San Francesco di Assisifratello Sole e Sorella Luna Altissimu, onnipotente bon Signore, Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione. Ad Te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ène dignu te mentovare. Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumeni noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de Te, Altissimo, porta significatione. Laudato si', mi Signore, per sora Luna e le stelle: in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si', mi' Signore, per frate Vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento. Laudato si', mi' Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si', mi Signore, per frate Focu, per lo quale ennallumini la nocte: ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba. Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore et sostengono infirmitate et tribulatione. Beati quelli ke 'l sosterranno in pace, ka da Te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si' mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente po' skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male. Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate e serviateli cum grande humilitate. (Cantico delle creature di San Francesco d'Assisi) SINDONE
La figura di Goffredo de Charny, signore di Lirey, in Champagne, sembra uscire direttamente da un racconto cavalleresco. È tra le mani di questo eroico cavaliere che la Sacra Sindone fa ufficialmente la sua apparizione in Francia. Dopo una vita di avventure improntate ai più alti ideali della cavalleria medievale (ed intorno alle quali il nostro scriverà un libro di buon successo, sorta di manuale del perfetto Chevalier), nel 1355 viene incaricato dal re di portare il suo stendardo di battaglia. ANTICA SEDE
Nel 1102, il Re di Gerusalemme Baldovino II, concesse hai cavalieri di Cristo la custodia del Tempio di Salomone e la residenza nel monastero fortificato di Nostra Signora di Sion situato a finaco al Tempio, con il passare degli anni il numero dei cavalieri aumentò, cosicchè dovettero trasferirsi a pochi metri, andando ad occupare tutta l'area di quella che era la spianata del Tempio di Salomone, ossia l'area fra la Moschea della Roccia e la Moschea di Al-Aqsaa. A questo punto il loro nome fu cambiato in "Ordine dei Cavalieri di Cristo a Cavalieri del Tempio di Gerusalemme".
Il Krak dei cavalieri , così chiamato, imponente ancor oggi nonostante i millenni, sorge su un colle di 750 metri , conquistato nel 1109 da Tancredi di Antiochia; fu ceduto in seguito all’ordini cavallereschi. È un castello quasi senza fine, robusto; solo lo spessore della prima cerchia di mura è di 24 metri, la seconda cerchia domina la prima ed infine vi è un robusto mastio che controlla tutte e due; in pratica compongono il krak tre castelli costruiti uno sull’altro ed indipendenti tra loro. Il Krak era considerato il castello più grande tra le tante fortezze -forse il più bello del mondo-, nella valle della Becaa. Il suo nome in arabo significa dunque fortezza, “Karak”, cardine della difesa del porto di Tripoli e della valle d Becaa, inserito come un anello in una collana tra le cui maglie splendevano i castelli della Santa Milizia Templare. templari lungo la via Francigena Templari in PugliaCastel del Monte All'interno del cortile c'era una vasca ottagonale monolitica che serviva per contenere l'acqua; sotto il cortile vi era una cisterna grandissima. Su cinque delle otto torri c'erano cinque cisterne pensili collocate proprio su quelle torri dove c’erano i servizi igienici. Le cisterne raccoglievano l’acqua e quando erano troppo piene c’era un troppo pieno che scaricava fuori. Il terrazzo del castello è fatto a dorso d’asino: l’acqua che scorreva verso l’esterno riempiva queste cisterne, l’acqua che scorreva verso l’interno riempiva la cisterna situata sotto. Ciò dimostrerebbe che Castel del Monte non è un castello di difesa ma un edificio costruito come un Tempio.Fedeico II, Ordina la costruzione del castello nel gennaio del 1240 e muore nel 1250: c'erano dieci anni di tempo per terminare la costruzione del castello. Alla costruzione del castello hanno lavorato maestranze altamente qualificate come dimostrato dalla costruzione architettonica che è un gioiello di matematica. Le pareti del piano superiore erano tutte rivestite di marmi preziosi che sono stati rubati assieme a sculture e bassorilievi. In quel momento storico particolare in Puglia vi era una presenza molto massiccia dei Cavalieri Templari, i monaci guerrieri i quali erano padroni di tutta la Puglia come dimostrano le numerose testimonianze dal Foggiano al Leccese. La Puglia era una delle dieci province dei Cavalieri Templari disseminate dal centro Europa fino al medio Oriente e in più la Puglia a quel tempo era la cerniera tra oriente e occidente. RE RUGGERO IIJolly Roger". La tradizione vuole che questo vessillo venisse utilizzato anche a bordo delle navi dei "Poveri Soldati di Cristo e del Tempio di Salomone", come i Templari erano conosciuti originariamente. I Templari combattevano le loro battaglie anche in mare, abbordando ed affondando le navi nemiche: di qui l'analogia coi Pirati e l'adozione della bandiera col teschio e le ossa, la bandiera usata da re Ruggero II di Sicilia (1095-1154). Ruggero era un famoso Templare e di una flotta di seguaci dell'Ordine si separò in quattro unità indipendenti, quindi era una eredità, e le sue ossa incrociate rappresentavano un chiaro riferimento al logo templare della croce rossa con le estremità ingrossate.sempre legata ai Cavalieri Templari. La notte del 13 Ottobre 1307, prima dell'arresto di massa, in gran segreto, 18 galee templari navigarono lungo la Senna e presero il mare, dirette a La Rochelle, dov'era