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Il tuo ricordo di Padre Aldo

Post n°1 pubblicato il 17 Marzo 2008 da amici.padrealdo

Questo spazio lo puoi usare per lasciare il tuo ricordo personale su Padre Aldo.

 
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Rispondi al commento:
mariaelena76
mariaelena76 il 29/05/08 alle 12:57 via WEB
Rimini 1 Maggio 2008 All’Associazione Amici di Padre Aldo E’ sera a Morjio, la tavola è sparecchiata ed è tempo delle ultime attività, quelle piacevoli e quelle riflessive, prima di andare a letto. Aldo inforca gli occhiali, ha una pila di buste accanto a sé. E poi ce ne è una di plastica ripiegata su se stessa. La srotola divertito e sparge il contenuto a mucchietti sul tavolo. Mi incuriosisce, mi avvicino. Francobolli, tanti francobolli di tutte le dimensioni e colori. Mi siedo lì a fianco, la mia curiosità aumenta, un mio parente era un commerciante di francobolli…iniziamo a visionarli. Cartelle su cartelle come quando si deve scegliere quella che ha la virtù magica per vincere la tombola. Disegnati con sorprendente maestria ci sono tutti gli animali della savana: uccelli, antilopi, giraffe elefanti leoni…un’arca di Noè inizia a prender vita. Aldo sorride appassionato.. aspetto che mi spieghi: “Questi francobolli è da anni che li prendo, ma ormai solo Padre Quattrocchio me li riesce a rimediare. Sono un appassionato e mi piace spedirci le lettere agli amici…invio le bellezze di questa terra meravigliosa”..guarda quanti uccelli.. “Lilli consigliami un po’ anche tu …quale gli mettiamo su questa lettera? Sai è per… e sono un po’ in ritardo con la risposta. Dobbiamo cercarne uno proprio bello: che ne dici un agile leopardo o questa delicata gru?” Passammo la serata: le lettere erano tante ma i francobolli di più, e uno più bello dell’altro. Ci siamo proprio divertiti. C’era davvero l’imbarazzo della scelta ma con gli occhiali sul naso e un po’ di gusto per il bello.. Aldo conosceva bene i suoi mittenti, io un po’ meglio gli animali, così in base all’affetto, all’urgenza, alla situazione raccontata o in risposta e al tipo di persona…con affetto appiccicava il daimon giusto alla persona giusta. Aldo era così: riusciva a vedere dentro alle persone..ne innaffiava i talenti, sorvolando sui difetti. “Ognuno deve essere ciò che può essere..non ciò che è”..dobbiamo sempre mirare a raggiungere il nostro potenziale, le virtù. Allora la potenza si trasforma in atto, si manifesta l’io cosciente, l’io che agisce secondo coscienza. E’ un percorso continuo, giornaliero. Mi spiegava. Ogni giorno i primi venti minuti da sveglio, Aldo risceglieva la sua vocazione ed era pronto a ripartire. In Kenya, si sa, le vie per raggiungere un obiettivo sono come gli sterrati percorsi in jeep: a volte ci si impantana, una pietra troppo spigolosa si può situare proprio sotto il motore della macchina e romperlo oppure uno scroscio repentino di pioggia occupa l’unico accesso ghiaioso alle quattro ruote..poi ci sono i chiodi sparsi in terra e a volte anche i banditi…se finisce il gasolio si aspetta o si scende tutti per spingere la jeep…non si sa bene quando, pole pole si arriva… E 30 anni di Africa sono una lunga strada…fanno ritarare i tempi ed acquistare una immensa umile comprensione di quella terra, dei suoi sterrati e dei suoi abitanti. Terra che rinvigorisce la Fede grande e quella forza virtuosa che abbatte i pregiudizi prima manifesti e poi più sottili, il manto delle bugie, del dipolo illusione delusione, della solitudine..del bianco e del nero, dell’Italiano e del Samburu… Solo dopo che si sperimenta tutto nelle profondità e nella libertà più totale, solo dopo l’antitesi che sconvolge e confonde, arriva la sintesi. Quasi come il figliol prodigo che ritorna, Padre Aldo lo ripeteva sempre: il regalo più grande che Dio offre all’uomo è la sua libertà e lo premia se la sperimenta, se si distacca dal Padre per viverla perché essa è il Suo regalo..Aldo ha scelto liberamente la sua vocazione. Vissuta come un safari. E ha scelto i suoi compagni di viaggio perché accanto alle difficoltà, alla rabbia, alla frustrazione ci sono anche gioia, allegria, sorrisi, risate e storielle da condividere. Che siano ubriaconi furfanti o Lokop troppo svegli, ognuno ha una sua qualità che lui amava…una piantina verde nasce anche nel deserto se nGai, la Pioggia, l’innaffia.. Gli abitanti di Morijo sono quelli che Aldo ha chiamato la sua gente, senza troppe gerarchie, infatti la sua missione era sempre aperta a chiunque. Quando si abbattono le barriere e si vive in capanna si cercano amici e si incontrano compagni di viaggio. Non si sa perché proprio quelli..con essi si condividono successi insuccessi, ci si litiga, non ci si capisce, ci si incoraggia, ci si prende cura, si scalfisce il muro coloniale e istituzionale, ci si impara a prendere con pregi e difetti per una qualche sintonia speciale poco comprensibile agli esterni…si sperimenta un rapporto che va al di là del Missionario e gli Africani…evanescente, sfuggente, repentino, instabile ma forte…legame affettivo che corre lungo gli anni e che intreccia vite condivise, un vitigno che cresce, a volte avvizzisce in alcuni rami, infine fruttifica. Ma oggi la collana si è sciolta, mancando il filo le perle si sono sparse. Lucy, la perpetua di