Altissimu, onnipotente bon Signore, Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione. Ad Te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ène dignu te mentovare. Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumeni noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de Te, Altissimo, porta significatione. Laudato si', mi Signore, per sora Luna e le stelle: in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato si', mi' Signore, per frate Vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento. Laudato si', mi' Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si', mi Signore, per frate Focu, per lo quale ennallumini la nocte: ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba. Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore et sostengono infirmitate et tribulatione. Beati quelli ke 'l sosterranno in pace, ka da Te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato si' mi Signore, per sora nostra Morte corporale, da la quale nullu homo vivente po' skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male. Laudate et benedicete mi Signore et rengratiate e serviateli cum grande humilitate. (Cantico delle creature di San Francesco d'Assisi)
SINDONE
La figura di Goffredo de Charny, signore di Lirey, in Champagne, sembra uscire direttamente da un racconto cavalleresco. È tra le mani di questo eroico cavaliere che la Sacra Sindone fa ufficialmente la sua apparizione in Francia. Dopo una vita di avventure improntate ai più alti ideali della cavalleria medievale (ed intorno alle quali il nostro scriverà un libro di buon successo, sorta di manuale del perfetto Chevalier), nel 1355 viene incaricato dal re di portare il suo stendardo di battaglia. È un grande riconoscimento, e il cavaliere non lo disonora: l'anno successivo muore eroicamente nella battaglia di Poitiers, nella strenua difesa dell'Orifiamma, la lingua di tessuto rosso fiammante simbolo del potere supremo e dell'onore di Francia. Come sia giunta, la Sacra Sindone, all'eroico vessillifero di Francia, rimane un mistero. Vediamo le ipotesi che sono state fatte in proposito. La Sacra Sindone potrebbe essere stato un bene di famiglia pervenuto a Goffredo tramite matrimonio o amicizia. Stretti legami collegano Goffredo ai discendenti di Otto de la Roche, feudatario francese e primo duca di Atene, ai tempi in cui proprio ad Atene della Sacra Sindone abbiamo avuto l’ultima segnalazione. La Sacra Sindone avrebbe potuto fare parte dei tesori di famiglia; Goffredo di Charny sposò una diretta discendente di Otto, che avrebbe potuto portargli la reliquia in dote,e fu grande amico di Gautier IV de Brienne, conestabile di Francia e fedele compagno d’armi, anche lui caduto a Poitiers. Se anche non fosse stata materialmente in loro possesso, Gautier IV de Brienne o la stessa consorte potrebbero aver rivelato all'indomito cavaliere il nascondiglio della Sacra Sindone in Oriente: questo spiegherebbe il rapido viaggio di Goffredo oltremare, fino a Smirne nel 1345, ufficialmente compiuto al seguito del Delfino. Ecco il possibile anello mancante della catena che, da Atene, porta il sudario direttamente nelle mani di un cavaliere francese del Trecento. La "pista templare" sostiene che la Sacra Sindone fosse stata affidata a Goffredo durante un periodo di prigionia in Inghilterra, nel castello di Goodrich. Qui essa sarebbe stata portata da quei Cavalieri Templari che scamparono ai roghi e alle carceri di Francia. In contrasto con i fitti misteri dei secoli precedenti, la storia "europea" del Sacro Tessuto, dopo la riapparizione in mano ai de Charny, è sufficientemente documentata: nel 1453 la reliquia viene ceduta da Margherita, ultima erede degli Charny, al duca Ludovico di Savoia. Le travagliate vicende del ducato dei Savoia porteranno in seguito la Sacra Sindone, a più riprese, da Chambéry, in Piemonte, in altre città della Francia e dell'Alta Italia, fino alla traslazione definitiva nella città di Torino nel 1578. La Sacra Sindone, di proprietà di Casa Savoia per oltre mezzo secolo, è stata assegnata, in un lascito testamentario del capo della Casata ed ultimo Re d'Italia S.A.R. Umberto II di Savoia, al Sommo Pontefice. Il re in esilio è morto a Ginevra nel 1983, anno dal quale la Sacra Sindone è divenuta, dunque, di proprietà pontificia.
IN FEDE
ANTICA SEDE
Nel 1102, il Re di Gerusalemme Baldovino II, concesse hai cavalieri di Cristo la custodia del Tempio di Salomone e la residenza nel monastero fortificato di Nostra Signora di Sion situato a finaco al Tempio, con il passare degli anni il numero dei cavalieri aumentò, cosicchè dovettero trasferirsi a pochi metri, andando ad occupare tutta l'area di quella che era la spianata del Tempio di Salomone, ossia l'area fra la Moschea della Roccia e la Moschea di Al-Aqsaa. A questo punto il loro nome fu cambiato in "Ordine dei Cavalieri di Cristo a Cavalieri del Tempio di Gerusalemme".
