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Matematica Insieme

blog didattico corso CAT (ex geometra) II A CAT - III A CAT - V A CAT ITCG "G.Bruno" .

 

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GALILEO GALILEI ...IL LINGUAGGIO DELL'UNIVERSO

« ... questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi a gli occhi (io dico l'universo), non si può intendere se prima non s'impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne' quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezzi è impossibile a intenderne umanamente parola; senza questi è un aggirarsi vanamente per un oscuro laberinto. » (Galileo Galilei)

 

 

 

 

 

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SIMBOLI MATEMATICI

Post n°280 pubblicato il 13 Novembre 2010 da digi33
 

Simboli matematici. Segni e abbreviazioni usati in matematica per indicare entità, relazioni e operazioni.

STORIA

 L'origine e lo sviluppo dei simboli matematici non è perfettamente noto. L'origine dello 0 è sconosciuta, e non ne esiste traccia scritta che risalga al periodo anteriore al 400 d.C. L'estensione del sistema decimale per valori minori dell'unità è attribuita invece al matematico fiammingo Simon Stevin, che chiamò i decimi, i centesimi e i millesimi, rispettivamente primi, secondi e terzi, e adottò il metodo di cerchiare le cifre per indicarne l'ordine. Fin dal 1492 venne usato il punto per separare la parte decimale di un numero da quella intera (notazione ancorain uso nel mondo anglosassone), e in un secondo tempo fu introdotta in alternativa una barra; l'uso della virgola, come nella notazione attualmente adottata nell'Europa continentale, è dovuto all'astronomo tedesco Giovanni Keplero.
 

Sebbene gli antichi egizi avessero già dei simboli per indicare l'operazione di somma e la relazione di uguaglianza, e parimenti i greci, gli indiani e gli arabi usassero notazioni  particolari per specificare l'uguaglianza e le quantità incognite, i procedimenti matematici erano in generale goffi e difficoltosi proprio a causa   della mancanza di appropriati simboli per le operazioni che venivano espresse a parole oppure con casuali abbreviazioni. In Italia, per esempio, l’ addizione  veniva rappresentata generalmente dalla lettera P o dalla p barrata, ma non c'era alcuna uniformità di notazione. Alcuni matematici usavano la p, altri la e, addirittura il matematico Tartaglia esprimeva l'operazione con il simbolo Æ. Il simbolo di somma attualmente in uso fu introdotto dagli algebristi tedeschi e britannici per indicare una quantità in eccesso e fu chiamato signum additorum.

 

 Il matematico greco Diofanto indicava la sottrazione con il simbolo X , mentre gli indiani usavano un punto, e gli italiani una M o m barrata. Furono  i matematici tedeschi e britannici i primi ad adottare l'attuale simbolo, che denominarono signum subtractorum e che utilizzarono per designare una quantità in difetto. I simboli + e vennero mostrati per la prima volta nel 1489 dal tedesco Johann Widman.

 

L'attuale simbolo di moltiplicazione × fu introdotto dal matematico britannico William Oughtred; Leibniz usava invece un punto per indicare la moltiplicazione e nel 1688  utilazzava già, per la divisione, la forma a noi familiare a:b. Cartesio rese popolare la notazione an per l'elevamento a potenza; il matematico britannico John Wallis definì l'esponente negativo e introdusse il simbolo  per indicare l'infinito.

 

Il simbolo di uguaglianza = èdovuto al matematico britannico Robert Recorde, mentre i simboli didisuguaglianza > e <, per "maggiore di"  e  "minore di", si devono a Thomas Harriot, anch'egli di origine britannica. Il matematico francese François Viète utilizzò i diversi simboli di aggregazione. I simboli di differenziazione, dx, e di integrazione, ,usati nel calcolo infinitesimale, furono introdotti da Leibniz, come pure ilsimbolo di asintoticità, o similitudine ~, molto comune anche in geometria. Al matematico svizzero Eulero si devono invece i simboli, f, F, di largo impiego nella teoria delle funzioni.


Caggiano Giovanni Maria 2°B Geometra

 
 
 
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