HeAvieR ThAN HeAveN
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Tutto passa...
è strano pensare come un giorno sia tutto rosa e fiori e quello dopo l'anticamera dell'inferno. Se c'è una cosa di cui ho veramente paura è restare sola. Faccio i conti con questo da sempre ed è forse legato al fatto che quando sono nata, come dire, non è stata una grande festa; niente sorrisi, niente esulti, niente fiocchi rosa appesi al portone, ma soprattutto nessuna mamma che impara a conoscere sua figlia. Pochi mesi in questo limbo, pochi mesi vissuti come un pacco postale da cedere al migliore offerente... pochi mesi che hanno segnato la mia vita. E sembra una maledizione, sempre e comunque, l'epilogo è il medesimo, io che annaspo alla ricerca di un abbraccio sincero, un abbraccio amico (o solo materno?).
La storia si ripete e nuovamente vago irrequieta in casa mia, una casa che sento mia allo stesso livello di quelle che vedo giù in strada. Sfortuna o destino? Non saprei dirlo, forse un mix letale delle due cose, che porta le mie relazioni (di ogni genere) a finire... prima o poi. E sarebbe meglio prima a quest punto, perchè involontariamente quando mi affeziono a una persona e ripongo fiducia in questa, dentro di me un piccolo spazio diventa suo.
Eravamo un bel gruppo, cinque amiche diverse tra loro, cinque amiche con cinque caratteri totalmente diversi... forse quello che differiva in modo più eclatante era il mio e certe volte mi sentivo non capita, non apprezzata, non come loro. Importava poco. Percepivano di me solo lo strato in superfice, alcune qualcosa di più, ma ciò che contava veramente erano quelle risate con le lacrime agli occhi e quelle piccole grandi avventure che non ci stancavamo mai di commentare ancora e ancora, come un album di foto da sfogliare, in cui anche chi veniva male, col senno di poi, appariva divertente, bello. Per colpa mia, per colpa loro, per colpa della nostra età confusa e piena di strane regole e tabù, per colpa di tutto e di nessuno quel gruppo così poco amalgamabile ma incredibilmente sincero e duraturo è andato perduto. E la cosa che ferisce di più è il mio non sentire la LORO mancanza, ma la mancanza di qualcuno con cui scherzare, con cui sentirmi una semplice diciannovenne come tutte le altre, con cui raccontarmi anche se la trama della mia storia era impossibile da seguire per loro, per loro che seguivano quel vestito in saldo nel negozio in piazza...
Ho bisogno di un appiglio, ho bisogno, in momenti come questi, di poter alzare il telefono e parlare con qualcuno che mi ama, bisogno smodato di consigli, tanto inutili e poco originali, quanto estremamente preziosi. Questa volta incassare il colpo è stato relativamente semplice, ho trattenuto il respiro e ho fatto finta che fosse tutto ok, che il distacco sarebbe stato anestetizzato da resto. Ma qual'è il resto? Dov'è il resto? Io non lo vedo.
è lo stesso con i ragazzi... tanti... nessuno. Piccole parentesi senza importanza che però non mi lasciano indifferente. Mi danno da riflettere. Che sia io ad allontanare chi prova ad avvicinarsi? Che la paura di essere lasciata sola abbia fatto scattare un meccanismo inconscio, protettivo? Non lo so, so soltanto che non provo niente quando bacio qualcuno, ne stringendo una mano mentre passeggio. Come se non riuscissi più a provare emozioni... come se queste emozioni da adolescente non siano adatte a me. E per questo mi impelago in storie assurde, storie strane, storie pericolose per me che sono ancora piccola. è difficile cercare quando non sai cos'è che vuoi trovare.
Ieri sono salita su al bosco dei Cappuccini, mi sono seduta sotto al solito albero di fronte alla chiesa... da li si vede tutto il lago, gli alberi e giù fino ai paesi dall'altro lato. Ho pianto con una sigaretta tra le dita e non riuscivo a smettermi di voltarmi, sperando nell'arrivo di qualcuno, qualcuno che mi notasse e mi chiedesse "Va tutto bene?". Avrei risposto di no e forse quel qualcuno si sarebbe seduto accanto a me, io avrei buttato via la cicca e raccontato una cavolata qualunque. Non la verità, quella, volente o nolente, non esce fuori. Da quel punto però, da sotto la quercia, è difficile essere visti e qualche passante affascinato dal panorama mi è passato accanto senza vedermi, senza accorgersi di me.
'Ti odio', questo pensavo. Pensavo che grazie a lei me ne stavo impalata come un baccalà piangendo lacrime che nessuno notava. Pensavo che non è colpa mia se ho questo caratteraccio e se i miei genitori non ce la fanno più. Sto rovinando tutto, persino queste pagine con parole patetiche.
Non era questo che doveva emergere qui dentro, qui doveva comparire l'altra me, quella che ama vivere, che ama amare, che ama scrivere, leggere e sognare... ma quella ragazza, purtroppo, deve essersi presa una vacanza senza avvertire.
Passerà... tutto passa...
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il 23/03/2008 alle 17:07
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