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Sbamm

Post n°254 pubblicato il 01 Gennaio 2018 da pazza105

 

E così accontento anche mio padre, ogni tanto mi chiede di accompagnarlo; oggi era la volta del cimitero e della pasticceria.
L’intenzione e la voglia non le avevo. L’intenzione e la voglia era di montare quel mobile, bene.

Poi, poi l’ho accompagnato. La mia macchina, lui passeggero.
Strade basse, di campagna, secondarie, di quelle che fai solo quando raggiungi certi luoghi, di quelle che percorro raramente oggi, ma che conosco nelle curve e nei cartelli sempre pendenti, nei cancelli delle case a ridosso della strada, nel profumo di questa campagna, che non ha tempo perché ogni tempo fa sentire la sua fragranza nell’aria.

A metà strada “sbamm”..

Alfa romeo Giulietta Grigia, sedili posteriori, poggia braccio centrale sempre abbassato a separarci, io a destra, Enrico a sinistra, io dietro mia madre, Enrico dietro mio padre, sempre.
L’occasione della festa dei santi, ma talvolta succedeva anche durante l’anno. Tutti e 4 al cimitero.
La mia mamma, capelli sciolti, truccata, la riga nera sugli occhi, fard per arrossire e allungare le gote, rossetto rosso, tacchi; poi pellicciotto nero, o pelliccia marrone che le aveva comprato mia nonna.
Perché mi piaceva, mi piaceva tanto guardarla, starle a braccetto e sentire il suo profumo.

Mio padre, jeans e maglione, giacca, barba sempre perfettamente fatta.

Mio padre che sbuffava ogni volta, perchè mia madre era in ritardo sulla partenza, ogni volta.
Oggi penso, mia madre andava nella stalla, finito arrivava in casa, si faceva il bagno nella vasca, ci svegliava e ci dava colazione, preparava me, preparava mio fratello, sistemava la colazione, preparava il pranzo, poi si vestiva e si preparava lei.
Mio padre, andava nella stalla, finito arrivava in casa, faceva colazione, si lavava, si vestiva, era pronto.

Ma io già la difendevo: mio padre pronto con la macchina accesa, io e mio fratello caricati, poi mi offrivo di andare a vedere a che punto era mia madre, andavo piano, la aspettavo e scendevo solo un attimo prima per dire “sta arrivando”...di corsa col tichettio dei tacchi sul marciapiede, un saluto ai cani e poi la ventata di profumo che mi arrivava quando chiudeva la portiera. Lei.

Quanto mi stimavo di starle a fianco, anche mio padre talvolta prendevo a braccetto, ma lei, lei trasmetteva qualcosa di più, calore, pace, armonia, affetto.

Erano rari i momenti in cui ci muovevamo insieme, le occasioni della domenica per cimiteri, dei sabati sera alle corse dei cavalli e le uscite in giornate dai parenti romagnoli.

Poi il cimitero.

Anche il cimitero è sempre stato per me un momento importante.
Quante volte ho chiesto a mio nonno di raccontarmi le storie e le vite, prima delle morti, dei vari parenti.
Con mio nonno poi si partiva da casa coi fiori freschi di giardino avvolti in 4/5 fogli del quotidiano La Gazzetta di Parma “vecchia” di qualche giorno. Ogni fiore aveva la sua sistemazione e a mio nonno piaceva, o almeno a me così è sempre sembrato, sistemare le varie  composizioni, le rose, almeno 3, posizionate a varie altezze e le calle, bianche e lunghissime, sempre splendide, (che raccoglievamo al bordo del fosso la mattina prima di partire) e poi cambiare l’acqua, ripulire, come a voler dar ancor più valore a quegl’affetti.  

Poi c’erano le storie di “corridoio”, quelle morti che avevano riscosso qualche clamore in più, che magari erano finite sui giornali, per lo più di persone abbastanza giovani e che ogni volta chiedevo di dirmi, di raccontarmi e nella mia testa immaginavo, visualizzavo la mia realtà, pensavo a dov’erano, cosa facevano, dove andavano, qualcuno che ha scelto di morire, qualcuno che ha avuto “sfortuna”, qualcuno che ha incontrato la malattia.
Sfilavano via uno dopo l’altro, i nome, le foto, le frase, le date nelle tantissime lapidi, a muro o a terra che incontravo nel passaggio tra un parente e l’altro... quanta matematica ho fatto al cimitero! Si perchè calcolavo l’età, cercavo chi era nato prima, cercavo chi aveva fatto la guerra, e poi mi trovavo davanti a bambini, o mamme appena spose, facevo il pieno di ogni tempo, e mi sentivo avvolta di vita, di storia, di famiglie e di tradizioni.

"Sbamm" dicevo..

 

Perché questa mattina ho ritrovato quelle storie, perché la strada tra un parente e l’altro è sempre la stessa ma ho rivisto quella bambina ricciolona e boccolosa, con le calze di lana bianche o rosa e gli stivaletti, che rifletteva sulla vita e si stimava per mano a suo nonno.

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Commenti al Post:
Coulomb2003
Coulomb2003 il 04/07/19 alle 23:27 via WEB
Pura commozione. Mi hai fatto piangere
 
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