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L’opera lirica è un posto dove

 un uomo viene pugnalato ed,

 invece di morire, canta.

 

 

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OPERA LIRICA: la boheme

Post n°41 pubblicato il 01 Ottobre 2009 da peonia99
 

 

La bohème è un'opera lirica in quattro quadri di Giacomo Puccini su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica.

Ispirato al romanzo di Henri Murger Scènes de la vie de Bohème, il libretto ebbe una gestazione abbastanza laboriosa, per la difficoltà di adattare le situazioni e i personaggi del testo originario ai rigidi schemi e all'intelaiatura di un'opera musicale. L'orchestrazione della partitura procedette invece speditamente e fu completata nel dicembre 1895.

Meno di due mesi dopo, il 1º febbraio 1896, La bohème fu rappresentata per la prima volta al Teatro Regio di Torino, diretta dal ventinovenne maestro Arturo Toscanini, con buon successo di pubblico, mentre la critica ufficiale, dimostratasi all'inizio piuttosto ostile, dovette presto allinearsi ai generali consensi dei più famosi teatri d’opera del mondo.

Personaggi

  • MIMÌ (soprano)
  • MUSETTA (soprano)
  • RODOLFO (tenore) poeta
  • MARCELLO (baritono) pittore
  • SHAUNARD (baritono) musicista
  • COLLINE (basso) filosofo
  • BENOIT (basso) padrone di casa
  • PARPIGNOL (tenore) venditore ambulante
  • ALCINDORO (basso)
  • SERGENTE DEI DOGANIERI (basso)
  • CORO studenti, sartine, bottegai, soldati, camerieri

  

TRAMA: 

quadro primo: In soffitta

A Parigi, 1830. Nella soffitta che il poeta Rodolfo e il pittore Marcello dividono con il musicista Schaunard e il filosofo Colline, il gelo non deprime l’umore del poeta e del pittore, ma scoraggia la loro voglia di lavorare. Né l’avara fiammata del manoscritto d’un dramma di Rodolfo basta certo a riscaldarli. Desolato è il rientro di Colline, reduce da una infruttuosa incursione al Monte di Pietà. Trionfale invece quello di Schaunard: il fortunato incontro con un inglese, ricco di sterline nonché di spiriti musicali, gli ha permesso di approvvigionare l’esausta dispensa. Cibi e bottiglie serviranno per i prossimi giorni: oggi è la Vigilia, si vada a festeggiarla fuori di casa. Prima però i quattro amici debbono fronteggiare Benoit, salito a reclamare l’affitto: gli offrono da bere, poi il racconto di una sua avventura galante suscita il loro comico sdegno ed è ottimo pretesto per metterlo alla porta, senza naturalmente pagarlo. Marcello, Colline e Schaunard escono. Rodolfo deve terminare un articolo, li seguirà più tardi. Ma rimane da solo per poco. Bussano alla porta: è Mimì, cui rincasando si è spento il lume. Rodolfo la accoglie premuroso. Rinfrancata, Mimì s’appresta ad andarsene, ma si accorge di aver perduto la chiave. La candela si spegne di nuovo, il poeta e la fanciulla cercano al buio e le loro mani si incontrano. Fiorisce rapidamente l’idillio: i due giovani si narrano reciprocamente la loro storia. Gli amici, spazientiti, chiamano dal cortile. Rodolfo li assicura che presto li raggiungerà al Quartiere Latino: annuncia anzi che non sarà solo, verrà con lui Mimì.

quadro secondo : Al Quartiere Latino 

Tra la gaia folla del Quartiere Latino, la vigilia di Natale, si aggirano Rodolfo, Mimì, Colline, Marcello, Schaunard. Siedono a un tavolo del Caffè Momus: Rodolfo presenta come si conviene Mimì agli amici. Arriva Musetta, in compagnia del vecchio Alcindoro; scorto Marcello, prende posto assieme al geloso suo cavaliere a un tavolo accanto, bersagliando di frasi allusive e di maliziose occhiate il suo vecchio e non spento amore. Marcello si contiene a fatica. Finalmente Musetta, fingendo di soffrire a cagione di una scarpina stretta, manda Alcindoro a comprarne un altro paio e può gettarsi fra le braccia di Marcello. Gli amici sono in grave imbarazzo perché non hanno denaro sufficiente a pagare la cena, ma Musetta li soccorre ordinando di unire il loro conto al suo. Sfila la ritirata e Musetta viene sollevata in trionfo. Allo stupefatto Alcindoro, quando ritorna con le scarpe, non resta che lo scorno di saldare i due conti.

 

 quadro terzo: La barriera d’Enfer 

È una rigida alba d’inverno; nevica. Dalla barriera d’Enfer passano donne provenienti dalla campagna. Mimì, sofferente, cerca di Marcello che sbarca il lunario dipingendo in un’osteria nei pressi. Con voce rotta dalla tosse, Mimì narra a Marcello la vita burrascosa cui è costretta dalla gelosia di Rodolfo: ora è decisa a lasciarlo. Nel locale è venuto anche Rodolfo, risoluto lui pure a dividersi dalla ragazza; e questo suo proposito manifesta a Marcello, che ha fatto trattenere Mimì fuori dall’uscio. Poco a poco però il pensiero delle sofferenze della poveretta e l’inquieto ma tenace amore indeboliscono la determinazione di Rodolfo. Rodolfo s’accorge della presenza di Mimì e, rievocando con lei le dolcezze e le amarezze vissute, ogni risentimento dilegua. Staranno ancona insieme per qualche tempo: si separeranno a primavera. Mentre Rodolfo e Mimì si avviano verso le loro ultime settimane di gioia, Musetta e Marcello continuano il loro eterno bisticcio.

 quadro quarto: In soffitta

I due amici sono di nuovo soli nella loro mansarda ma senza le loro compagne: la nostalgia, che invano si sforzano di dissimulare ostentando in differenza, li distoglie dal lavoro. Raggiunti in soffitta da Schaunard e Colline, i quattro inseparabili si mettono a tavola, fingendo che la magra cena sia un ricco banchetto; e, dopo il banchetto, festa da ballo, e burlesco duello fra Colline e Schaunard. L’uscio si apre d’improvviso e compare Musetta, agitata. Con lei è Mimì, che, sapendosi condannata, ha voluto rivedere l’unico uomo che ha veramente amato. Nel salire le scale è stata colta da svenimento. Rodolfo le è intorno premuroso ed ella si rianima e l’amore li riafferra una volta ancora. Nella soffitta regna la miseria. Musetta offre i suoi orecchini e va con Marcello in cerca d’un farmaco e del medico. Anche Colline andrà a impegnare la sua vecchia zimarra. Mimì, rimasta sola con Rodolfo, gli parla con accorata tenerezza. Insieme rammentano il primo incontro, i giorni felici. Mimì soffre, il suo respiro si fa sempre più corto. Musetta ritorna con un manicotto per Mimì, Marcello con un cordiale. Ma ormai Mimì non ha più bisogno di niente.

 

 

 

 
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