Creato da silenzioviolato il 25/05/2008
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Post n°78 pubblicato il 09 Marzo 2012 da lost4mostofitallyeah
Avevano deciso di spostarsi nelle Madonie per darsi all'attività biologica, lì vivevano trascorrendo il loro tempo con fertilizzanti organici senza residui di fitofarmaci o concimi chimici di sintesi. Coltivavano pesche, mele e kiwi e si scambiavano sorrisi stanchi, ma soddisfatti. Da un pò di tempo aveva preso a frequentarli il guardiacaccia della zona: aveva una folta barba rossa, così poco siciliana, una natura imponente, grosse braccia e occhi sottili che si strizzavano sotto la luce del sole. Non sembrava amare il suo lavoro e tentava anche di dissuaderli dal fare il loro. "La città..." mugugnava "alla fine è lì che si decide tutto." A volte si sedeva su una minuscola sedia a sdraio color pezza e appoggiava il fucile a un albero lì vicino. Guardava tutto con le pupille minuscole e allungava le gambe fin dove riusciva mentre sorseggiava un goccio di Duca di Salaparuta. "Io ho sempre vissuto libero" bofonchiava "prima in metropoli, poi c'ho avuto dei problemi e mi hanno piazzato qui." Dimitri aveva un leggero tremito a quelle parole, apparentemente strascicate, mentre Rosa continuava le sue cose come sempre, aggiustandosi il largo cappello sulla fronte. "Allora non ti piace il tuo lavoro. Come fai ad essere sicuro di essere efficace con i bracconieri?". "Non lo sono. Non ci sono più bracconieri nelle Madonie."E lo aveva fissato con uno sguardo lucido e diretto, come una minaccia sepolta sotto frammenti di diamante grezzo. Poi se ne andava, strascicandosi i piedi e il cane, senza voltarsi indietro. Rosa lo guardava con i suoi occhi impenetrabili. Dimitri non osava allungare un pensiero in più su quella figura e lasciava che percorresse la strada segnandola lentamente, come la bava di una lumaca. I loro giorni scorrevano nella tranquillità, solo le visite del guardiacaccia portavano un indesiderato senso di fervore e minaccia. Dimitri sentiva prepotente la spinta ad allontanarsi da Lui e trovare un pò di tranquillità nei calmi rituali del lavoro e nel piacevole pensiero che, anche per quella sera, Lei sarebbe stata fra le sue braccia. Invece era costretto ad affrontare la sostenuta violenza di quelle pupille azzurre, la lenta cantilena delle sue parole, il gioco distratto delle sue dita che si intrecciavano. Avrebbe voluto sollevare il bastone intarsiato che teneva sulla finestra e sfracellarglielo sul capo. Era esasperato dalla sua lentezza. "Hai dei colleghi?". Aveva chiesto un giorno bruscamente. "Nè tanti nè pochi". Dimitri aveva sollevato la testa :"E nessuno ti chiede conto per queste tue assenze? per queste tue ampie passeggiate? è un bel lavoro." Il guardiacaccia aveva fissato lontano ignorando il tono ritmico e minaccioso dell'agricoltore :"Posso dire di non stare male, ma un giorno tutto questo cambierà...ho intenzione, Dimitri, di andare a nord..." Un brivido lo aveva colto a questa risposta: forse era l'occasione giusta per toglierselo di torno "A Nord? E che c'andrai a fare?". L'altro aveva mosso solo lievemente le labbra :"Ho degli amici, mi aiuteranno a trovare posto." Dimitri non parlava. Chi glielo faceva fare, pensava, di abbandonare quel lavoro di tutta quiete per buttarsi nel calderone del Grande Centro Urbano? Che avesse qualche conto in sospeso con qualche famiglia? Quasi leggendogli nel pensiero il guardiacaccia mormorò :" è la stabilità che mi uccide, la noia e la morte di tutto." Rosa continuava a osservare ogni cosa con i suoi occhi immobili, come una prateria congelata. Una sera era rientrato a casa dopo avere venduto i prodotti in filiera e aveva trovato tutte le luci accese, in tutte le stanze. L'abitazione era in perfetto ordine e il silenzio assoluto. Rosa era sparita. Allora Dimitri aveva pensato alla sua bocca tappata e ai suoi sguardi pensosi. Ai lavori che aveva svolto senza mai lasciarsi uscire una parola di lamentela o di approvazione. Lui non l'aveva ascoltata quando non parlava. E questo era il suo cruccio enorme mentre girava per le stanze vuote. Ripensava al guardiacaccia e alla sua barba rossa, ai suoi occhi azzurri e al suo fucile sotto il quale si accoccolava il cane. Allora aveva spalancato tutte le finestre e si era messo a piangere lasciando che le lacrime seminassero le rose sotto la loro stanza da letto. Sarebbero cresciute ancora più grandi per la nuova stagione, quando Lei sarebbe tornata. |

