Creato da geko1963 il 24/04/2007
Una prospettiva deviante
 

Contatta l'autore

Nickname: geko1963
Se copi, violi le regole della Community Sesso: M
Età: 62
Prov: TO
 

Cerca in questo Blog

  Trova
 

FACEBOOK

 
 

Tag

 

LE MISURE ALTERNATIVE AL CARCERE

BOX IN COSTRUZIONE

 

Area personale

 

Ultime visite al Blog

Windnessavv.mariangelaorioliZENO60gourmetvbclioservicestudiolegaletripepicarlorzauliGiuliaBZcartoleria.screncizoa2lazaratinaraccugliab550libertypdbiagioummarinoelenatognaro0000
 

GLOSSARIO CARCERE

IN COSTRUZIONE

 
Citazioni nei Blog Amici: 8
 

Archivio messaggi

 
 << Maggio 2026 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31
 
 

Chi può scrivere sul blog

Tutti gli utenti registrati possono pubblicare messaggi e commenti in questo Blog.
 
 
 

 

« Messaggio #2                        ... »

Parole in libertà

Post n°3 pubblicato il 22 Giugno 2007 da geko1963
 
Foto di geko1963

Nel recinto del tempo perduto si sconta il debito penale. La comunità si fa rimborsare il reato con lo spreco della vita rinchiusa. Ma non le basta la pena espiata fino al termine assegnato. Contro il colpevole essa conserva intanto il rancore, come al giorno uno. Per la comunità il detenuto è tale anche dopo il rilascio, avanzo da discarica.

La prigione non rieduca i prigionieri ma neanche i carcerieri, recidivi nel rancore. La comunità che impone il riscatto del tempo rinchiuso, non ammette redenzione. Il debito è sempre insolvibile. Perchè questa comunità nostra è ammalata di carcere. "Vagli a spiegare che è primavera \ Ma poi lo sanno, ma preferiscono \ vederla togliere a chi va in galera". De Andrè si è impicciato di prigioni.

Questa comunità nostra esalta il carcere, lo somministrerebbe anche per le infrazioni stradali, come si fa nella scrupolosa America, patria di tre milioni di detenuti fissi.

Questa comunità nostra si droga di galera altrui, sedativo dei suoi incubi. Ci sbatte dentro un terzo di stranieri, un terzo di tossici, un terzo di altro e frulla il tutto al diavolo. E' il censo a stabilire chi sta dietro ai cancelli o fuori, non il reato. La prigione non è l'ultimo gradino. Al di sotto esistono i Centri di Permanenza Temporanea, campi di concentramento per stranieri senza colpa penale, comunque privati di libertà, senza neanche i minimi diritti dei prigionieri, come l'assistenza medica e legale.

Questa comunità nostra si barrica contro le voci degli "umiliati e offesi", come recita il titolo di Primo Levi, buono da leggere, facile da dimenticare. Allora si è nel punto morto di giustizia e pietà, che sempre vanno insieme alla malora.

Si è nel punto in cui resta l'invettiva a contrappeso. La mia è: diritto di fuga da queste reclusioni, dalle prigioni, dai CPT, dai manicomi, dagli zoo (questa magari piace), dalle gabbie appese fuori dai balconi, dai laboratori delle cavie, diritto di clandestinità, di nascondersi, essere latitanti, fare carte false.

La reclusione è marcia e fa marcire la società che se ne vanta. Un giorno spariranno le prigioni, come tutti gli edifici del tempo, spariranno come gli altoforni della siderurgia piazzati sulla perfetta baia di Bagnoli. Resteranno capannoni vuoti, opera dell'industria del tempo buttato. I superstiti venuti dopo si chiederanno: servivano a cosa? A niente, a ridurre a niente il tempo da scontare.

Erano annientatori di tempo? Si, la loro religione richiedeva sacrifici umani, non sopra agli altari, ma nei cunicoli sbarrati. Staccavano dalle esistenze quarti di vita e li annientavano. Rabbrividiranno di disgusto di noi.

        tratto da Progetto "fotografia ed esperienza" (convivenze), di Erri De Luca, 02/05.

 
 
 
Vai alla Home Page del blog

IL MITO

 

HASTA SIEMPRE COMANDANTE GUEVARA

Il potere ha sempre paura delle idee e per arginare la lotta degli sfruttati comanda la mano di sudditi in divisa e la penna di cervelli sudditi. Assassinando vigliaccamente il Che lo hanno reso immortale, nel cuore e nella testa degli uomini liberi. Negli atti quotidiani di chi si ribella alle ingiustizie. Nei sogni dei giovani di ieri, di oggi, di domani!     

 

ART.1 L. 26 LUG 1975, N. 354

Il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona.

Il trattamento è improntato ad assoluta imparzialità, senza discriminazioni in ordine a nazionalità, razza e condizioni economiche e sociali, a opinioni politiche e a credenze religiose.

Negli istituti devono essere mantenuti l'ordine e la disciplina. Non possono essere adottate restrizioni non giustificabili con le esigenze predette o, nei confronti degli imputati, non indispensabili a fini giudiziari.

I detenuti e gli internati sono chiamati o indicati con il loro nome.

Il trattamento degli imputati deve essere rigorosamente informato al principio che essi non sono copnsiderati copevoli sino alla condanna definitiva.

Nei confronti dei condannati e degli internati deve essere attuato un trattamento rieducativo che tenda, anche attraverso i contatti con l'ambiente esterno, al reiserimento sociale degli stessi. Il trattamento è attuato secondo un criterio di individualizzazione in rapporto alle specifiche condizioni dei soggetti. 

ART. 27 COSTITUZIONE

La responsabilità penale è personale.

L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalla legge (La pena di morte non è più prevista dal codice penale ed è stata sostituita con la pena dell'ergastolo)

 

TESTI CONSIGLIATI

Sociologia della devianza, L. Berzano e F. Prina, 1995, Carocci Editore.
Asylums. Le istituzioni totali: i meccanismi dell'esclusione e della violenza,
E. Goffman, Edizioni di Comunità, 2001, Torino.
Condizioni di successo delle cerimonie di degradazione
, H. Garfinkel.
Perchè il carcere?,
T. Mathiesen, Edizioni Gruppo Abele, 1996, Torino.
Il sistema sociale,
T. Parsons, Edizioni di comunità, 1965, Milano.
Outsiders. saggi di sociologia della devianza,
Edizioni Gruppo Abele, 1987,
Torino. La criminalità, O. Vidoni Guidoni, Carocci editore, 2004, Roma.
La società dei detenuti, Studio su un carcere di massima sicurezza,
G.M. Sykes, 1958. Carcere e società liberale, E. Santoro, Giappichelli editore, 1997, Torino.

 

 

 

 


 

 

 

 

 
Citazioni nei Blog Amici: 8
 
 
 

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963