GOFFREDO DI BUGLIONE
BALDOVINO I
templari in Terrasanta
Il Krak dei cavalieri , così chiamato, imponente ancor oggi nonostante i millenni, sorge su un colle di 750 metri , conquistato nel 1109 da Tancredi di Antiochia; fu ceduto in seguito all’ordini cavallereschi. È un castello quasi senza fine, robusto; solo lo spessore della prima cerchia di mura è di 24 metri, la seconda cerchia domina la prima ed infine vi è un robusto mastio che controlla tutte e due; in pratica compongono il krak tre castelli costruiti uno sull’altro ed indipendenti tra loro. Il Krak era considerato il castello più grande tra le tante fortezze -forse il più bello del mondo-, nella valle della Becaa. Il suo nome in arabo significa dunque fortezza, “Karak”, cardine della difesa del porto di Tripoli e della valle d Becaa, inserito come un anello in una collana tra le cui maglie splendevano i castelli della Santa Milizia Templare. La fortezza KARAK come la chiamavano gli arabi-. KARAK è un palindromo, cioè una parola che si legge uguale sia da Occidente, sinistra a destra, che da Oriente, destra a sinistra. In sumero significa ‘anima (KA) Sole (sia RA che AR)’. KAR è la ‘forza dell’anima’ [Il nome Carlo ß KAR LU ‘soggetto forza’ comprova].
templari lungo la via Francigena
La presenza dei Templari in Italia riguardava tanto le regioni settentrionali (ad esempio lungo la via Francigena, una delle arterie principali lungo le quali i pellegrini dalla Francia giungevano a Roma), quanto nelle regioni meridionali e, tra queste, un sicuro ruolo di preminenza fu svolto dalla Puglia per la posizione strategica occupata da questa regione da sempre crocevia tra Occidente ed Oriente. La causa dell'espansione dei Templari in Italia è da ricondurre a due motivazioni principali: la viabilità terrestre e la possibilità di adoperare i porti, in modo speciale quelli della costa pugliese (Manfredonia, Barletta, Trani, Molfetta, Bari, Brindisi), per l'imbarco verso la Terra Santa dei pellegrini e dei Crociati ed il loro rientro, nonché per la spedizione di vettovagliamento e derrate alimentari alle guarnigioni templari in Outremer. L'espansione dell'Ordine (tra la seconda metà del XII secolo sino alla fine del XIII secolo) avveniva secondo una logica ben precisa tendente a privilegiare in primo luogo le località costiere per poi procedere verso l'entroterra. Secondo una stima approssimata per difetto, in Italia erano presenti almeno 150 insediamenti appartenenti all'Ordine del Tempio, di questi meno di un terzo si trovavano nella parte meridionale della penisola. La maggiore concentrazione di domus templari, molto probabilmente, era nella terra di Puglia ove, tra l'altro, avevano diverse sedi. Gli insediamenti dei Templari erano chiamati in Italia "precettorie" o "mansioni" a seconda della loro importanza, mentre in Francia prendevano il nome di "Commanderies". Anche in Puglia l'espansione sul territorio delle case templari seguì la dinamica sopra esposta: dagli avamposti sul mar Adriatico i Templari cominciarono a penetrare all'interno del territorio pugliese e, in particolare, nelle fertili pianure della Capitanata nell'entroterra garganico e della Murgia in Terra di Bari.I Cavalieri Templari sovente alloggiavano in chiese minori, oratori, cappelle dipendenti da episcopi o cattedrali o in monasteri cui spesso erano annessi ospizi per l'accoglienza dei pellegrini. Grazie all'intervento dei pontefici il Tempio riusciva ad ottenere in concessione perpetua o temporanea immobili appartenenti ad Enti ecclesiastici dietro pagamento di un censo annuo. A volte erano gli stessi Templari a costruire delle chiese, anche se in Italia tale attività sembra essere alquanto ridotta. Ma è soprattutto alle donazioni e ai lasciti dei benefattori che il patrimonio templare vide una rapida crescita sia nelle città che nelle campagne. Le domus templari italiane raramente erano isolate e sovente facevano parte di ecclesiae, con le quali finivano per confondersi. Le domus erano anche costituite nell'ambito delle mansiones, composte nella forma più elementare da un ricovero per i viaggiatori ed una stalla per i cavalli. Le domus-mansiones erano collocate nei centri di transito o confluenza delle principali correnti di traffici e pellegrinaggi che percorrevano l'Italia. La funzione assistenziale era altresì svolta con le domus con annessi degli hospitales.
Templari in Puglia
Castel del Monte
All'interno del cortile c'era una vasca ottagonale monolitica che serviva per contenere l'acqua; sotto il cortile vi era una cisterna grandissima. Su cinque delle otto torri c'erano cinque cisterne pensili collocate proprio su quelle torri dove c’erano i servizi igienici. Le cisterne raccoglievano l’acqua e quando erano troppo piene c’era un troppo pieno che scaricava fuori. Il terrazzo del castello è fatto a dorso d’asino: l’acqua che scorreva verso l’esterno riempiva queste cisterne, l’acqua che scorreva verso l’interno riempiva la cisterna situata sotto. Ciò dimostrerebbe che Castel del Monte non è un castello di difesa ma un edificio costruito come un Tempio.Fedeico II, Ordina la costruzione del castello nel gennaio del 1240 e muore nel 1250: c'erano dieci anni di tempo per terminare la costruzione del castello. Alla costruzione del castello hanno lavorato maestranze altamente qualificate come dimostrato dalla costruzione architettonica che è un gioiello di matematica. Le pareti del piano superiore erano tutte rivestite di marmi preziosi che sono stati rubati assieme a sculture e bassorilievi. In quel momento storico particolare in Puglia vi era una presenza molto massiccia dei Cavalieri Templari, i monaci guerrieri i quali erano padroni di tutta la Puglia come dimostrano le numerose testimonianze dal Foggiano al Leccese. La Puglia era una delle dieci province dei Cavalieri Templari disseminate dal centro Europa fino al medio Oriente e in più la Puglia a quel tempo era la cerniera tra oriente e occidente.
