Creato da: lizard_26 il 06/04/2005
Lascia lente le briglie del tuo ippogrifo... o Astolfo, e sfrena il tuo volo dove più ferve l'opera dell'uomo, Però non ingannarmi con false immagini ma lascia che io veda la verità e possa poi toccare il giusto.

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La Mattanzaracconto di Dulcementira e Lizard - foto Dulcementira

Post n°59 pubblicato il 26 Gennaio 2006 da lizard_26
Foto di lizard_26

La finestra della sua camera, era sul lato della casa che dava direttamente sul mare che a quell’ora di notte, era un’immensa ed immobile distesa nera.
La luna era nascosta dietro a compatte e dense nubi. La sua pallida luce era intrappolata e non riusciva a sfuggire da quella prigione e a riflettersi sulla superficie del mare.
Erano i primi giorni di maggio, ma già faceva molto caldo. Anna era distesa sul suo letto fissando distratta, la piccola tela che un ragno aveva costruito proprio nell’angolo tra muri e soffitto. I suoi pensieri pero erano distanti mille miglia da quella stanza.
Forse per il caldo, forse per i suoi dubbi, ma venne assalita da una vertigine improvvisa.
Le tempie cominciarono a pulsare e a fargli male. Il labbro superiore si imperlò di piccole goccioline di sudore e le salì un forte senso di nausea.
Si trascinò a fatica nel bagno. Aprì il rubinetto e fece scorrere l’acqua sui polsi. Ebbe un effimero sollievo perché il dolore alle tempie aumentò.
I rumori, le luci, gli odori, le giungevano alla testa distorti e camuffati. Aveva come l’impressione che il suo cervello fosse ricoperto da un sottile strato di smalto e che quella crosta si stesse screpolando permettendo agli stimoli di raggiungerlo solo parzialmente attraverso le fratture filtrando
lentamente.
Secondo i suoi calcoli potevano essere le 3 o le 4 della notte,
forse una pastiglia avrebbe alleviato quel martello alle tempie, ma non era
quello che Anna voleva.
Voleva sentirlo quel dolore.
Quello stato di
confusione le dava la misura esatta della sua sofferenza. Tra poche ore si sarebbe alzata e avrebbe fatto quel che meditava da giorni. Con questo pensiero chiuse l'acqua del rubinetto, si passò le mani bagnate sul viso e sui
capelli e tornò a stendersi sul letto.
Come se all'improvviso il mal di testa fosse sparito e i pensieri evaporati,
cadde in un sonno profondo e silenzioso.
Uno scricchiolio del legno del pavimento la svegliò all'improvviso, Simone era
lì accanto a lei.
Non si era accorto di niente durante la notte ma del resto non si accorgeva di niente nemmeno durante il giorno. Anna guardava sopra di lei e ascoltava il respiro sommesso di lui. Quel respiro che un tempo le dava i brividi, adesso le dava solo fastidio. Strinse tra i pugni le lenzuola e
ripeté mentalmente:
"..non sono fragile, non sono fragile, non sono fragile..”
ma solo all'idea di quello che stava per fare, le si formarono lacrime ai lati degli occhi. Si voltò di scatto e strinse a sé Simone in un abbraccio disperato. Un abbraccio che per Anna era pieno di significati e che invece a
Simone provocò la solita eccitazione mattutina.
Fece un verso, si stiracchiò e senza aver capito niente della situazione le disse:
"hei, fenomeno... guarda che cos’ho qui dentro!!!”
Questo era il massimo del suo romanticismo e ultimamente era, se possibile, peggiorato.
Lei si alzò di scatto e disse gridando:
“non capisci un cazzo, di me. Non mi hai mai capita.”
Uscì dalla stanza piangendo e lasciandosi dietro la scia del suo buon profumo.
Simone appoggiò la mano sul lenzuolo dove fino a pochi istanti fa era distesa Anna e sentì il calore del suo corpo dissolversi lentamente e per la prima volta capì di averla persa. Ci mise troppo tempo per decidere se correrle dietro e quando lo fece, lei non c’era più.
In cucina sul tavolo c’era una lettera.
La aprì e mentre lo faceva sentì una sapore amaro raggiungere la sua bocca. Stava piangendo anche lui. Per la prima volta in due anni, lui piangeva per lei.
Sul foglio c’era scritta, con grafia tremante, una sola parola:
“vaffanculo”.
Il dolore esplose dentro di lui con un rumore sordo...non pensava di amarla così tanto.
Corse in camera, infilò i primi pantaloni che trovò e la maglietta sporca del giorno prima. Si precipitò giù per le scale rischiando di cadere. Come una furia corse in strada e cercò la macchina di Anna che però era ormai lontana.
Un pensiero contorto, ma non per questo improbabile si fece spazio nella mente
di Simone.
Dove cazzo era stata ieri pomeriggio Anna? E il pomeriggio prima?
Gli aveva detto qualcosa, ma lui non le aveva dato peso...