pronta una flotta templare. I Templari, segretamente avvertiti del tranello teso nei loro confronti dal Re Filippo il bello di Francia, avevano portato in salvo il loro Tesoro e le reliquie più preziose. Le loro vele erano state annerite con del catrame per non essere visti nella notte. Durante il viaggio in mare, i Templari superstiti si riunirono in consiglio per decidere sotto quale segno avrebbero navigato, non potendo più utilizzare la classica croce rossa in quanto ormai bandita. Al termine, fu decisa l'adozione dell'antico simbolo di pericolo, il teschio con le tibie incrociate, con il fondo mutato in nero in riferimento al colore delle vele. Portogallo tomarORDINE SUPREMO del CRISTO E’ il più prestigioso fra gli Ordini Equestri Pontifici, riservato solo ai Sovrani ed ai Capi di Stato, di fede cattolica, che si siano resi particolarmente benemeriti verso la Santa Sede. L’ Ordine venne creato da Dionigi I re del Portogallo ( 1279 - 1325) e dedicato a Cristo, riunendo in tale Ordine tutti i cavalieri del Tempio ( templari ) . Alla nuova istituzione rimase la stessa regola dei Templari, quella Cistercense, come parimenti identici restarono il mantello e la croce patente di rosso, con la sola aggiunta di una piccola croce latina di bianco, caricata sulla prima, in cuore. L’Ordine ebbe l’approvazione del Sommo Pontefice Giovanni XXII il 14 marzo 1319, riservando lo stesso Papa anche alla Santa Sede, oltre che ai Sovrani portoghesi, la facoltà di conferire tale ambitissima distinzione cavalleresca. L’Ordine, con la destinazione di tutti i beni dei cavalieri del Tempio presenti in Portogallo e con lo scopo di difendere il Regno d’Algarve contro gl’infedeli scrisse, nella penisola iberica stupende pagine di eroismo e di gloria, nella dura e sanguinosa lotta contro i Mori. La sede originaria dell’istituzione cavalleresca era situata a Castro Marino, nell’Algarvia ed in seguito venne invece spostata a Tomar, nel vecchio convento dei templari, ribattezzato Monastero del Cristo, per meglio respingere gli assalti dei Mori. Il Sommo Pontefice Eugenio IV ( 1431 - 1455 ) |
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18 marzo in memoria di Jacques del Molay - ECCO LA VERITA'-
Post n°93 pubblicato il 14 Marzo 2010 da knighttemplar
IN MEMORIA
Gran Maestro Jacques de Molay
Questa e la casa dove nacque, situata in un villaggio Parigi 18 marzo 1314 - il Gran Maestro Jacques de Molay e Geofrey de Charnay, sono portati su un'isolotto
(AGI) - Roma, 24 ott. A settecento anni dai fatti, la Chiesa proclama la sua verità sul processo e la condanna dei Templari. O meglio, sul processo e la loro assoluzione perché, é questa la novità, il Papa non li condannò mai, anzi. Fu piuttosto il Re di F rancia, quel Filippo IV il Bello il cui ardore religioso era pari al fascino che esercitava sulle dame e le nobildonne, a forzare la mano per metterli sul rogo. Fino al punto di sfidare il Pontefice e intimidirlo con la minaccia di uno scisma. Non voleva lo scisma, il Re, ma mettere le mani sul tesoro dei Poveri Cavalieri di Cristo. Questi, fondatori del primo sistema bancario globalizzato della storia, avevano casse di oro che custodivano nella Torre del Tempio di Parigi. Al contrario il Re, impegnato a ricostituire l'autorità della Corona ed a tenere gli inglesi lontani da Calais (erano gli inizi della Guerra dei Cent'anni), aveva le tasche vuote. E un giorno i Templari avevano commesso l'errore di mostrargli il loro tesoro. Mal gliene incolse. Sette secoli: un'eternità anche per una istituzione dal respiro lungo come la Chiesa cattolica. Tanto c'é voluto per riuscire a recuperare, studiare, valutare i documenti necessari per sfatare una delle più longeve leggende nere d'Occidente, quella che vuole il Papato alleato del Re di Francia nello sterminio dei Cavalieri Templari e nella soppressione del loro Ordine. Una tragedia, anche dal punto di vista spirituale, di dimensioni colossali, dalla quale é scaturita con il tempo una aspra lotta tra la Chiesa e quanti, rivendicando l'eredità del Tempio e accusando i papi di collusione con Filippo il Bello, sono giunti persino a sostenere che quella dei Poveri Cavalieri fosse una sorta di Chiesa alternativa, cui era stata affidata da Cristo stesso l'essenza vera del suo insegnamento. Niente di tutto questo. A dir la verità, i Templari erano piuttosto uno stato nello stato in Francia come in Aragona, e questo non mancò di avere il suo peso nelle decisioni di Filippo il Bello. Nei documenti che saranno presentati in Vaticano il 25 ottobre, scoperti da una giovane storica chiamata Barbara Frale, sono contenute le prove di una verità non piacevole per il Vaticano, ma certamente diversa dalla vulgata secolare sulla natura, i fini e la conclusione del processo che portò Jacques de Molay ed i suoi compagni a morire sul rogo in quanto eretici un giorno di marzo del 1314. Secondo le pergamene rinvenute nell'Archivio Segreto il Pontefice era del tutto estraneo alla macchinazione antitemplare. Anzi, la subì in un primo tempo e quasi la neutralizzò in un secondo. Arrivò persino ad accordare l'assoluzione al Gran Maestro ed ai suoi uomini. Voleva semmai che l'Ordine del Tempio si fondesse con quello ospedaliere di San Giovanni, ma gli fu impedito da Filippo il Bello, che agitando lo spettro di uno scisma riuscì ad ottenere che Clemente V abbandonasse Jacques de Molay al suo destino, e le ricchezze dei suoi cavalieri andassero a ridare linfa alle esauste casse del Regno di Francia. Da allora l'Ordine del Tempio, mai soppresso anche se ai suoi membri venne imposto lo sciogliete le fila per le indegnità effettivamente commesse (abiura della fede, sputo sulla croce nella cerimonia di ingresso, baci osceni e in qualche