RE RUGGERO II
Jolly Roger". La tradizione vuole che questo vessillo venisse utilizzato anche a bordo delle navi dei "Poveri Soldati di Cristo e del Tempio di Salomone", come i Templari erano conosciuti originariamente. I Templari combattevano le loro battaglie anche in mare, abbordando ed affondando le navi nemiche: di qui l'analogia coi Pirati e l'adozione della bandiera col teschio e le ossa, la bandiera usata da re Ruggero II di Sicilia (1095-1154). Ruggero era un famoso Templare e di una flotta di seguaci dell'Ordine si separò in quattro unità indipendenti, quindi era una eredità, e le sue ossa incrociate rappresentavano un chiaro riferimento al logo templare della croce rossa con le estremità ingrossate.sempre legata ai Cavalieri Templari. La notte del 13 Ottobre 1307, prima dell'arresto di massa, in gran segreto, 18 galee templari navigarono lungo la Senna e presero il mare, dirette a La Rochelle, dov'era pronta una flotta templare. I Templari, segretamente avvertiti del tranello teso nei loro confronti dal Re Filippo il bello di Francia, avevano portato in salvo il loro Tesoro e le reliquie più preziose. Le loro vele erano state annerite con del catrame per non essere visti nella notte. Durante il viaggio in mare, i Templari superstiti si riunirono in consiglio per decidere sotto quale segno avrebbero navigato, non potendo più utilizzare la classica croce rossa in quanto ormai bandita. Al termine, fu decisa l'adozione dell'antico simbolo di pericolo, il teschio con le tibie incrociate, con il fondo mutato in nero in riferimento al colore delle vele.
Portogallo tomar
ORDINE SUPREMO del CRISTO
E’ il più prestigioso fra gli Ordini Equestri Pontifici, riservato solo ai Sovrani ed ai Capi di Stato, di fede cattolica, che si siano resi particolarmente benemeriti verso la Santa Sede. L’ Ordine venne creato da Dionigi I re del Portogallo ( 1279 - 1325) e dedicato a Cristo, riunendo in tale Ordine tutti i cavalieri del Tempio ( templari ) . Alla nuova istituzione rimase la stessa regola dei Templari, quella Cistercense, come parimenti identici restarono il mantello e la croce patente di rosso, con la sola aggiunta di una piccola croce latina di bianco, caricata sulla prima, in cuore. L’Ordine ebbe l’approvazione del Sommo Pontefice Giovanni XXII il 14 marzo 1319, riservando lo stesso Papa anche alla Santa Sede, oltre che ai Sovrani portoghesi, la facoltà di conferire tale ambitissima distinzione cavalleresca. L’Ordine, con la destinazione di tutti i beni dei cavalieri del Tempio presenti in Portogallo e con lo scopo di difendere il Regno d’Algarve contro gl’infedeli scrisse, nella penisola iberica stupende pagine di eroismo e di gloria, nella dura e sanguinosa lotta contro i Mori. La sede originaria dell’istituzione cavalleresca era situata a Castro Marino, nell’Algarvia ed in seguito venne invece spostata a Tomar, nel vecchio convento dei templari, ribattezzato Monastero del Cristo, per meglio respingere gli assalti dei Mori. Il Sommo Pontefice Eugenio IV ( 1431 - 1455 )
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22 Luglio 2010 in ricordo di Santa Maria Maddalena- VIAGGIO E TESTIMONIANZE-
Post n°114 pubblicato il 20 Luglio 2010 da knighttemplar
La Sainte Baume, la Santa Grotta dove sarebbe vissuta Maria Maddalena in eremitaggio per ben trent'anni.Un intreccio di natura,mistero,storia,leggenda, condensati in uno scenario di incomparabile bellezza e suggestione.Il racconto della nostra visita.Si tratta di una grotta naturale, scavata dall'erosione.Il massiccio si formò nell'Era Secondaria, emergendo dai fondali marini ed è ricco di anfratti,e soprattutto di acqua;rappresenta infatti una ricchezza idrica importante per la Provenza.La grotta di Maria Maddalena non si trova sulla sommità della montagna, che è ben oltre, a 1147 m.Infatti non tutti sanno che proseguendo ancora la salita, si potrebbe giungere ad una chiesa romanica dell'XI secolo, intitolata a San Giacomo, poichè importante stazione (punto di riferimento) per i pellegrini che dall'Italia vogliono raggiungere Santiago di Compostela (dove si venera, appunto,la tomba dell'Apostolo). In materia di 'pellegrinaggi' la grotta della Sainte Baume non è comunque da meno, anche se abbiamo potuto capire che in Italia questo culto non è molto rinomato; tuttavia il sito è conosciuto a livello mondiale. Ma per raccontare questa ennesima avventura, dobbiamo iniziare dal basso, ovvero dal punto di partenza, che è rappresentato dall'Hotellerie, una sorta di Ostello gestito dalle monache dipendenti dalla basilica del Sacro Coeur di Parigi. Qui si trovano anche informazioni e pannelli didascalici informativi (rigorosamente non in italiano), che possano aiutare gli interessati ad