Creato da sofia_mattei11 il 13/03/2014

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my diary

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poesia dello stalker

.

NON CREDO AD UNA PAROLA

DI QUEL CHE HAI RACCONTATO,

NON è STATO IL CASO, NON è STATO IL FATO

BUGIE..FALSITA'...COME DA COPIONE

PER NASCONDERE LA TUA NATURA

DI  POVERO COGLIONE

NON TI SFREGAR LE MANI

NON HAI FATTO IL BOTTO..

PER ME TU RESTERAI PER SEMPRE

UN GALEOTTO...

 

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Grillo e l'epurazione...

Post n°379 pubblicato il 18 Maggio 2014 da sofia_mattei11

Ieri, nel suo comizio a Torino, Beppe Grillo ha fatto qualcosa di più che insultare, attività che peraltro non gli è nuova. Ha invece officiato il rito dell’insulto assoluto, dell’aggressività senza limiti e senza risparmio

Ha premuto tutti i tasti del linguaggio cruento. Ha saggiato l’umore della sua gente, che ama queste performances così teatralmente prive di autocontrollo. Dopo aver provato nei giorni precedenti incursioni insensate sulla Shoah, ieri ha insistito sull’ingiuria dal sapore storico, per cui Martin Schulz, se non «ci fosse stato Stalin, oggi sarebbe con una croce uncinata al braccio». Per poi passare, tra gli sghignazzi dei seguaci, all’oscenità esplicita, appena appesantita da una goliardia senile, accusando Renzi di essere andato a «dare due linguate a quel c...one tedesco della Merkel». Per poi andare agli improperi minacciosi contro l’inno di Mameli, in cui i fratelli d’Italia sono solo «i piduisti, i massoni, la camorra» e perciò meritevole di essere fischiato negli stadi di Genny ‘a carogna.

Nel linguaggio della campagna elettorale, le parole torinesi di Grillo segnano un salto, inaugurano qualcosa di decisamente più brutale e feroce di tutti gli insulti più consueti e che oramai hanno creato uno stato di quasi assuefazione.

Un linguaggio in cui non si vince una normale competizione, ma si combatte in un Armageddon finale che non può non risolversi con la disfatta, anche fisica, di chi soccombe e viene sottoposto alla giustizia spietata dei vincitori.

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Corriere

 
 
 
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