caso sodomia), può essere riportato in vita in ogni momento. Ma solo una persona può farlo: il Papa erede di Pietro, colui che assolse il Gran Maestro una sera d'estate del 1308. A fare luce sul mistero della fine dei Templari una pergamena di 70 centimetri per 58, più o meno quanto una cartina geografica. La firmano i tre membri della commissione d'inchiesta pontifica inviata a Chinon a processare i vertici dell'Ordine, tutti cardinali: Berenger Fredol, parente dello stesso Clemente V, Etienne de Suisy e Landolfo Brancacci. Quest'ultimo considerato, tra l'altro, esponente del partito filo francese all'interno della Curia. "Poiché vedemmo che il Gran Maestro era pentito di ciò che aveva fatto", scrivono i prelati in quello che é al tempo stesso un verbale di seduta ed una relazione per il Papa, "e poiché i frati ne fecero richiesta, e rilasciarono le loro deposizioni con tale umiltà da meritare davvero la Misericordia di Dio, abbiamo concesso l'assoluzione nella forma consueta della Chiesa, restituendoli alla comunione dei fedeli e all'amministrazione dei sacramenti". Poche frasi che stravolgono secoli di ricerca storiografica, facili certezze e luoghi comuni. Una storia che incomincia quando Clemente V, primo papa francese della cattività avignonese, venne colto di sorpresa dall'annuncio dell'avvenuto arresto dei Templari presenti sul territorio di Francia. Tra questi anche il Gran Maestro dell'Ordine. Per quest'ultimo si trattava quasi di una trappola tesa da mesi: la sua residenza abituale era Cipro, quartiere generale dell'Ordine dopo la presa di San Giovanni D'Acri da parte saracena. Jacques de Molay era venuto in Francia per discutere con il Papa di un suo progetto: la fusione degli ordini cavallereschi in un ordine unico, cui affidare il rilancio della Crociata. Un progetto condiviso dallo stesso Filippo il Bello, che però intendeva porre a capo del nuovo rodine un esponente della sua famiglia, acquisendo così un ruolo preminente tra tutte le corti europee. Ma Filippo aveva anche un altro progetto: entrare in possesso delle ricchezze dell'Ordine che lui stesso aveva potuto ammirare anni prima nella Torre del Tempio di Parigi, dove si era rifugiato per sfuggire ad una rivolta popolare. Arrestati e torturati sotto la supervisione dell'Inquisizione di Francia, De Molay e gli altri templari confessano ed ammettono tutto: idolatria e sodomia. Messo di fronte al fatto compiuto, Clemente sceglie di non affrontare di petto il Re. Invia una prima legazione per un processo autonomo, ma i suoi rappresentanti non riescono nemmeno a condurre un interrogatorio: sono bloccati dagli avvocati del Re. Mentre tornano a Poitiers, residenza pontifica, Filippo fa pubblicare le confessioni estorte con la tortura. Una mossa che decide dopo che de Molay, mostrando i segni delle torture, ha ritrattato ogni ammissione. Il Papa agisce allora su un doppio binario: da una parte denuncia lo scandalo della condotta di alcuni templari (le oscenità in occasione della cerimonia di ammissione gli erano state confermate ben prima che scattassero gli arresti ordinati dal Re). Dall'altra crea una nuova commissione, dotata di pieni poteri, che dovrà tornare a Parigi a interrogare il Gran Maestro. Sulla carta la posizione di Filippo il Bello é fortissima, ma in realtà il Re rischia grosso. La commissione, come da diritto canonico, potrebbe addirittura aprire un procedimento contro di lui per calunnia, qualora appurasse che le accuse sono false. Un reato per cui può arrivare anche una scomunica. Filippo capisce che aria tira quando il Papa sospende dalle sue funzioni tutta l'Inquisizione di Francia, che si é resa complice della Corona nell'estorcere le confessioni. Filippo IV minaccia, fa pubblicare libelli diffamatori in cui si accusa il Papa di condotta dissoluta, ma alla fine deve cedere: la commissione papale vedrà i Templari per interrogarli liberamente. Il convoglio parte nel giugno del 1308 alla volta di Poitiers, ma a sue terzi del cammino la scorta blocca nel castello di Chinon il Gran Mastro e gli alti gradi dell'Ordine. Troppo malati per proseguire, fa sapere. Il Papa riceve ed assolve i Templari che compaiono di fronte al suo cospetto. Poi, praticamente di nascosto, invia tre emissari a Chinon. É qui che ha luogo l'assoluzione. I Templari possono continuare a vestire le insegne dell'Ordine. Ma Filippo, nel giro di pochi giorni, apre un nuovo fronte. (AGI) IL BRACCIO DI FERRO TRA IL RE ED IL PAPA (AGI) - Roma, 24 ott. - Nove anni di braccio di ferro, posta in gioco: il destino del più potente e ricco ordine monastico cavalleresco del Medioevo. Queste le tappe della sorda lotta tra Papa Clemente V e Filippo il Bello re di Francia. Un duello che cambiò molto della storia dei secoli successivi. 1305 - Sale al Soglio di Pietro Clemente V, al secondo Bertrand de Mot. Colto discendente della miglior nobiltà borgognone, é stato eletto con l'appoggio determinante della Corona di Francia (la cattività avignonese é appena iniziata). Nei giorni in cui riceve la tiara pontificale, Clemente viene informato da Filippo il Bello delle dicerie che circolano sui templari. In realtà il Re versa in gravi problemi economici dovuto alla guerra con l'Inghilterra, ed ha messo gli occhi sulle ricchezze dell'Ordine. Inoltre, convinto com'é della preminenza dei suoi poteri e della sua figura, non ama avere in Francia un vero e proprio stato nello stato, cosa che invece sono i Templari. 