intraprendere la salita per raggiungere la grotta.Si tenga presente che i percorsi effettuabili sono due, della durata sostanziale di 45 minuti ognuno(a scelta):uno, detto 'Chemine de Canapé',che si addentra per la fitta foresta, l'altro detto 'Chemin des Roys' (cammino dei Re '), più agevole.Cosa abbiamo fatto? Semplice:all'andata abbiamo intrapreso il primo, vivendo l'avventura/pellegrinaggio di stare dentro una foresta demaniale, 'sacra', come la definisce la tradizione popolare; al ritorno abbiamo intrapreso il cammino dei re,potendo così avere la stima di entrambi i percorsi e ammirare ciò che incontravamo in essi. Si trova la chiesa di San Giacomo, XI sec.La tradizione narra che Maria Maddalena, sbarcata in Provenza,si sia ritirata qui in eremitaggio negli ultimi trent'anni della propria esistenza, dopo aver evangelizzato molte genti.Ogni giorno, dice la leggenda, veniva trasportata sette volte dagli angeli fin sulla cima della montagna, al Santo Pilone. Da non confondersi con un altro Santo Pilone, che si trova sul tratto di strada che da Saint Maximin porta alla Sainte Baume. Energia,buona lena,curiosità verso la salita ignota:tutti ingredienti che ci hanno accompagnato verso la meta.Non ci ponevamo il problema di 'quando saremmo arrivati' ma cosa avremmo trovato.Sul cammino,in mezzo al bosco demaniale,in cui raramente entra la luce del sole,si sentiva la buona frescura della vegetazione e, trattandosi di una giornata calda, era l'ideale.Si deve un po' possedere uno spirito 'spartano', del 'piccolo scalatore' in erba! Il fiatone dopo un po' di tragitto è normale;ci ha consolato vedere molte altre persone con gli stessi nostri 'problemi', fermarsi e riprendere una buona boccata d'aria per proseguire più vigorosamente.La salita si fa sempre più irta; ogni tanto il diradarsi degli alberi permette di sbirciare lassù in alto e vedere soltanto roccia, nient'altro che roccia bianca, interrotta e macchiata da chiazze più scure:acqua. L'attuale è un convento gestito dai Domenicani,che tornarono qui il 22 luglio 2002. La storia infatti è abbastanza complessa.Il sito pare fosse 'abitato' da tempi remoti da anacoreti (asceti o eremiti), che contemplavano in solitudine una vita spirituale.Nel 415 arriva Jean Cassien, dall'Asia Minore (che aveva fondato l'abbazia di San Victor a Marsiglia) e fonda un Priorato della Sainte Baume, ai piedi del Pic des Beguines, in cui accoglie sia gli anacoreti che i cenobiti (monaci che vivevano in comunità).SI ipotizza che lui,a quel tempo,dovesse già conoscere le vicende legate alla Maddalena,se ne voleva esaltare il culto.In seguito alle invasioni arabe dell'VIII secolo, tutta la regione viene messa a ferro e fuoco; si riprende (o si comincia?) a parlare del culto di Maria Maddalena nel 1056, pensando di rimpiazzare il priorato distrutto, e costruendo una chiesa dove portare le reliquie di Maddalena e dei suoi compagni. Secondo una tradizione non documentata, infatti, i sarcofagi contenenti le reliquie di Maria Maddalena e i suoi compagni, sarebbero stati nascosti sottoterra nel 716, per proteggerli da eventuali profanazioni. Il luogo del nascondiglio sarebbe quello dove oggi c'è la cripta con i sarcofagi stessi e il cranio della Santa (cripta della basilica di Saint Maximin, a una venitna di chilometri da qui). Ma la storia della Sainte Baume non può disgiungersi da quelle venerate reliquie, infatti abbiamo dedicato una sezione apposita alla basilica di Sainte Maximin.Bisogna ricordare che il culto di Maria Maddalena,così come ci è pervenuto, risale a non prima del XII -XIII secolo, intorno al periodo delle Crociate:da lì parte tutto! In Occidente cominciano ad 'affluire' reliquie di ogni tipo, che vanno ad aumentare il prestigio di re, imperatori e prelati, nonchè la devozione popolare, cosa di cui la Chiesa Cattolica di Roma aveva sempre più bisogno, trovandosi a quel tempo in una posizione di ridotto prestigio, per le accuse di corruzione, smodate ricchezze, e lontananza dal messaggio evangelico;in questo stesso periodo nascono tantissimi Ordini,che cercano di rifarsi alla Regola benedettina.Oppure Ordini Monastico-Cavallereschi, che vedono in questo ambito un Ideale perfetto di vita religiosa.Non sapremo mai come andarono esattamente le cose, ma nel 1254 San Luigi torna dalla Terra Santa;nel 1279 suo nipote, Carlo II d'Angiò, conte di Provenza, trova le reliquie di Maria Maddalena, nascoste nel frattempo come abbiamo detto, e nello stesso luogo fa erigere una sontuosa basilica per darle giusta venerazione.Cosa c'entra Sainte Baume? Il culto di Maddalena sembra ricevere un'impennata e anche la Santa Grotta viene riscoperta e riportata agli onori.Nel 1298 vi si installano i Frati Domenicani e iniziano