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ALLE ORE 22
Post n°112 pubblicato il 24 Aprile 2011 da labiancanotte
Trovare le giuste linee, i giusti confini, i limiti che ti separano dal mondo, e spostarli, come l'onda fa col mare. E' notte, e mio figlio dorme, sospeso nel donodolio della culla bianca. Non è nuova, è di legno verniciato e cigola, mentre dondola, ma che sarà mai, in fondo? In fondo in fondo sono felice io, qui, sola ed ovattata da batuffoli d'aria calda, quasi immobile. In questa stanza scarna come le mie membra ormai spoglie di voglia, ad aspettare un lui che arriverà. Arriva sempre, un lui, per le dieci e un quarto. Ed io sono qui, che mi preparo con lentezza, in un rituale semiidentico da sempre. La stessa canzone, gli stessi gesti: una sorta di rituale prima del combattimento. Un velo di cipria rosa antico sotto lo zigomo, rosso puttana a sporcare le labbra, e nero, nero pece, sopra gli occhi e sotto pure. E' acida questa vita, quanto chiedetelo al mio stomaco. [22.30] Io mi sottraggo, quando posso, a queste gocce veleno-limone che mi cadono in viso quasi ogni volta. Ho un ombrello io, è piccolo piccolo, ma mi ripara a sufficienza. Si chiama Samuele. E' lì, sospeso nel dondolio della culla bianca. Arriverà, anche per lui, il tempo di trovare le giuste linee, i giusti confini, i limiti che lo separano dal mondo, e spostarli, come l'onda fa col mare. Nel frattempo, devo imparare a farlo io. |