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STORIA
Post n°64 pubblicato il 30 Agosto 2006 da aneeka
La saltuaria esistenza del Gholm Una storia scritta da un grande artista, PAOLO CHIARI , che grazie alla sua arte da vita a splendide creature del mondo incantato e a simpaticissimi oggetti che renderanno la vostra dimora veramente unica e accogliente ..tra le sue varie doti c'è anche quella di scrivere storie di fantasia che celano sempre importanti valori ! BUONA LETTURA Il Gholm Evanescente è una strana creatura. Egli vive di amore e desiderio, nel senso che esiste solo per il desiderio di qualcuno. L’ultima volta che fu visto accadde nel villaggio di Hurmelporgh. Viveva qui una splendida fanciulla, introversa e complessa, che ardeva dal desiderio di un grande amore. E siccome aveva fantasia e passava molto tempo da sola, cominciò a immaginarsi l’oggetto del suo amore... E il Gholm prese forma, in qualche luogo. Dapprima era piccolo, evanescente, e non sapeva bene dove andare. Balzellava qua e là incerto ed euforico. Era instabile, e a momenti rimpiccioliva improvvisamente quando la fanciulla, Ahzut si chiamava, si distraeva dedicando attenzioni al gatto o al vecchio padre, o desiderava fortemente qualche leccornia. Ma la notte, luogo dei desideri, quando lei chiudeva gli occhi e immaginava, il Gholm si faceva forte, e si incamminava deciso in qualche direzione, sempre più definito nei lineamenti e sicuro nel portamento. Finché un mattino un grande magnifico Gholm si presentò a bussare a casa di Ahzut. Era come lei lo aveva immaginato, era un sogno realizzato, era tutto quel che poteva desiderare! Furono giorni magnifici di amore intenso, totale, completamente appagante come è difficile concepire. Ed ecco il punto. Un mattino il Gholm guardandosi allo specchio si notò un pochino dimagrito, e aveva pure un formicolio alla mano sinistra e una strana eruzione cutanea. Ebbe un brutto presentimento. Era sempre pieno di attenzioni verso la bella Ahzut, e le raddoppiò, ma non era certo di fare bene. Infatti qualche giorno dopo si trovò più piccolo, un po’ incurvato. Oh, lei lo amava, certo, era ancora il suo compagno ideale, perfetto. Ma lo aveva lì, premuroso e a disposizione; non lo sognava di notte, non lo immaginava di giorno, il desiderio si stava spengendo, come naturalmente accade. Così il Gholm cominciò a scomparire, lentamente. Era disperato. Pensò di nascondersi per farsi desiderare, di lasciarla, ma stare lontano da lei privava di senso la sua stessa esistenza. Provò a dedicarle meno attenzioni, a mostrarsi più freddo..tentativo maldestro. Lei non capiva il suo atteggiamento, e il Gholm rattrappiva inesorabilmente, giorno dopo giorno. Sì, qualche volta negli occhi di lei compariva una luce particolare, e il Gholm si rafforzava un po’, ma erano episodi. Accadde anche che lei conoscesse uno gnomo, un tipo mite e buono, simpatico. Iniziarono a frequentarsi, le piaceva uscire per i boschi, e imparare cose nuove; e il Gholm si ridusse a dimensioni minime. Finché un giorno, Ahzut, che tuttavia gli voleva bene e le doleva vederlo in quelle condizioni, lo abbracciò stretto e gli disse: "Adorato amico, io non capisco cosa ti stia succedendo, sei diverso da come". Allo sguardo tenero di lei il minuscolo Gholm ebbe un sussulto, si illuminò e prese per un attimo a crescere, poi rimpicciolì e scomparve definitivamente, lì tra le sue braccia. Ora è da qualche parte, in qualche luogo, ad aspettare di esistere ancora una volta. Questa e le altre storie di Hob possono essere lette anche sul sito web all'indirizzo http://www.paolochiari.it/frame_storie.htm |




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