a susseguirsi visite e pellegrinaggi di tanti fedeli ma anche personaggi illustri:si apre allora il 'cammino dei Re' per raggiungere la meta.Come una perfetta coincidenza, dopo pochi anni dalla ri-scoperta delle reliquie di Maria Maddalena, il papato si trasferisce in Francia, nella vicina Avignone e nel 1309 papa Clemente V (lo stesso del processo ai Templari) fa visita alla Sainte Baume.Nel 1362 anche papa Urbano V fece un pellegrinaggio qui.Tra i molti personaggi illustri,anche il poeta Francesco Petrarca, e diversi re di Francia. Il Santuario è gestito dai Domenicani;durante la Rivoluzione Francese la grotta e gli edifici furono profanati e il culto fu interdetto. Nel 1793 la Sainte Baume fu battezzata "les Thermopyles".Durante i 'cento giorni' di Napoleone subì altri saccheggi e vennero incendiati gli edifici della Sainte Baume.Il culto fu ristabilito nel 1822 dal prefetto di Tolone, Chevalier. Nel 1859 un frate, Lacordaire, molto lodato in Francia, s'installò a Saint Maximin, riscattò il convento, fece costruire l'Hotellerie sulla piana, aiutato dall'arcivescovo di Frejus-Toulon, Monsignor Jordany.Vennero reinsediati i monaci Domenicani, fino al 1998.Non abbiamo ancora detto che nel 1998 l'accesso alla grotta fu interdetto al pubblico, per ragioni di sicurezza, fino al 22 luglio 2002, quando venne riaperto.In tal periodo venne rifatto il 'cammino dei Re', fu ricostruita la scalinata, restaurati gli edifici della grotta e venne messa in sicurezza la falesia..Una scena di Crocifissione accoglie i visitatori, in una sorta di Calvario di cui questo è il punto cruciale.Infatti sul percorso si trovano diverse croci infisse nella roccia,a indicare probabilmente le 'stazioni' della Via Crucis. Perchè la storia o la leggenda di Maria di Magdala inizia a prendere forma, per la tradizione provenzale, ai piedi della Croce. Come si vede, le donne sono tre e si tratterebbe delle Tre Marie che sbarcarono in seguito sulla costa francese meridionale (Maria Maddalena, Maria Salomè, Maria di Giacomo;di queste ultime parleremo trattando della basilica delle Saintes Maries de la Mer). Lei-Maddalena- e non le altre Marie si aggrappano al sacro Legno, come una calamita(in francese si dice aimant,e aimant è anche la calamita dei saggi in Alchimia), lei vedrà per prima il Sepolcro vuoto e Gesù Risorto, lei andrà ad evangelizzare le genti di Provenza.Una grande privilegiata, una figura dotata di grande Conoscenza. Simbolicamente, lei rappresenta l'elemento acquoso, mercuriale, femminile della Materia.E' possibile che questa grotta fosse oggetto di venerazione ancestrale di una divinità femminile 'pagana'? La visione dell'entrata alla grotta ci getta in una sorta di scompiglio emotivo:non immaginavamo che fosse così,pensavamo ad un antro buio,nelle viscere delle montagna,e invece ci ritroviamo davanti ad una facciata alla 'occidentale',con sei finestre (tre per lato) e un bel portale centrale,con una lunetta invetriata.Queste vetrate,come tra poco vedremo,si riveleranno particolarmente interessanti.Sette gli scalini che formano quasi una figura piramidale;sul sagrato aiuole, vasi di fiori,un parapetto da cui godere un panorama affascinante sul Plan du Aups, dove scorgiamo pure l'Hotellerie! A destra e a sinistra della grotta vi sono degli edifici conventuali che si protendono come le ali di un'aquila impagliata sull'altura rocciosa, quasi mimetizzandosi con essa. La temperatura è bruscamente scesa e i respiri emettono le classiche nuvolette come si fosse piombati repentinamente in pieno inverno;fa freddo e l'interno è permeato di una oscurità abbastanza fitta (che le digitali riescono a 'mitigare' ugualmente in fase di rielaborazione). L'intimità che incute il luogo è palpabile. Un'intimità e un rispetto verso Madre Natura,questo ci viene spontaneo pensare. L'ambiente è una grotta, ce ne rendiamo conto. Adibita a santuario. Vi sono panche per i fedeli;inginocchiatoi,diverse statue e un Tempietto quasi centralmente alla sala:al centro c'è una scena di Crocifissione,con la Maddalena inginocchiata ai piedi del Sacro legno che guarda verso l'alto;Il tempietto è sormontato da una croce e sta dietro ad un altare con dodici colonnine come base, e in questa zona il pavimento è di piastrelle bianche e nere. Sulla parete della controfacciata, sono disseminate innumerevoli lastre murate ed ex voto di devoti che si sono rivolti a Santa Maria Maddalena, e che le si rivolgono con parole di riconoscenza.Questi fedeli 'moderni' sono la continuazione di un culto ininterrotto che procede dalla scoperta delle reliquie fino ai nostri giorni. Nel Liber miracolorum beatae Mariae Magdalenae (1315) si contano 84 miracoli che si sarebbero verificati per sua intercessione.