24 agosto 1307 - Cosciente delle voci insistenti riguardanti la condotta dei Templari - ma anche delle mire francesi sul tesoro del Tempio - Clemente V papa annuncia a Filippo il Bello l'intenzione di avviare un'inchiesta sull'Ordine. Il Gran Maestro stesso, Jacques de Molay, si trova dall'inizio dell'anno in Francia, dopo aver lasciato il quartiere generale di Cipro. É stato convocato dal Papa stesso per discutere la fusione, cui il Templari si oppongono, con gli Ospedalieri di San Giovanni. Il Papa vuole rilanciare, con questa fusione, la Crociata. Il Re di Francia é d'accordo sulla fusione, ma vuole che a capo del nuovo ordine monastico-cavalleresco vi sia sempre un membro della sua famiglia. Una cosa che darebbe ai Capetingi un potere immenso in Europa. 13 ottobre 1307 - Con un atto improvviso e illegale, Filippo IV re di Francia fa arrestare in un solo giorno tutti i Templari presenti sul suolo del suo regno. Accuse: eresia, sodomia, pratiche oscene, adorazione di dei. I Templari, per antico diritto, ricadono sotto la diretta giurisdizione del Papa, il solo a poterli giudicare. Filippo IV, invece, si accorda con l'Inquisizione francese per condurre una inchiesta autonoma. 25 ottobre 1307 - Il Gran Maestro del Tempio, Jacques de Molay, dopo essere stato torturato e tenuto in isolamento, confessa pubblicamente le sue colpe ed ammette i reati più gravi. Lo fa di fronte ad una assemblea di teologi e professori di diritto della Sorbona, riunita appositamente a Notre Dame. Ammette il triplice rinnegamento del Crocifisso, sul quale ha sputato durante la cerimonia di investitura, e rivela l'esistenza di pratiche oscene. É solo una parte delle accuse mosse all'Ordine, ma é anche quanto basta per sostenere l'azione illegale del Re. Ma pochi giorni dopo, sempre a Notre Dame, de Molay ritratta altrettanto pubblicamente, e si toglie la veste per mostrare a tutti i segni delle torture subite. 27 ottobre 1307 - Il Papa, allarmato ed incredulo riguardo la confessione del Gran Maestro, decide di inviare una prima legazione per appurarne la fondatezza. La commissione si mette in cammino da Poiters, dove si trova la corte papale, portando una bolla pontificia, la "Ad preclaras sapientiae", che molto diplomatica nei toni ribadisce l'esclusiva competenza del Vescovo di Roma sulla questione. La missione é un fallimento: gli inviati del Papa non riescono né a sentire i Templari imprigionati, né a farsi ricevere in udienza da Filippo. Si devono accontentare di una serie di incontri, infruttuosi, con il Consiglio del sovrano e i suoi avvocati. 7 novembre 1307 - Filippo il Bello fa pubblicare le confessioni, estorte con la tortura , dei 250 Templari interrogati sul territorio francese. Anche qui sono frequenti le ammissioni di colpe gravi. Intanto Jaime II di Aragona, l'altro regno su cui i Templari sono particolarmente presenti, prende tempo prima di seguire l'esempio della corte di Francia. 22 novembre - Il Papa promulga la "Pastoralis Preminantiae", bolla con cui denuncia lo scandalo dei Templari, chiede a tutti i sovrani cattolici di arrestare i frati presenti sotto le rispettive giurisdizioni e di mettere sotto custodia i loro beni. Formalmente la linea di Filippo il Bello sembra prevalere, in realtà Clemente V sta giocando d'anticipo per impedire che il suo esempio sia seguito altrove. In questo modo, infatti, si impedisce che eventuali nuovi processi vengano celebrati sotto l'egida delle Inquisizioni locali. 30 Novembre 1307 - Un concistoro voluto da Papa Clemente V decide l'invio di una seconda commissione d'inchiesta incaricata di interrogare il Gran Maestro ed i suoi più stretti collaboratori. Alla commissione vengono dati pieni poteri: condannare i Templari, assolverli, persino scomunicare Filippo il Bello e lanciare l'interdetto sul Regno di Francia se, come in passato, dovesse essere impedito agli inviati della Santa Sede di vedere e interrogare liberamente i prigionieri. Gli inviati hanno pieni poteri di legare e di sciogliere: potranno anche assolvere pienamente i frati prigionieri. Dicembre 1307 - Scontro tra il Consiglio del Re ed i messi papali. Gli avvocati della corte di Francia hanno capito che la partita é molto pericolosa: secondo il diritto canonico, accettato dalla stessa Inquisizione, un'accusa infondata avrebbe potuto significare con una condanna ufficiale per chi l'ha mossa, cioé il Re di Francia stesso. Se le confessioni fossero risultate estorte, Filippo avrebbe potuto incorrere nelle peggiori sanzioni ecclesiastiche. Gennaio 1308 - La legazione riesce ad entrare in contatto con i Templari in carcere. Con uno stratagemma, Jacques de Molay ordina a tutti di ritrattare le confessioni rilasciate sotto la giurisdizione del Grande Inquisitore di Francia, Guglielmo di Parigi, il che avviene. Con una bolla di punizione, Clemente V sospende dalle sue funzioni Guglielmo di Parigi e tutta l'Inquisizione francese. 19 febbraio 1308 - Filippo il Bello reagisce con una lettera di minacce a Clemente V: é suo dovere sradicare l'eresia dalla Cristianità, pena l'essere considerato il fico sterile della parabola. L'avvertimento é esplicito. Il re fa anche circolare una serie di libelli diffamatori anonimi in cui il Pontefice é accusato, di avere un'amante nella persona della contessa Brunissenda di Perigord. Maggio 1308 - Filippo il Bello pare cedere: cessa la campagna di denigrazione a danno del Papa e viene permesso ad un certo numero di Templari in sua custodia di recarsi a Poitiers per essere processati al cospetto del Papa. Giugno 1308 - Il convoglio dei Templari parte alla volta di Poitiers, Tra loro c'é anche Jacques de Molay. Arrivati a due terzi del tragitto, però, gli uomini del re che scortano i p 11 luglio 1308 - I Templari giunti nel frattempo a Poitiers vengono ascoltati ed assolti dal Papa. Nei loro confronti cade del tutto l'accusa di eresia. Sono semmai colpevoli a titolo individuale di pratiche non ortodosse (ma cade anche l'accusa di omosessualità). La questione é risolta con il perdono papale e l'imposizione di una penitenza. L'Ordine in sé, comunque, é salvo, ed ai Templari é concesso di continuare a vestirne le insegne. Assolti dal Papa, però, i Templari restano sotto custodia del Re. In pratica, agli arresti. 