Aldo, silenziosa, disponibile, efficace, puntuale accogliente…p. Aldo l’aveva accolta che era spaventata, tumefatta da quegli accidenti che capitano a volte alle donne. Alla Missione si è rimessa in sesto, custodita e protetta è diventata la miglior cuoca dei padri missionari. Lei si che sapeva prendere Aldo e tutti i suoi ospiti.. Poi c’è Anthony, Anthony Lemeteki…un nome noto tanto quanto la sua fama. Il braccio destro di Aldo: Anthony driver, meccanico, leader, stregone, operatore logistico, traduttore durante le funzioni, mediatore nei meeting di anziani e di pace, quello che rimedia il materiale e salva la pelle nei momenti difficili. Il figlio che viene e che va, che strappa i sorrisi con le sue storielle e che frega, che fa arrabbiare, che si gode la vita e taglia il largo ma che sa anche tornare.. Queste persone, lo sanno tutti quelli che si sono recati a Morijo, sono parte degli affetti più grandi che Padre Aldo aveva costruito in terra africana e di cui lui in Italia parlava sempre. Erano i suoi collaboratori a cui più si affidava e per cui nutriva più affetto. Un affetto approfondito e condiviso da più di 10 anni di collaborazione, anni in cui le vite di ognuno si sono adattate vicendevolmente. Voglio e ho voluto, ancora mi confondo con i tempi verbali, molto bene ad Aldo. Penso a lui ogni giorno. E penso anche a loro. C’ero quando è mancato, è stato un momento molto intenso e ringrazio tutti i familiari per avermi permesso di salutarlo. La morte, sia per chi crede che per chi non crede, è un momento molto toccante. Ci si sente abbandonati, si soffre. Il rito funebre ci permette in qualche modo di confortare questo senso di solitudine, di abbandonarci alla sofferenza, di sentirci vicini e ringraziare riconoscenti il nostro caro. Partecipare alla funzione religiosa segna un passaggio tra l’esterno e l’interiorizzazione della persona amata. L’ultimo saluto alla carne e l’apertura totale al cuore. Da fuori P. Aldo entra ancora più dentro di noi. Ciò attenua quel cambiamento con cui dobbiamo fare i conti, sentendoci abbandonati. Ci si potrebbe soffermare sul concetto di morte per i Samburu e dei riti funebri. Ma non ora. Parlando di persone care mi sto chiedendo, in questi giorni, quanto possa essere importante permettere a Lucy e Anthony il loro commiato a P. Aldo. Da un mese un interrogativo mi assilla: se un figlio scellerato caro ad un Padre fosse in America e non potesse partecipare al funerale perché non avesse i soldi per tornare a casa…quanto si farebbe, quanto farebbero gli amici, i parenti del defunto per permettergli di tornare? Questo interrogativo mi sollecita. Insieme alle richieste di questi due cari amici. A lungo ho riflettuto sulle implicazioni positive e negative di tale opportunità. Non parto dall’idea che sia opportuno fare venire in Italia qualche Samburu capo né che se vengono due allora dovrebbero venire tutti. O che l’occidente costituirebbe un impatto troppo forte…credo che non dobbiamo perdere di vista l’insegnamento di Aldo. Padre Aldo sapeva orchestrare i gruppi ma valorizzava anche i singoli. E in questo caso si tratta di persone affettivamente legate ad Aldo, a doppio filo. Credo che sarebbe eticamente corretto offrire a queste due persone la possibilità di porgere un saluto ad Aldo, al di là della nostra opinione personale nei loro confronti. Lui li ha scelti e ha seminato continuamente in loro. Parlando di loro fino alla fine. A volte mi chiedo come è ora la vita di Lucy che passava intere giornate intelaiando la sua vita a quella della missione, godeva di benefici e si barcamenava risolvendo diverse grane: allontanava gli ubriaconi, aveva il compito difficile di dire si e no a chi chiedeva, interponendosi tra la tranquillità di Aldo e alcuni invadenti più o meno effettivi bisognosi …. Ora è sola, ha la sua famiglia ma che ne è rimasto del suo mondo? Chi la protegge se gli scocciatori rivalgono? Se Lucy risolve questo vuoto e questi problemi quotidianamente non penso che l’Italia potrà mai spaventarla. Per Anthony, invece, è più facile, Aldo lo ha sollecitato alla vita politica..Aldo era molto lungimirante. Chissà che significato avrebbe per loro salutarlo, vedere i posti in cui P.Aldo è cresciuto, ed è diventato quello che è stato, vedere l’Italia, Paese tanto udito ed esperito con i suoi strani ospiti… Dare loro l’opportunità di realizzare questa preghiera, diventa una questione di coscienza, e di riconoscenza, di presa a carico degli affetti del caro Padre Aldo. Può essere un’opportunità grande per penetrare il suo insegnamento fondamentale: quello di considerare l’altro alla pari, riconoscendone la dignità e la reciprocità. La ricaduta potrebbe aprire nuovi mondi relazionali, veri. Non si tratta di una visita ufficiale dei Samburu a P.Aldo ma si tratta di un ricongiungimento intimo di affetti, magari silenzioso lontano da riflettori e giornali. Questo Anthony e Lucy vorrebbero. Con tutto ciò vi invito a pensarci. Sono disponibile a progettare e a coprire parte o tutte le spese del viaggio e permanenza perché credo sia importante non perdere questa possibilità. La possibilità di rendere omaggio all’affettività, quella che Aldo faceva brillare così ardentemente in ognuno di noi. M. Elena Flamigni (Lilli)
 
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