L' Altare
Dietro l'altare, una scaletta a ponte permette di visualizzare la zona retrostante,dove si trova il 'Masso della Penitenza'con una statua di Maddalena del XVII secolo.San Michele che uccide il drago, con sembianze umane. In fondo scorgiamo qualcosa che luccica sulla superficie di calpestio: è l'acqua che copiosamente si infiltra nelle rocce e cade sul pavimento a grosse gocce. L'effetto,nella grotta inferiore, è ancora più accentuato e bisogna prestare attenzione a camminare se non si vuole scivolare. Sopra di noi il 'soffitto' di nuda roccia, mentre il pavimento è stato levigato per agevolare la deambulazione dei pellegrini.Il buio è rischiarato da lampade artificiali collocate qui e là e dai lumini sempre accesi.La grotta è suddivisa in due piani:per scendere in quello inferiore è stata creata una scala di accesso moderna.
Il 'ponticello' porta all'angolo più remoto della grotta superiore, dove c'è la statua di Maddalena trasportata dagli angeli verso il Sainte Pilon. Si può scendere, in quella che abbiamo battezzato 'grotta inferiore', e che come vedremo più avanti riveste una particolare rilevanza da un punto di vista 'iniziatico'. Il buio si fa più fitto e sembra avvolgere completamente, in una sensazione di irripetibile sconcerto.Siamo poco avvezzi a muoverci senza le comodità della vita moderna,eppure davvero gli eremiti vivevano in grotte come questa.La presenza di Maddalena costante nelle statue ci ricorda che qui non visse un anacoreta 'qualunque', ma l'Apostola degli Apostoli. Leggenda sarà ma in questo momento le pietre sprigionano tutta la loro forza, come volessero sussurrarci che sono state protagoniste di eventi magici che resteranno per sempre sconosciuti. L'acqua ha bagnato tutto il pavimento e ha creato strani riflessi per la debole luce posizionata sotto la balaustra. Osserviamo dalla zona dell'altare.Immaginiamo come potesse essere la visuale di chi stava all'interno della grotta,quando non era stata eretta la moderna 'facciata':probabilmente c'era uno strapiombo,e si vedeva tutto il paesaggio circostante.Le finestre invetriate dai colori cangianti, fendono le tenebre interne.Un sole abbagliante, di fuori, contrasta nettamente con l'ambiente cavernoso, eppure un tempo doveva arrivare fin qui, e inondare tutto ciò che poteva. Doveva essere bello. Da una fonte consultata successivamente,abbiamo appreso che nel Santuario dovrebbe trovarsi un frammento di tibia di Maria Maddalena, ma onestamente nessuna indicazione ci è parsa valida per rintracciare l'eventuale urna-reliquiario.La possibilità che essa sia però nella cripta inferiore esiste:lì,infatti,su un altare appoggiato alla parete,si trova un' urna;nel vano inferiore c'è una statua giacente su un fianco,in posizione quasi scomposta,forse il corpo di Maddalena raffigurato morto.Il luogo, ripetiamo per la profonda oscurità in cui è immerso, non permette di mettere a fuoco i dettagli, purtroppo.Una fotografia originale che ci è stata gentilmente fornita, permette comunque di vedere questa nostra descrizione (inserita più avanti). Torniamo al piano superiore e diamo uno sguardo alle belle vetrate.Viste da vicino, proviamo a 'leggere' le storie che le scenografiche vetrate raccontano.Vi è in esse una struttura geometrica molto rigida, schematica, quasi si volessero rispettare delle proporzioni 'armoniche' precostituite; con un po' di attenzione, emergono figure non appariscenti ad una visione superficiale (triangoli, piramidi, cerchi, ellissi, quadrati, rettangoli, falci o semilune).Apparentemente narrano storie evangeliche o facilmente desumibili. Colori piuttosto 'freddi' (blu,viola,azzurri) predominano.Rossa è una sopraveste della Maddalena, così come l'aureola di Gesù.Sullo sfondo un Tabernacolo con l'ostensorio per l'Eucaristia, che Gesù avrebbe istituito nell'Ultima Cena (ma elemento già presente in culti precedenti).Una strana Ultima Cena, in cui il tavolo è rotondo e piccolo,ed è preparato per due commensali. Maddalena sembra in atto di ungere i piedi di Gesù con il Vaso per gli unguenti, ed è prostrata a terra, dando la schiena a chi guarda la scena. Nella seguente, i colori freddi si tingono di tonalità più calde, e la scena varia,seppure non nel contesto. Maddalena è alla tavola del Signore, a terra; deve avere già unto i suoi piedi con l'unguento perchè il Vaso è posto alla sua destra, bene in vista.Non assomiglia per niente a quello della vetrata precedente.Notiamo che c'è una scritta poco più sopra, che dice 'Vezelay-Saint Maximin'. Ora, perchè mai le due località si trovano riportate insieme, se è abbastanza risaputo esservi una sorta di 'contesa' tra le due, per la detenzione delle Reliquie di Santa Maria Maddalena. Inoltre, alla tavola-rotonda e piccola- non c'è nessun altro, solo una donna nimbata porta le vivande. Sullo sfondo, una torre che pare un'athanor! L'aureola della Maddalena è gialla e sono cambiati anche i colori di quella che contorna il Cristo. Procedendo, si incontra una terza vetrata, in cui predominano colori cald i(gialli,arancioni,rossi), forse per indicare il sentimento forte di afflizione che costerna la Maddalena, per la morte del fratello Lazzaro (lo si vede con le bende a sinistra).Gesù,di spalle, si apprestaa resuscitarlo,come dice il Vangelo.Da Lui sprigionano raggi di luce per la Potenza emanata.Da notare che il Vaso (seppur cambi forma e foggia)è sempre presente accanto alla Maddalena, sebbene il contesto non lo richieda. Si è di nuovo al cospetto di una scena conviviale,potrebbe essere ancora l'Ultima Cena:il solito tavolo rotondo e piccolo,i colori ripartiti tra caldi e freddi.In primo piano due figure maschili,di cui gli attributi (il denaro per quello a destra e un coltello nella mano dell'uomo di sinistra)parrebbero far riferimento,rispettivamente,agli Apostoli Giuda e a Pietro.Una figura femminile(Maddalena?),quasi fuori scena ma la più vicina a Gesù, osserva.Al di sopra,sullo sfondo,la cima di un monte (piramidale)con una croce prefigura gli eventi che avverranno.
