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JOSE' CARRERAS: il suo coraggio

Post n°76 pubblicato il 27 Novembre 2009 da peonia99

 

 

 

 

Josè Carreras riusciva appena ad alsarsi dal letto:Si sentiva stordito e gli dolevano i denti. Era il 13 luglio 1987, e il cantante si trovava a Parigi per girare un film tratto dall'opera La Boheme. Forse erano gli antibiotici che prendeva contro il mal di denti a farlo sentire così stanco e spossato.Oppure era la tensione accumulatasi negli ultimi, stressanti quattro mesi, passati a registrare dischi, girare films, cantare in teatri affollatissimi qua e là per il mondo, in Francia, Italia, Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti."Ho un brutto aspetto", si disse osservando il suo volto livido e tirato nello specchio. E decise di andare in ospedale per un controllo medico completo. Fino a quel momento - aveva 40 anni - tutto gli era andato bene nella vita. Considerato uno dei tre migliori tenori del mondo(insieme con Luciano Pavarotti e Placido Domingo) fin dagli inizi della carriera, Carreras aveva acquistato con la bella presenza e la naturalezza della recitazione le platee dei teatri lirici, e affascinato con la sua personalità direttori d'orchestra ed impresari. Aveva club di ammiratori da Vienna a Tokyo, i suoi dischi si vendevano come caramelle e i suoi guadagni superavano abbondantemente il milione di dollari l'anno.Tutto questo sembrava lontanissimo a Josè mentre nel suo letto d' ospedale attendeva con ansia l'esito della puntura sternale praticatagli dai medici dopo l'esame dei risultati di una normale analisi del sangue. "Questo le farà un po' male"aveva commentato l'infermiera, prima che l' ago fosse infilato nello sterno per un prelievo di midollo osseo. Poi, il 14 luglio, il professor Jean Bernard,l'ematologo di fama mondiale che aveva voluto effettuare personalmente l'esame del midollo osseo di Jose entrò nella stanza con un annuncio spaventoso:"Lei ha una leucemia linfoblastica acuta, e temo che sia molto grave."In questa malattia,spiegò il professore,il midollo osseo,che produce globuli rossi,viene invaso da cellule tumorali che inibiscono la produzione delle piastrine, indispensabili per arrestare l'emorragia,dei globuli bianchi, che combattono le infezioni e dei globuli rossi che portano l'ossigeno a tessuti. Due fattori giocavano in questo caso contro Carreras. Uno era l'età:il 70 per cento dei bambini che non superano i 12 anni guarisce perfettamente con la chemioterapia;molto più bassa è invece la percentuale di guarigioni tra i pazienti delle fasce di età successive. L'altro fattore era il tipo di malattia,una leucemia dei linfociti B in cui il tumore interessava anche le cellule che producono l'immunoglobulina,l'elemento base del sistema imunitario dell'organismo."Faremo del nostro meglio per guarirla"continuo il professor Bernard" Chemioterapia.Radiazioni:Trapianto di midollo osseo.Parole che continuavanio a risuonare nel cervello di Jose. ma non venivano registrate. Gli girava la testa: Perché io? Pensava:Perché proprio adesso? Suo fratello Alberto, 49 anni, giunto in auto da Barcellona, venne a fargli visita in ospedale: Parlarono per ore di quando erano ragazzi,di quanto sia ingiusta la vita quando accade qualcosa del genere in così giovane età.Alla fine Jose disse: "Alberto,voglio lottare contro questa malattia e,col l'aiuto di Dio, ci riuscirò. Andiamo a casa, a Barcellona, e cominciamo."La madre di Jose Carreras era stata la sua più accesa ammiratrice.Parrucchiera, sposata ad un vigile di Barcellona, aveva incoraggiato le fantasie del piccolo Jose, che sognava di andare a cantare alla Scala di Milano, al Metropolitan di New York. Era stata lei