13 luglio 1308 - La Corona di Francia riapre il caso di Bonifacio VIII, predecessore di Clemente V ed accusato di simonia (avrebbe comprato l'elezione al soglio), stregoneria e di aver fatto morire Pietro da Morone, quel Celestino V che aveva abdicato al Pontificato spianandogli la strada all'elezione. Bonifacio VIII, morto poco dopo essere stato tratto in arresto ad Anagni dalle truppe francesi guidate da Guillame di Nogaret, avrebbe dovuto essere processato e condannato post mortem, ed i suoi atti pubblici dichiarati nulli. In un discorso pubblico dai toni apocalittici l'avvocato del Re Guillame des Plaisians, vera mente giuridica dello scontro con il Papa insieme a Guillame de Nogaret, chiede che il Papa canonizzi Celestino V, assolva lo stesso Nogaret e faccia bruciare sul rogo per stregoneria le ossa di Bonifacio VIII. Non si tratta solo di pretesa giustizia retroattiva: Filippo IV, se otterrà ragione, avrà in mano le armi giuridiche per dimostrare che tutta la linea di successione pontificale a Papa Caetani é nulla, a cominciare dall'elezione di Clemente V e dei suoi atti ufficiali. 12 agosto 1308 - Clemente V ordina l'apertura di inchieste sui Templari in tutta la cristianità. Non dovranno essere condotte, però, dalle Inquisizioni, ma dai vescovi competenti sulle diocesi. Si protrarranno tra il 1309 ed il 1311. 17-20 agosto 1308 - Una nuova commissione si reca quasi segretamente al Castello di Chinon. Ascolta, pondera, alla fine emette il suo giudizio (il Papa le ha conferito, anche in questo caso, pieni poteri). Assolti, tutti, con le stesse modalità e disposizioni di coloro che hanno potuto raggiungere Poitiers. La partita sembra chiusa, ma anche in questo caso Jacques de Molay resta sotto la custodia del Re di Francia. Una nuova bolla sospende (ma non scioglie) l'Ordine per le gravi irregolarità del cerimoniale di ingresso. Le decisioni finali verranno prese in un concilio che si terrà a Vienne. Settembre 1309 - A sorpresa, in una lettera inviata ai vescovi nelle cui diocesi si trovavano commanderie templari (e che in buona parte non avevano ancora avviato alcun processo, in attesa di ulteriori disposizioni), Clemente V annuncia di aver rinunciato al progetto di riforma dell'Ordine. Il Pontefice si rende conto che da parte francese si sta profilando il pericolo di un vero e proprio scisma. Ottobre 1309 - Filippo il Bello fa arrestare e condannare al rogo per stregoneria, in un processo molto simile a quello intentato contro i Templari, il vescovo di Troyes, Guichard. La Chiesa é di nuovo sotto attacco da parte del Sovrano. 1310-1311 - Una nuova inchiesta sui Templari viene condotta a Parigi. Jacques de Molay, che non é mai uscito dal carcere, ritratta in parte le ammissioni contenute nel verbale del processo ecclesiastico di Chinon, al termine del quale é stato assolto. Legalmente ora é un "relapso", vale a dire un peccatore che ha deciso prima di pentirsi e poi di tornare volontariamente al peccato. Il braccio secolare, cui la Chiesa affida in questi casi gli impenitenti, può applicare la Lex de Majestate e mandare sul rogo. 1312 - Il Concilio chiamato a decidere sulla sorte dell'Ordine dei Templari si tiene a Vienne. I Poveri Cavalieri sono sciolti per le colpe commesse, ma l'istituzione non viene né condannata, né soppressa. 17 marzo 1314 - Mentre Clemente V, praticamente agonizzante, si trova lontano dalla sede papale, Filippo il Bello fa prelevare dal carcere Jacques de Molay e i suoi compagni di prigionia. Sono trascinati di fronte ad un Concilio, che dovrebbe deciderne la definitiva condanna. Ma le loro testimonianze fanno sorgere più di un dubbio tra i prelati presenti, ed il Re fa immediatamente sospendere il Concilio. 18 marzo 1314 - Ultimo atto della tragedia: il Gran Maestro ed i suoi compagni sono portati su un'isolotto in mezzo alla Senna, dove sono messi al rogo all'insaputa del Papa e dell'alto clero. Secondo alcune fonti, lo stesso popolo di Parigi cerca di opporsi all'esecuzione, e viene disperso. De Molay, salito sul rogo, chiede che gli si allentino le corde per poter pregare, e muore rivolgendosi alla Madonna di Notre Dame, dove sette anni prima si era spogliato per mostrare a tutti i segni delle torture subite. IL PROCESSO AL GRAN MAESTRO NELLA PERGAMENA DI CHINON AGI) - Roma, 24 ott. - Questo il testo del processo al Gran Maestro dei Templari, Jacques de Molay, riferito nella Pergamena di Chinon, con cui il Papa assolse i Templari dalle accuse loro mosse dal Re di Francia Filippo il Bello.. Ai Templari venne restituita, con essa, piena dignità, e l'autorizzazione a prendere i sacramenti ed a vestire le insegne dell'Ordine. "In nome Dio amen. Noi per misericordia divina cardinali preti Berengario del titolo dei Santi Nereo e Achilleo, e Stefano del titolo di San Ciriaco in Termis, e Landolfo, cardinale diacono del titolo di Sant'Angelo, rendiamo noto a chiunque visionerà la presente e pubblico documento quanto segue: dopo che, recentemente, il santissimo padre e nostro signore Clemente, per divina provvidenza sommo pontefice della sacrosanta e universale Chiesa di Roma, a causa di quanto riportato dalla pubblica voce e dalla accesa denuncia dell'illustre re dei Franchi, e di prelati, duchi, conti, baroni e altri nobili e non nobili del medesimo regno di Francia fece istruire un'indagine contro alcuni frati, preti, cavalieri, precettori e sergenti dell'ordine della Milizia del Tempio relativa a quei fatti che riguardano tanto i frati dell'ordine quanto la fede