La baronnie de Bray s'étend le long d'axes stratégiques comme la Seine, la voie romaine de Sens à Meaux qui permet de passer le pont en marquant le c'ur de la châtellenie de la vallée de l'Oreuse, la limite du comté de Champagne et l'Yonne. Ses barons Henri le Libéral, comte de Champagne, puis Jacques, duc de Savoie, gèrent les territoires autour de dix places principales : Passy, Montigny, Bazoches, Les Ormes, Dontilly, la Villeneuve-du-Comte, Égligny, Vin-neuf, Courlon et Bray-sur-Seine.
CENNI STORICI SUL MIO CASATO BRAY
Il casato BRAY-BRAI, cognome sembra essere derivante dal francese (e prima da quello, Celtico). Il nome proviene da diversi periodi storici nei paesi d'Europa. Contea Wicklow, l'Irlanda, vicino a Brayhead. Nelle annotazioni antiche il nome era Bree, preso dal vecchio bri o brigh irlandese, una collina. Questa parola è simile nelle vecchie lingue gaeliche e celtiche; In Inghilterra il nome è trovato applicato alle parrocchie in contee Devon e Berks. Molti città e distretti in Francia impiegano il Bray o certa forma del nome, come: Bray-sur-Somme, Bray-sur-Seine, Bre-Cotes-du-Nord, Bray-La-Campagne, Bray-Calvados e paga de Bray. Ci sono parecchi posti chiamati BRAY in Europa, la città Bray in Inghilterra è in Berkshire sul fiume di Tamigi vicino a Windsor, Bray in Irlanda è sul sud del litorale appena di Dublino in contea Wicklow e ci è un distretto chiamato paga de Bray vicino a Rouen e ad un villaggio Bray vicino a Parigi in Francia in Lilla."La gente normanna„ dal Re", condizioni il nome deriva da un posto denominato Bray vicino ad Evreux, Normandia; Milo de Brai 1064 era signore di Montlhéry a partire dal 1095 sua moglie era Lithuise figlia di Stephes conte di Blois e di Adela della Normandia, figlia di William il conquistatore ed il suo figlio dello stesso nome Milo II de Brai 1118 signore di Montlhéry e di Braye, visconte di Troyes 1096, il figlio maggiore Trousseau de Brai, signore di Monthléry sua figlia Elizabeth di Montlhéry nel 1103 sposò Philip, Conte di Mantes, figlio di Philip I della Francia e di Bertrada de Momtfort, parteciparono alla 1^ crociata nel 1096. Nel 1066, sir Guillaume de Brai, successivamente in inglese William de Bray e sir Thomas de Bray, parteciparono alla conquista dell'Inghilterra a fianco del Duca di Normandia William. Sul rotolo nell'abbazia i nomi di coloro che hanno partecipato alla battaglia di hastings. Al Servizio dei Re d'Inghlilterra dal (1066 - 1485): In un villaggio vicino Berkshire Bray vi è una chiesa del XII secolo costruita da Bray, in cornovaglia. sir Richard Bray cavaliere della giarrettiera e Consigliere al servio di Henry VI e della sua moglie Joan Troughton. Nel Concistoro del 22 maggio1262 fù nominato Cardinale Guillaume de Bray da Papa Urbano IV . Il casato si stabilì in Puglia in Gravina e nel salento. Nominis reliquiae supersunt planissime, Bibracte Galliae etiam nunc in Bray contrahitur, et non procul hinc Caesar Tamisim cum suis transmisit ...",
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Il Santo Padre con il Vescovo di Ugento (LE) Mons. VITO DE GRISANTIS in occasione della visita a Santa Maria di Leuca (LE) "de finibus terrae"14 Giugno 2008
SIGILLUM MILITUM
A Troyes Francia nel 1127, i Cavalieri Templari adottarono il motto: "Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", ossia "Non a noi, Signore, non a noi, ma al Tuo nome da gloria". E’ facile immaginare come un simile motto potesse accendere gli animi. San Bernardo da Chiaravalle inoltre trasmise ai cavalieri la devozione a Maria e il grande rispetto per la donna, la Regola infatti cita: "Maria presiedette al principio del nostro Ordine
INVESTITURE
Nel medioevo il cavaliere veniva istruito nell’uso delle armi; egli era sottoposto a studi che ingentilivano gli animi e di ordine morale. Altre caratteristiche della cavalleria erano: cortesia, difesa della giustizia, appoggio alla debolezza, omaggio alla bellezza, idealizzazione dell’amore come mezzo di elevazione morale. L’incontro con il soprannaturale, secondo le credenze d’epoca, avrebbe completato l’iniziazione del cavaliere.
