Creato da hostess_m il 14/11/2008

Ieri oggi domani

Il mondo visto da un acquario

 

 

Un lunedì

Post n°12 pubblicato il 07 Luglio 2009 da hostess_m

Che cos'è la paura? Il dizionario la definisce come sensazione che si prova in presenza o al pensiero di un pericolo vero o immaginato. E la paura della paura stessa come si definisce? Panico, terrore improvviso e incontrollabile. Impotenza di fronte alla natura, divenuta nemica per un errore dell'uomo.

E' stato esattamente una settimana fa.

La paura nella sua massima espressione. Unita al dolore, allo sconvolgimento e alla disperazione.

E tanta, tantissima rabbia.

 

 

Chi non trova il paradiso quaggiù,

non lo troverà neanche in cielo.

Gli angeli stanno nella casa

accanto alla nostra,

ovunque noi siamo

Emily dickinson

 

 

 

 
 
 

The fear

Post n°11 pubblicato il 07 Giugno 2009 da hostess_m

L’amore fa paura. Perché è enormemente sopravvalutato come soluzione alla solitudine, perché implica mettersi in gioco, perché si pensa che si potrebbe soffrire troppo se l’altro ci lasciasse (le immagini che spesso vi si associano sono di tessuti lacerati e sanguinanti).

Paura è il nome che diamo alle nostre incertezze, alla nostra insicurezza che proiettiamo sull’altro, che facciamo diventare un nemico pericoloso.

Allora sogniamo amori idealizzati e perfetti, fuori dal reale; oppure scegliamo persone sbagliate per continuare a emozionarci pur rimanendo autonomi .

Alcune persone hanno paura della vita e si mettono in due per proteggersi da essa, altri hanno paura dell’amore e si accontentano di rapporti distanti, formali, di facciata, in cui si rimane uguali a se stessi. In cui non si chiede né a sé né all’altro di mettersi in gioco nel rapporto. E’ proprio per questo che quando spontaneamente finisce l’eccitazione della novità ci troviamo con la nostra unione vuota, senza più niente che ci tenga insieme. Da lì la voglia di ricominciare da un’altra parte.

Le situazioni amorose sono sotto il nostro controllo? Sono decidibili e determinabili? Certo che no. Noi umani non ci comportiamo in maniera prevedibile come un tostapane o un’automobile. Un tradimento può sempre avvenire, una distrazione, un incontro più importante. Il futuro non è sotto il nostro controllo ma proprio questo è il bello.

C’è poi un minuto di sospensione tra quello che il futuro ci propone/impone e il nostro arbitrio. La possibilità di dire ci sto/non ci sto/proviamo di nuovo. Ciò che gli altri decidono non è ineluttabile, possiamo sempre provare a cavalcare il cambiamento, a cambiare le regole del gioco, per poi rimanere o andarcene.

La discontinuità non ci dovrebbe impedire di investire in un rapporto oggi per paura che non vengano premiati in futuro gli sforzi fatti. Né dovremmo temere così tanto l’inatteso da obbligarci a non investire e a non metterci in gioco per paura di venir delusi e di deludere.

Quali rischi ci sono nell’amare? Pochissimi. Purtroppo non ne siamo consapevoli. Rischiamo meno che nello stare in una relazione senza amore, che può deprimerci in maniera irreversibile, molto lentamente. I vantaggi invece sono incommensurabili. Tra questi c’è la possibilità di evolvere e maturare, anche di imparare a dare e a chiedere, rispettando noi stessi.

E se l’altro se ne va, se ci manca di rispetto, se ci offre solo briciole, se tenta inconsapevolmente o meno di farci del male, se.., se.. noi abbiamo noi stessi su cui contare, sempre e comunque. Possiamo contare sulla nostra testa, sul nostro cuore, sulle nostre risorse ed anche sulle nostre debolezze.