cattolica e lo stato dell'ordine medesimo, e per i quali fatti essi sono stati pubblicamente diffamati, lo stesso pontefice, volendo e intendendo conoscere la pura, piena e integra verità sugli alti dignitari del detto ordine, cioé il frate Jacques de Molay, gran maestro di tutto l'ordine dei Templari, e i frati Raymbaud de Caron, precettore d'Oltremare, e i precettori delle magioni templari Hugues de Perraud in Francia, Geoffroy de Gonneville in Aquitania e Poitou, Goeffroy de Charny in Normandia, ordinò e incaricò noi, con mandato speciale ed impartito espressamente dall'oracolo della sua viva voce, affinché, accompagnati da notai pubblici e testimoni degni di fede, ricercassimo con attenzione la verità nei confronti del gran maestro e degli altri precettori sopra nominati interrogandoli rigorosamente uno ad uno". "Nell'anno millesimo trecentesimo ottavo dalla nascita del Signore", prosegue il racconto della Pergamena di Chinon, "nella sesta indizione, il giorno diciassettesimo del mese di agosto e nell'anno terzo del pontificato di nostro signore papa Clemente V, nel castello di Chinon, diocesi di Tours, costituitosi di persona il frate Jacques de Molay, cavaliere e gran maestro dell'ordine del Tempio, dopo che ebbe giurato, attentamente interrogato sulla forma e le modalità ³opra riportate, disse che sono passati circa .quarantadue anni dacché presso Beune, nella diocesi di Autun, fu accolto come frate dell'ordine, per mezzo del cavaliere templare Hubert de Perraud, allora visitatore di Francia e Poitou, nella cappella della magione di quel luogo. E sulle modalità del suo ingresso nell'ordine disse che quello che lo aveva accolto, prima di allacciargli il mantello, gli mostrò una certa croce, gli disse di rinnegare Dio la cui immagine era dipinta sulla croce stessa, e di sputarvi sopra: cosa che egli fece; e tuttavia non sputò sulla croce, ma per terra, a quanto disse. Disse inoltre che quel rinnegamento lo fece a parole, senza intenzione. Interrogato attentamente sul vizio di sodomia, sull'idolo a forma di testa e sui baci immorali disse di non saperne nulla. Interrogato se avesse confessato le cose appena dette su richiesta, per denaro, gratitudine, simpatia, paura o odio o istigazione di qualcuno ovvero per paura della tortura, disse di no. Interrogato se dopo che fu arrestato gli fossero state poste domande o fosse stato torturato disse di no. Dopo ciò noi cardinali, secondo le modalità e le forme sopra scritte, ritenemmo che al medesimo frate Jacques, gran maestro dell'ordine, che nelle nostre mani abiurava la ora rivelata e ogni altra eresia e che giurava sui santi Vangeli di Dio richiedendo umilmente anche il beneficio dell'assoluzione per questi fatti, fosse da impartire il beneficio dell'assoluzione secondo le forme della Chiesa, riaccogliendo egli stesso nell'unità della Chiesa e restituendolo alla comunione dei fedeli e ai sacramenti ecclesiastici".
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BRAY
Sceau (SIGILLO) de la baronnie de Bray La baronnie de Bray s'étend le long d'axes stratégiques comme la Seine, la voie romaine de Sens à Meaux qui permet de passer le pont en marquant le c'ur de la châtellenie de la vallée de l'Oreuse, la limite du comté de Champagne et l'Yonne. Ses barons Henri le Libéral, comte de Champagne, puis Jacques, duc de Savoie, gèrent les territoires autour de dix places principales : Passy, Montigny, Bazoches, Les Ormes, Dontilly, la Villeneuve-du-Comte, Égligny, Vin-neuf, Courlon et Bray-sur-Seine.
CENNI STORICI SUL MIO CASATO BRAY
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A Troyes Francia nel 1127, i Cavalieri Templari adottarono il motto: "Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", ossia "Non a noi, Signore, non a noi, ma al Tuo nome da gloria". E’ facile immaginare come un simile motto potesse accendere gli animi. INVESTITURENel medioevo il cavaliere veniva istruito nell’uso delle armi; egli era sottoposto a studi che ingentilivano gli animi e di ordine morale. Altre caratteristiche della cavalleria erano: cortesia, difesa della giustizia, appoggio alla debolezza, omaggio alla bellezza, idealizzazione dell’amore come mezzo di elevazione morale. L’incontro con il soprannaturale, secondo le credenze d’epoca, avrebbe completato l’iniziazione del cavaliere. Iniziazione cavalleresca
CATTEDRALI GOTICHE
I Cavalieri Templari, si ritiene avessero rinvenuto documenti relativi alle "LEGGI DIVINE DEI NUMERI,DEI PESI E DELLE MISURE" sotto le rovine del Tempio di Salomone a Gerusalemme e li avrebbero forniti ai costruttori di cattedrali. Le cattedrali gotiche sono dei veri e propri libri di pietra, per tramandare straordinarie conoscenze che solo poche persone iniziate a simboli ed a codici particolari, avrebbero potuto comprendere. Infatti la grandiosità, l'imponenza e tutta una serie di misteri non risolti hanno fatto diffondere attorno alle cattedrali gotiche numerose leggende legate a figure ed oggetti leggendari della storia del Cristianesimo, dai Cavalieri Templari al Santo Graal. |
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Gourgeon, nella Combeaufontaine, Jacques de Molay. Era il figlio di un semplice ed umile gentiluomo della Rochelle (il villaggio vicino), fù eletto Gran Maestro del Tempio nel 1293.
in mezzo alla Senna, davanti alla cattedrale do Notre dame, dove sono messi al rogo all'insaputa del Papa e dell'alto clero. Secondo alcune fonti, lo stesso popolo di Parigi cerca di opporsi all'esecuzione, e viene disperso. De Molay, salito sul rogo, chiede che gli si allentino le corde per poter pregare, e muore rivolgendosi alla Madonna di Notre Dame, dove sette anni prima si era spogliato per mostrare a tutti i segni delle torture subite.