Iniziazione cavalleresca La vestizione - com’era chiamata l’iniziazione cavalleresca - era considerata già alla fine del XI -XII secolo con la fondazione degli Ordini un "ottavo sacramento". Il candidato vi si preparava con una notte di veglia in armi nella cappella di famiglia, inginocchiato davanti all’altare. Veniva poi purificato con un bagno rituale, confessato e comunicato. Seguiva una messa solenne, al termine della quale avveniva la vestizione vera e propria, che consisteva nella consegna da parte del sacerdote della spada consacrata, degli speroni, dello scudo, della lancia e delle varie parti dell’armatura, che appunto il giovane indossava. La cerimonia si concludeva infine con l’accollata o palmata, cioè con un colpo inferto col palmo della mano dal padrino sulla nuca del neofita, o anche di piatto con la spada sulla spalla. Era consuetudine che il colpo fosse di una certa forza, tanto da far vacillare il ricevente. Bisognava alimentare tra i cavalieri rapporti di solidarietà, lealtà, fratellanza, oltre che naturalmente di fedeltà incondizionata. Non importava che la compagnia fosse numerosa; importava che fossero saldi i legami al suo interno e che ne facessero parte, soprattutto, quei pochi vassalli davvero in grado - per valore, potere, prestigio personale - di controllare tutti gli altri.
RE CRISTIANI
CATTEDRALI GOTICHE
I Cavalieri Templari, si ritiene avessero rinvenuto documenti relativi alle "LEGGI DIVINE DEI NUMERI,DEI PESI E DELLE MISURE" sotto le rovine del Tempio di Salomone a Gerusalemme e li avrebbero forniti ai costruttori di cattedrali.
Le cattedrali gotiche sono dei veri e propri libri di pietra, per tramandare straordinarie conoscenze che solo poche persone iniziate a simboli ed a codici particolari, avrebbero potuto comprendere. Infatti la grandiosità, l'imponenza e tutta una serie di misteri non risolti hanno fatto diffondere attorno alle cattedrali gotiche numerose leggende legate a figure ed oggetti leggendari della storia del Cristianesimo, dai Cavalieri Templari al Santo Graal.
Furono costruite improvvisamente in Europa, intorno al 1128 (cattedrale di Sens), proprio dopo il ritorno dei Cavalieri Templari dalla Terrasanta, con una maestria costruttiva tecnica e architettonica completamente diversa dalle precedenti chiese romaniche. Una dopo l'altra, sorsero le cattedrali di Evreux, di Rouen, di Reims, di Amiens, di Bayeux, di Parigi, fino ad arrivare al trionfo della cattedrale di Chartres. I piani di costruzione e tutti progetti originali di esecuzione di queste cattedrali non sono mai stati trovati. Le opere murarie erano fatte con una maestria eccezionale. Per i tecnici, come gli architetti, ad esempio, possiamo vedere come i contrafforti esterni esercitano una spinta sulle pareti laterali della navata, e così facendo il peso, anziché gravare verso il basso, viene come spinto verso l'alto, e tutta la struttura appare proiettata verso il cielo. Le Cattedrali inoltre sono tutte poste allo stesso modo: con l’abside rivolto verso est (cioè verso la luce), sono tutte dedicate a Notre Dame, cioè alla Vergine Maria e se unite insieme formano esattamente la costellazione della Vergine. Inoltre vennero costruite su luoghi già considerati sacri al culto della "Grande Madre", ritenuto il culto unitario più diffuso prima del Cristianesimo; molti di questi luoghi inoltre sono dei veri e propri nodi di correnti terrestri, ovvero punti in cui l'energia terrestre è molto forte (grandi allineamenti di megaliti). Hanno pianta a croce latina: la croce "é il geroglifico alchemico del crogiuolo" (Fulcanelli), ed è nel crogiuolo che la materia prima necessaria per la Grande Opera alchemica muore, per poi rinascere trasformata in un qualcosa di più elevato.
Sono adornate da un gran numero di statue o bassorilievi raffiguranti figure altamente simboliche e simboli magici ed esoterici, che poco hanno a che vedere con la loro funzione di chiese cristiane ed hanno un particolare orientamento in modo che il fedele, entrando nell'edificio sacro, cammini verso l'Oriente, ovvero verso la Palestina, luogo di nascita del Cristianesimo.
Ciascuna cattedrale è dotata di una cripta in cui secondo alcune tradizioni sarebbero nascosti degli oggetti sacri molto importanti (ad esempio si dice che in una delle cripte della Cattedrale di Chartres sia custodita l'Arca dell'Alleanza, e che quando questa cripta sarà scoperta la cattedrale crollerà al suolo). Ma le cripte sono legate ad un altro elemento molto misterioso: le "Vergini Nere", statue o bassorilievi, che raffigurano appunto la vergine Maria, con la particolarità della carnagione scura.