Chi non ricorda la giostra del Tagadà?
Una giostra sulla quale,
una volta preso posto,
si cominciava a girare e sobbalzare.
I ragazzi cadevano al centro della pista e,
chi riusciva a restare in piedi vinceva un altro giro.

Se cammino di notte per la strada
e un uomo mi corre incontro,
visibile da lontano,
perchè la strada è in salita e in discesa,
e perchè c'è la luna piena,
non faccio nulla per trattenerlo,
anche se è debole e lacero,
anche se qualcuno lo insegue gridando,
ma lo farò continure per la sua corsa.
E' notte e non è colpa mia
se la strada sale e scende
sotto la luna piena,
inoltre può essere che i due
abbiano inscenato l'inseguimento

per gioco,
può darsi che entrambi inseguano un terzo,
forse il primo viene inseguito senza colpa,
forse il secondo ha strane intenzioni,
e io diventerò complice dell'accaduto,
forse i due non sanno nulla uno dell'altro
e ciascuno corre,
per suo conto,
forse sono sonnambuli.
E,
da ultimo,
non ci è lecito essere stanchi,
non abbiamo bevuto tanto vino?
Che sollievo,
il Tagadà si è fermato,
la misica si è spenta.
La bella giostraia non è passata
per il soldo,
un altro giro...?
un altro omaggio...?

Mi guardo attorno,
non era la Giostra,
solo macerie e rovine,
tanta è la disperazione.
Un pensiero ad un'amica,
freja2,
e a tutte le persone coinvolte
nel terremoto emiliano romagnolo.
(Kafka e Alby)