a pagargli le prime lezioni di canto,con i propri sudati risparmi. Ma Antonia Coll Carreras non aveva potuto vedere suo figlio cantare sul palcoscenico:era morta di cancro a 51 anni, quando Jose.' ne aveva 18. L'atroce fine della madre ritornava sempre alla memoria di Jose' mentre si sottoponeva alla chemioterapia all'Ospedale di Barcellona. Isolato in una camera sterile, riceveva per endovena un "cocktail" di sei potenti farmaci tre volte al giorno per sette giorni. Per tre settimane Jose patì le pene dell'inferno.I capelli gli caddero a ciocche, e perse molti chili. Ma stava troppo male per preoccuparsene. Verso la metà di agosto Jose entrò in una "prima fase di remissione"; una piccola vittoria iniziale che gli adulti malati di leucemie sempre riescono a conseguire.Trascorse dieci giorni a casa prima di sottoporsi ad un nuovo ciclo di chemioterapia."Anche questi mi facevano star male" ricorda Jose."Per fortuna avevo sempre qualcuno dei miei cari vicino,a confortarmi e tenermi su di morale."La sorella Maria Antonia, Alberto ed altri parenti e amici si avvicendarono al suo capezzale."Fu un periodo terribile per Jose" ricorda Maria Antonia" Ma lui non si lamentò mai.Ogni volta che arrivavo mi sorrideva e mi faceva segno che stava bene." Nell'autunno del 1987 Carreras era oramai decisamente in via di remissione, e i medici decisero di passare alla fase successiva della cura:un trapianto di midollo osseo.Occorreva estrarre una piccola quantità di midollo da un donatore geneticamente identico (Alberto, o Maria Antonia) e iniettarla nel sangue di Jose perché arrivasse alla ossa.Purtroppo però non si trovava il donatore adatto.Alberto e Maria Antonia erano geneticamente identici, ma fra loro, non con Jose. L'unica soluzione era l'autotrapianto. Bisognava prelevare il midollo a Carreras, trattarlo, surgelarlo, quindi scongelarlo e inettarglielo nel sangue:un procedimento ancora più rischioso di un trapianto normale, che veniva effettuato di solito sotto anestesia totale o spinale.Il primo novembre Jose arrivò al Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, Washington, che gode di una meritata fama mondiale per i suoi successi nel trapianto di midollo.Cinque giorni dopo i medici sottoposero il cantante al prelievo di midollo osseo per un autotrapianto. L'operazione durò due ore. Di solito i cantanti si oppongono con tutte le forse all'anestesia totale, perché deprime il sistema nervoso centrale e comporta l'introduzione in gola di una cannula per la respirazione, che, temono, potrebbe danneggiare le corde vocali.Jose' non fece eccezione alla regola,e preferì l'anestesia spinale. Di conseguenza, Carreras era intontito ma cosciente mentre i medici pungevano centinaia di volte la sua pelvi per estrarre un litro di midollo che venne poi portato d'urgenza in laboratorio dove venne privato dei globuli rossi e del plasma, e addizzionato ad anticorpi monoclonali," proteine-killer" sintetiche che hanno la funzione specifica di combattere il tumore dei linfociti B. In una delle grandi vene del torace del cantante fu inserito un catetere che arrivava fino all'atrio destro del suo cuore. Il midollo gli venne reintrodotto attraverso quel catetere, che per più di tre mesi fu il mezzo usato dai medici per effettuare prelievi di sangue, per alimentarlo, somministrargli farmaci e fargli trasfusioni.Il passo successivo era la distruzione del midollo osseo leucemico di J.mediante radiazioni che avrebbero spazzato via anche il midollo normale che restava. Tre volte al giorno, per quattro giorni, il cantante venne trasportato in una stanza con un enorme apparecchio a raggi X e costretto a rimanere immobile in una specie di scatola ("pensate ad una cabina