rancia, quel Filippo IV il Bello il cui ardore religioso era pari al fascino che esercitava sulle dame e le nobildonne, a forzare la mano per metterli sul rogo. Fino al punto di sfidare il Pontefice e intimidirlo con la minaccia di uno scisma. Non voleva lo scisma, il Re, ma mettere le mani sul tesoro dei Poveri Cavalieri di Cristo. Questi, fondatori del primo sistema bancario globalizzato della storia, avevano casse di oro che custodivano nella Torre del Tempio di Parigi. Al contrario il Re, impegnato a ricostituire l'autorità della Corona ed a tenere gli inglesi lontani da Calais (erano gli inizi della Guerra dei Cent'anni), aveva le tasche vuote. E un giorno i Templari avevano commesso l'errore di mostrargli il loro tesoro. Mal gliene incolse. Sette secoli: un'eternità anche per una istituzione dal respiro lungo come la Chiesa cattolica. Tanto c'é voluto per riuscire a recuperare, studiare, valutare i documenti necessari per sfatare una delle più longeve leggende nere d'Occidente, quella che vuole il Papato alleato del Re di Francia nello sterminio dei Cavalieri Templari e nella soppressione del loro Ordine. Una tragedia, anche dal punto di vista spirituale, di dimensioni colossali, dalla quale é scaturita con il tempo una aspra lotta tra la Chiesa e quanti, rivendicando l'eredità del Tempio e accusando i papi di collusione con Filippo il Bello, sono giunti persino a sostenere che quella dei Poveri
Cavalieri fosse una sorta di Chiesa alternativa, cui era stata affidata da Cristo stesso l'essenza vera del suo insegnamento. Niente di tutto questo. A dir la verità, i Templari erano piuttosto uno stato nello stato in Francia come in Aragona, e questo non mancò di avere il suo peso nelle decisioni di Filippo il Bello. Nei documenti che saranno presentati in Vaticano il 25 ottobre, scoperti da una giovane storica chiamata Barbara Frale, sono contenute le prove di una verità non piacevole per il Vaticano, ma certamente diversa dalla vulgata secolare sulla natura, i fini e la conclusione del processo che portò Jacques de Molay ed i suoi compagni a morire sul rogo in quanto eretici un giorno di marzo del 1314. Secondo le pergamene rinvenute nell'Archivio Segreto il Pontefice era del tutto estraneo alla macchinazione antitemplare. Anzi, la subì in un primo tempo e quasi la neutralizzò in un secondo. Arrivò persino ad accordare l'assoluzione al Gran Maestro ed ai suoi uomini. Voleva semmai che l'Ordine del Tempio si fondesse con quello ospedaliere di San Giovanni, ma gli fu impedito da Filippo il Bello, che agitando lo spettro di uno scisma riuscì ad ottenere che Clemente V abbandonasse Jacques de Molay al suo destino, e le ricchezze dei suoi cavalieri andassero a ridare linfa alle esauste casse del Regno di Francia. Da allora l'Ordine del Tempio, mai soppresso anche se ai suoi membri venne imposto lo sciogliete le fila per le indegnità effettivamente commesse (abiura della fede, sputo sulla croce nella cerimonia di ingresso, baci osceni e in qualche caso sodomia), può essere riportato in vita in ogni momento. Ma solo una persona può farlo: il Papa erede di Pietro, colui che assolse il Gran Maestro una sera d'estate del 1308. A fare luce sul mistero della fine dei Templari una pergamena di 70 centimetri per 58, più o meno quanto una cartina geografica. La firmano i tre membri della commissione d'inchiesta pontifica inviata a Chinon a processare i vertici dell'Ordine, tutti cardinali: Berenger Fredol, parente dello stesso Clemente V, Etienne de Suisy e Landolfo Brancacci. Quest'ultimo considerato, tra l'altro, esponente del partito filo francese all'interno della Curia. "Poiché vedemmo che il Gran Maestro era pentito di ciò che aveva fatto", scrivono i prelati in quello che é al tempo stesso un verbale di seduta ed una relazione per il Papa, "e poiché i frati ne fecero richiesta, e rilasciarono le loro deposizioni con tale umiltà da meritare davvero la Misericordia di Dio, abbiamo concesso l'assoluzione nella forma consueta della Chiesa, restituendoli alla comunione dei fedeli e all'amministrazione dei sacramenti". Poche frasi che stravolgono secoli di ricerca storiografica, facili certezze e luoghi comuni. Una storia che incomincia quando
Clemente V, primo papa francese della cattività avignonese, venne colto di sorpresa dall'annuncio dell'avvenuto arresto dei Templari presenti sul territorio di Francia. Tra questi anche il Gran Maestro dell'Ordine. Per quest'ultimo si trattava quasi di una trappola tesa da mesi: la sua residenza abituale era Cipro, quartiere generale dell'Ordine dopo la presa di San Giovanni D'Acri da parte saracena. Jacques de Molay era venuto in Francia per discutere con il Papa di un suo progetto: la fusione degli ordini cavallereschi in un ordine unico, cui affidare il rilancio della Crociata. Un progetto condiviso dallo stesso Filippo il Bello, che però intendeva porre a capo del nuovo rodine un esponente della sua famiglia, acquisendo così un ruolo preminente tra tutte le corti europee. Ma Filippo aveva anche un altro progetto: entrare in possesso delle ricchezze dell'Ordine che lui stesso aveva potuto ammirare anni prima nella Torre del Tempio di Parigi, dove si era rifugiato per sfuggire ad una rivolta popolare. Arrestati e torturati sotto la supervisione dell'Inquisizione di Francia, De Molay e gli altri templari confessano ed ammettono tutto: idolatria e sodomia. Messo di fronte al fatto compiuto, Clemente sceglie di non affrontare di petto il Re. Invia una prima legazione per un processo autonomo, ma i suoi rappresentanti non riescono nemmeno a condurre un interrogatorio: sono bloccati
dagli avvocati del Re. Mentre tornano a Poitiers, residenza pontifica, Filippo fa pubblicare le confessioni estorte con la tortura. Una mossa che decide dopo che de Molay, mostrando i segni delle torture, ha ritrattato ogni ammissione. Il Papa agisce allora su un doppio binario: da una parte denuncia lo scandalo della condotta di alcuni templari (le oscenità in occasione della cerimonia di ammissione gli erano state confermate ben prima che scattassero gli arresti ordinati dal Re). Dall'altra crea una nuova commissione, dotata di pieni poteri, che dovrà tornare a Parigi a interrogare il Gran Maestro. Sulla carta la posizione di Filippo il Bello é fortissima, ma in realtà il Re rischia grosso. La commissione, come da diritto canonico, potrebbe addirittura aprire un procedimento contro di lui per calunnia, qualora appurasse che le accuse sono false. Un reato per cui può arrivare anche una scomunica. Filippo capisce che aria tira quando il Papa sospende dalle sue funzioni tutta l'Inquisizione di Francia, che si é resa complice della Corona nell'estorcere le confessioni. Filippo IV minaccia, fa pubblicare libelli diffamatori in cui si accusa il Papa di condotta dissoluta, ma alla fine deve cedere: la commissione papale vedrà i Templari per interrogarli liberamente. Il convoglio parte nel giugno del 1308 alla volta di Poitiers, ma a sue terzi del cammino la scorta blocca nel castello di Chinon il Gran Mastro e gli alti gradi dell'Ordine. Troppo malati per proseguire, fa sapere. Il Papa riceve ed assolve i Templari che compaiono di fronte al suo cospetto. Poi, praticamente di nascosto, invia tre emissari a Chinon. É qui che ha luogo l'assoluzione. I Templari possono continuare a vestire le insegne dell'Ordine. Ma Filippo, nel giro di pochi giorni, apre un nuovo fronte. (AGI)
, dei 250 Templari interrogati sul territorio francese. Anche qui sono frequenti le ammissioni di colpe gravi. Intanto Jaime II di Aragona, l'altro regno su cui i Templari sono particolarmente presenti, prende tempo prima di seguire l'esempio della corte di Francia.