Purché siamo onesti con noi stessi, ci diciamo chi e dove siamo, cosa dobbiamo migliorare, come possiamo adattarci di più alla vita. Non è sulla certezza che si basa l’amore ma sull’investimento che implica curiosità verso l’altro, disponibilità a mettersi in gioco e a investire su progetti comuni, quelli che ci permettono di ballare insieme.

http://www.vitadidonna.org

 
 
 

Freedom

Post n°10 pubblicato il 30 Maggio 2009 da hostess_m

Sono libera, ormai da tempo.

E con questo?

Che cosa me ne faccio di tutto questo?

Non so più chi sono, nè cosa voglio e tanto meno so dove sto andando. 

La libertà ha un senso solo quando si è liberi dai sensi di colpa, e io non lo sono.

Sono schiava di me stessa.

Delle mie colpe.

Vere e presunte tali.

 

 

 
 
 

A fool thinks himself to be wise, but a wise man knows himself to be a fool - William Shakespeare

Post n°9 pubblicato il 25 Maggio 2009 da hostess_m

Chissà se alla soglia dei 23 anni si possono ancora modificare determinati schemi mentali...

Come sempre, quando qualcosa non mi torna nei rapporti interpersonali (specificatamente uomo-donna), invece di risolvere i miei dubbi facendo una telefonata o mandando un sms faccio supposizioni e mi autoconvinco delle conclusioni che traggo.

Ieri sera come da copione, ho messo in atto la procedura standard: mi sono vestita di orgoglio, ho lasciato che lo spirito marzulliano si impossessasse di me, mi sono fatta una domanda, mi sono data una risposta e ho archiviato la pratica.

Il risultato? Mi sento una cretina e i fatti dimostrano che ho il dovere di farlo.

 

 

 

 

 
 
 

Le meraviglie della scienza

Post n°8 pubblicato il 15 Maggio 2009 da hostess_m

"Une équipe de chercheurs français a analysé les signaux cérébraux pour tenter de définir les mécanismes donnant lieu à la prise de conscience.

Où se trouve la conscience ? C'est la question que se sont posée trois chercheurs de l'Inserm, Lionel Naccache, neurologue et neurophysiologiste, Raphaël Gaillard, psychiatre, et Stanislas Dehaene, titulaire de la chaire de psychologie expérimentale au Collège de France. Selon la définition communément adoptée en neurosciences, la conscience est l'une des facultés du psychisme. Quand l'on est conscient de quelque chose, on peut se le rapporter à soi-même ou aux autres. C'est le cogito ergo sum («je pense donc je suis») de Descartes. En résumé : on me parle et je suis «conscient» que l'on me parle.
Mais la question de la conscience n'est pas seulement d'ordre philosophique, elle est également neurologique. «Notre interrogation principale concernait la signature cérébrale de la prise de conscience», explique Lionel Naccache, qui travaille à l'hôpital parisien de la Pitié-Salpêtrière.

Son équipe qui fait partie du centre de recherche de l'Institut du cerveau et de la moelle épinière a réalisé des expériences avec des patients épileptiques porteurs d'électrodes intracrâniennes. Ces dernières ont enregistré l'activité de leur cerveau avec une précision beaucoup plus fine que les autres méthodes d'imagerie cérébrale classiques. Les chercheurs ont présenté à ces patients des séries de mots connotés négativement (sang, violence), positivement (joie, sourire) ou neutres (vélo, cousin, sonate) qui étaient «flashés» sur un écran pendant une durée très brève (2 centièmes de seconde). La moitié des mots étaient consciemment visibles tandis que les autres étaient présentés en ajoutant après chaque mot une ligne de symboles dièses (#####), ce qui empêche la prise de conscience du mot. Du coup, si l'on demandait au volontaire testé s'il avait vu le mot, il répondait que non.

Les résultats obtenus par ces chercheurs montrent qu'il existe deux temps dans la perception. Ces conclusions ont été publiées mardi dans la revue américaine PLos Biology. Le premier temps est toujours inconscient et dure à peu près 2 dixièmes de seconde. Le second n'est pas automatique et c'est lui qui correspond à la prise de conscience. Entre le moment où je lis le mot sur l'écran et le moment où j'ai conscience de ce mot, il se passe entre 200 à 250 millièmes de seconde, c'est-à-dire le temps de deux ou trois battements de paupière."

 
 
 
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