"Sono un coglione!" disse ad alta voce.
E a vederlo così, in mezzo alla via, con i pantaloni da sera, la maglietta della tuta sporca, le ciabatte infradito e i segni del cuscino sulla guancia sinistra, che fosse un coglione era evidente.
Ma non era a quello che pensava Simone, si stava sentendo un coglione, per non aver prestato mai abbastanza attenzione a quello che gli diceva Anna.
Era uscita due pomeriggi di fila e lui non si ricordava dove le aveva detto che sarebbe andata. E se fosse stata in pericolo?
"Ma quale pericolo...avrà un altro".
Un groviglio di pensieri cominciò a riempire la mente di Simone:
"è una troia...Anna...si scopa un altro... no è in pericolo... Anna, cazzo dove sei? Dove hai detto che andavi?
Gli venne un’idea. Al porto? Sì al porto!!!!
Un sorriso illuminò il viso di Simone, si sentì risorgere. Sapeva dove cercare Anna.
Al porto grigio e deserto a quell'ora non fu difficile scorgere subito la macchina di Anna. Lasciata di traverso, come faceva d'abitudine e col finestrino aperto. Si avvicinò trafelato e appoggiò le mani sul tetto per riprendere fiato. Di Anna nemmeno l'ombra.
In mare aperto le tonnare stavano calando le reti per la mattanza e vedendo quella scena Simone si ricordò all'improvviso un altro dettaglio che lo fece
trasalire.
Carlo era un ragazzo che conosceva sin dalle scuole, ma che per motivi di studio era scappato dal piccolo paese senza prospettive, per questo fu sorpreso di vederlo sulla tolda di una barca ormeggiata nel porto.
Una lampo gli attraversò la fronte... ora ricordava. Tre giorni prima Anna gli aveva detto che sarebbe andata a casa di Laura, la sua amica del cuore.
“Ti ricordi Carlo? Quello che è venuto a scuola con te? Sai, si è fidanzato con Laura” gli aveva detto, ma lui non le aveva risposto nemmeno.
Ora quel particolare era riemerso tra le cianfrusaglie dei suoi ricordi.
Forse è andata a sfogarsi da Laura!
Si...sicuramente è così.
Si avvicinò deciso alla barca. Carlo non si era accorto di lui ed era sceso sottocoperta.
Salì sulla passerella e poi sulla barca. Per imboccare le scalette che scendevano nella cabina, dovette passare davanti agli oblò che si aprivano su ogni lato. Buttò distrattamente uno sguardo all’interno e si paralizzò letteralmente vedendo quello che stava accadendo.
Sul piccolo tavolo c’era una bottiglia di vino rosso aperta e piena per metà e tre calici ormai vuoti.
Anna era distesa nuda con gli occhi chiusi. Laura e Carlo le stavano accanto e la stavano baciando. Anna si lasciò sfuggire un grido di piacere e si passò la lingua sulle labbra mordendosele. Carlo avvicinò il viso al ventre piatto e muscoloso di lei che aprì dolcemente le gambe consegnandogli così, il più esplicito degli inviti.
Laura le toccava i grandi seni e guardava Anna contorcersi sotto le sue mani.
Simone era come immobile come una statua  e guardava attraverso il vetro incrostato di salsedine distrutto, ma al tempo stesso molto eccitato.
Rimase così, per un tempo indefinito, paralizzato e in stato confusionale.
Era normale che si sentisse eccitato?
La sua donna, quella per la quale aveva appena pianto e della quale non sospettava nulla fino a pochi attimi fa, ora le appariva in una situazione inaspettata, e inaspettata era anche la sua reazione. Senza quasi rendersene conto aveva premuto per tutto questo tempo il suo sesso sul metallo freddo dell'imbarcazione e ora il suo piacere stava per esplodere. Chiuse gli occhi e per non far sentire il suo piacere si dovette
mordere le labbra.
Passò ancora un po' di tempo, godendosi questo caldo piacere e indeciso su cosa dovesse fare, quando uno scricchiolio del legno del pavimento lo svegliò all'improvviso...
Sicuramente aveva emesso qualche verso di piacere nel sonno ma Anna era lì accanto a lui e non si era accorta di niente. Mentre ripensava al suo sogno, ancora visibilmente eccitato, Anna si voltò di scatto e lo strinse sé in un abbraccio.
Simone fece un verso, si stiracchiò e le disse:
"hei, fenomeno... guarda che cos’ho qui dentro!!!”
e Anna che non era mai stata una donna particolarmente romantica gli rispose:
"e cosa dici, lo vogliamo liberare?"

 
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