di Chinon. Ascolta, pondera, alla fine emette il suo giudizio (il Papa le ha conferito, anche in questo caso, pieni poteri). Assolti, tutti, con le stesse modalità e disposizioni di coloro che hanno potuto raggiungere Poitiers. La partita sembra chiusa, ma anche in questo caso Jacques de Molay resta sotto la custodia del Re di Francia. Una nuova bolla sospende (ma non scioglie) l'Ordine per le gravi irregolarità del cerimoniale di ingresso. Le decisioni finali verranno prese in un concilio che si terrà a Vienne.
Templari dalle accuse loro mosse dal Re di Francia Filippo il Bello.. Ai Templari venne restituita, con essa, piena dignità, e l'autorizzazione a prendere i sacramenti ed a vestire le insegne dell'Ordine. "In nome Dio amen. Noi per misericordia divina cardinali preti Berengario del titolo dei Santi Nereo e Achilleo, e Stefano del titolo di San Ciriaco in Termis, e Landolfo, cardinale diacono del titolo di Sant'Angelo, rendiamo noto a chiunque visionerà la presente e pubblico documento quanto segue: dopo che, recentemente, il santissimo padre e nostro signore Clemente, per divina provvidenza sommo pontefice della sacrosanta e universale Chiesa di Roma, a causa di quanto riportato dalla pubblica voce e dalla accesa denuncia dell'illustre re dei Franchi, e di prelati, duchi, conti, baroni e altri nobili e non nobili del medesimo regno di Francia fece istruire un'indagine contro alcuni frati, preti, cavalieri, precettori e sergenti dell'ordine della Milizia del Tempio relativa a quei fatti che riguardano tanto i frati dell'ordine quanto la fede cattolica e lo stato dell'ordine medesimo, e per i quali fatti essi sono stati pubblicamente diffamati, lo stesso pontefice, volendo e intendendo conoscere la pura, piena e integra verità sugli alti dignitari del detto ordine, cioé il frate Jacques de Molay, gran maestro di tutto l'ordine dei Templari, e i frati Raymbaud de Caron, precettore d'Oltremare, e i precettori delle magioni templari Hugues de Perraud in Francia, Geoffroy de Gonneville in Aquitania e Poitou, Goeffroy de Charny in Normandia, ordinò e incaricò noi, con mandato speciale ed impartito espressamente dall'oracolo della sua viva voce, affinché, accompagnati da notai pubblici e testimoni degni di fede, ricercassimo con attenzione la verità nei confronti del gran maestro e degli altri precettori sopra nominati interrogandoli rigorosamente uno ad uno". "Nell'anno millesimo trecentesimo ottavo dalla nascita del Signore", prosegue il racconto della Pergamena di Chinon, "nella sesta indizione, il giorno diciassettesimo del mese di agosto e nell'anno terzo del pontificato di nostro signore papa Clemente V, nel castello di Chinon, diocesi di Tours, costituitosi di persona il frate Jacques de Molay, cavaliere e gran maestro dell'ordine del Tempio, dopo che ebbe giurato, attentamente interrogato sulla forma e le modalità ³opra riportate, disse che sono passati circa .quarantadue anni dacché presso Beune, nella diocesi di Autun, fu accolto come frate dell'ordine, per mezzo del cavaliere templare Hubert de Perraud, allora visitatore di Francia e Poitou, nella cappella della magione di quel luogo. E sulle modalità del suo ingresso nell'ordine disse che quello che lo aveva accolto, prima di allacciargli il mantello, gli mostrò una certa croce, gli disse di rinnegare Dio la cui immagine era dipinta sulla croce stessa, e di sputarvi sopra: cosa che egli fece; e tuttavia non sputò sulla croce, ma per terra, a quanto disse. Disse inoltre che quel rinnegamento lo fece a parole, senza intenzione. Interrogato attentamente sul vizio di sodomia, sull'idolo a forma di testa e sui baci immorali disse
di non saperne nulla. Interrogato se avesse confessato le cose appena dette su richiesta, per denaro, gratitudine, simpatia, paura o odio o istigazione di qualcuno ovvero per paura della tortura, disse di no. Interrogato se dopo che fu arrestato gli fossero state poste domande o fosse stato torturato disse di no. Dopo ciò noi cardinali, secondo le modalità e le forme sopra scritte, ritenemmo che al medesimo frate Jacques, gran maestro dell'ordine, che nelle nostre mani abiurava la ora rivelata e ogni altra eresia e che giurava sui santi Vangeli di Dio richiedendo umilmente anche il beneficio dell'assoluzione per questi fatti, fosse da impartire il beneficio dell'assoluzione secondo le forme della Chiesa, riaccogliendo egli stesso nell'unità della Chiesa e restituendolo alla comunione dei fedeli e ai sacramenti ecclesiastici". 

















