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Post n°12 pubblicato il 07 Luglio 2009 da hostess_m
Che cos'è la paura? Il dizionario la definisce come sensazione che si prova in presenza o al pensiero di un pericolo vero o immaginato. E la paura della paura stessa come si definisce? Panico, terrore improvviso e incontrollabile. Impotenza di fronte alla natura, divenuta nemica per un errore dell'uomo. E' stato esattamente una settimana fa. La paura nella sua massima espressione. Unita al dolore, allo sconvolgimento e alla disperazione. E tanta, tantissima rabbia.
Chi non trova il paradiso quaggiù, non lo troverà neanche in cielo. Gli angeli stanno nella casa accanto alla nostra, ovunque noi siamo Emily dickinson
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Post n°11 pubblicato il 07 Giugno 2009 da hostess_m
L’amore fa paura. Perché è enormemente sopravvalutato come soluzione alla solitudine, perché implica mettersi in gioco, perché si pensa che si potrebbe soffrire troppo se l’altro ci lasciasse (le immagini che spesso vi si associano sono di tessuti lacerati e sanguinanti). Allora sogniamo amori idealizzati e perfetti, fuori dal reale; oppure scegliamo persone sbagliate per continuare a emozionarci pur rimanendo autonomi . |
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Post n°10 pubblicato il 30 Maggio 2009 da hostess_m
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Post n°9 pubblicato il 25 Maggio 2009 da hostess_m
Chissà se alla soglia dei 23 anni si possono ancora modificare determinati schemi mentali... Come sempre, quando qualcosa non mi torna nei rapporti interpersonali (specificatamente uomo-donna), invece di risolvere i miei dubbi facendo una telefonata o mandando un sms faccio supposizioni e mi autoconvinco delle conclusioni che traggo. Ieri sera come da copione, ho messo in atto la procedura standard: mi sono vestita di orgoglio, ho lasciato che lo spirito marzulliano si impossessasse di me, mi sono fatta una domanda, mi sono data una risposta e ho archiviato la pratica. Il risultato? Mi sento una cretina e i fatti dimostrano che ho il dovere di farlo.
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Post n°8 pubblicato il 15 Maggio 2009 da hostess_m
"Une équipe de chercheurs français a analysé les signaux cérébraux pour tenter de définir les mécanismes donnant lieu à la prise de conscience. Mais la question de la conscience n'est pas seulement d'ordre philosophique, elle est également neurologique. «Notre interrogation principale concernait la signature cérébrale de la prise de conscience», explique Lionel Naccache, qui travaille à l'hôpital parisien de la Pitié-Salpêtrière. Son équipe qui fait partie du centre de recherche de l'Institut du cerveau et de la moelle épinière a réalisé des expériences avec des patients épileptiques porteurs d'électrodes intracrâniennes. Ces dernières ont enregistré l'activité de leur cerveau avec une précision beaucoup plus fine que les autres méthodes d'imagerie cérébrale classiques. Les chercheurs ont présenté à ces patients des séries de mots connotés négativement (sang, violence), positivement (joie, sourire) ou neutres (vélo, cousin, sonate) qui étaient «flashés» sur un écran pendant une durée très brève (2 centièmes de seconde). La moitié des mots étaient consciemment visibles tandis que les autres étaient présentés en ajoutant après chaque mot une ligne de symboles dièses (#####), ce qui empêche la prise de conscience du mot. Du coup, si l'on demandait au volontaire testé s'il avait vu le mot, il répondait que non. Les résultats obtenus par ces chercheurs montrent qu'il existe deux temps dans la perception. Ces conclusions ont été publiées mardi dans la revue américaine PLos Biology. Le premier temps est toujours inconscient et dure à peu près 2 dixièmes de seconde. Le second n'est pas automatique et c'est lui qui correspond à la prise de conscience. Entre le moment où je lis le mot sur l'écran et le moment où j'ai conscience de ce mot, il se passe entre 200 à 250 millièmes de seconde, c'est-à-dire le temps de deux ou trois battements de paupière." "Le Figaro", http://www.lefigaro.fr/sciences/2009/03/19/01008-20090319ARTFIG00346-comment-fonctionne-notre-conscience-.php, 19/03/09 |
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