telefonica senza porta" ricorda) mentre i tecnici gli somministravano intense dosi di radiazioni per 20 minuti alla volta .Dopo un simile trattamento, il trapianto di midollo vero e proprio fu una bazzecola" commenta Jose'.I medici arrivarono al suo capezzale con un pacchetto di plastica che" somigliava ad un salame" e, prelevatone con una siringa il contenuto,lo trasferirono nel catetere del cantante.All'inizio di dicembre, Carreras aveva ancora bisogno di trasfusioni, ma dal conteggio dei globuli risultava che le cellule ematiche erano in aumento, e il midollo trapiantato funzionava bene. Luciano Pavarotti gli telefonò parecchie volte dall'Italia."Cerca di guarire presto "scherzava" perché senza concorrenza non c'è gusto."Placido Domingo andò a trovarlo in ospedale. Dall'esterno della camera sterile infilò una mano in una sorta di tubo che terminava in un guanto di gomma. Dall'altra parte J. gliela strinse e i due grandi tenori parlarono insieme per oltre un ora. Alla vigilia di Natale Jose' venne tolto dall'elenco dei pazienti interni e potè alloggiare in un appartamento di Seattle, affittato da Alberto e Maria Antonia I medici gli dissero che poteva cominciare a nutrirsi con alimenti solidi, ma il suo stomaco non riusciva a trattenere il cibo. Come se non bastasse, le radiazioni e la chemioterapia gli avevano causato ulcere all 'esofago, .  Jose diventava più debole di giorno in giorno,e alla fine solo un antichissimo rimedio si dimostrò eficace per la sua ulcera:la belladonna. Nel giro di 24 ore i dolori allo stomaco si placarono, consentendogli di mangiare. "Fu come un miracolo" ricorda il tenore. Il suo primo vero pasto dopo mesi fu un brodo di pollo, e nell'arco di una settimana anche le ulcere cominciarono a rimarginarsi. Un giorno, a metà febbraio, Alberto e Maria.Antonia stavano ascoltando un disco di Franco Corelli che cantava un aria del Cid, quando udirono con enorme stupore l'inconfondibile voce del fratello che accompagnava il canto."Non avevo cantato una sola nota in sette mesi" ricorda Carreras."Ma in un certo senso ero sicuro che se fossi riuscito a sopravvivere, la mia voce sarebbe rimasta la stessa. E fu proprio così."Il 27 febbraio 1988 Jose Carreras tornò in volo a casa, accolto come un eroe all' aeroporto El Prat di Barcellona Striscioni con la scritta "Barcellona ama Carreras" e" Tu sei il migliore, Josè" erano appesi ovunque nell'areostazione, mentre la folla scandiva "Te-nor! Te-nor!".Jose col catetare ancora infilato nel petto, ebbe bisogno per altri tre mesi di trasfusioni di piastrine e di sangue, ma gli stavano ricrescendo i capelli e stava riprendendo una parte dei 14 chili perduti. Il 21 luglio del 1988 Jose Carreras tornò sulla scena con uno spettacoloso concerto al'aperto presso l'Arco de Triunfo a Barcellona, e per un ora e mezza, accompagnato soltanto da un pianoforte, cantò in spagnolo, italiano, francese e catalano arie d'opera, canti popolari e vecchie canzoni famose come Granada.Il concerto fruttò 40 milioni di pesetas, che andarono tutte alla Fondazione Internazionale Jose.Carreras per l'assistenza ai malati di leucemia.                           "E' un modo per ringraziare Dio di avermi salvato la vita" dice Jose."Ho pensato che dovevo fare il possibile per aiutare gli altri,e se la gente poteva vedermi e dire - Guarda, dopo tuto quello che è successo è tornato a cantare - anche i malati di leucemia potevano cominciare a nutrire qualche speranza. La malattia mi ha cambiato.Non canto più soltanto per il piacere di cantare.Ora, ogni volta che salgo su un palcoscenico o entro in una sala di registrazione, celebro il fatto di essere vivo."

 

 
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