sovrana. Giunti a Franjla la
valle si apre ed offre un po’ di verde sul bordo del fiume. Altri 10 km con
belle panoramiche e siamo al villaggio di Wamla con il suo caratteristico gompa
arroccato ed i famosi artigiani del legno intarsiato dai quali faccio ottimi
acquisti.
25- All’alba salgo al gompa per la
preghiera del mattino, incrocio lo sguardo con il monaco assorto nei mantra ed
ascolto i suoni dal villaggio sotto che si stà svegliando. Tutto è
meravigliosamente semplice e straordinario.
La tappa di oggi ci porta a salire
l’ultimo passo del trek e poi giù verso una zona coltivata; giunti nei pressi
di alcuni chorten si svolta a sinistra ed ecco la magica visione del monastero
di Lamayuru arroccato sopra di noi. Siamo arrivati, il trek è finito.
Piazzate le tende ci avviamo al
gompa per le cerimonie della sera e per la commovente puja in memoria del papà
di Alessandro scomparso di recente.
Un bel tramonto ed una cena tutti
assieme concludono questa splendida giornata.
26- Da Lamayuru con delle jeep si
và verso Leh non prima di aver visitato l’antico monastero di Alchi. Stupendo
tutto il complesso con pitture e statue di straordinaria bellezza.
E poi via nella polvere dello
sterminato altopiano sino a giungere in città dove gironzolo per il bazar,
chiamo casa ed aspetto la meravigliosa cena della sera…
27- Salgo all’alba allo stupa di
Shanti ed in questo luogo mistico aspetto che il sole nasca ed illumini la
valle e le montagne circostanti. Sono felice e sereno. Il mondo è questo, il
mondo e qui.
Poi la giornata scorre nel bazar e
si conclude in guest house con un gustoso pollo tanduri.
28- Oggi si vola a Delhi dove una
calura afosa ci accoglie. Dopo aver abituato un po’ il fisico a queste
temperature porto Sandro a spasso per i quartieri di Old Delhi. Ne rimane
entusiasta e continuiamo a girare finché non siamo sfiniti.
29- Giornata calda anche oggi che
dedichiamo alla visita dei luoghi principali della città; e così dopo Quatab
Minar, Tempio del Loto, la grande Moschea ed il Forte Rosso mi perdo nella
canicola e nei labirinti dei vari mercati riscoprendo la vera anima di questa
amata India.
E quando ormai giunge notte si va
in aeroporto per il volo verso l’Europa.
30- Il viaggio di rientro è filato
via liscio. A Linate riabbraccio la mia Paolina e poco dopo il Matty e tutti
gli altri.
È stato il viaggio che volevo, ne
sono soddisfatto.
L’India non delude mai chi la ama.
L’Oriente continua ad essere il
paradiso della mia piccola anima.
Ki Ki So So Larghialooo.
Julhè Sergio
Nelle
solitarie pietraie tra le montagne
c'è
uno strano mercato:
puoi
barattare il vortice della vita
per
una beatitudine senza confini.
Milarepa
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Nickname: orientestella
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Età: 61 Prov: EE |




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