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omaggio ad Agharti di EmHotep

Post n°47 pubblicato il 19 Agosto 2008 da damage2008
Foto di damage2008

Cicatrici Agharti

Il mio cuore è un posto sacro, abitato da uno spirito altrettanto sacro.
Come il mio, il cuore di tutti è così. Possiamo oscurarlo, riempirlo di "anestetici", dimenticarlo persino, ma non per questo cessa di essere sacro.
Il cuore è molto più di un muscolo che pompa sangue e tiene in vita questo nostro involucro di sangue e di nervi. Se fosse solo questo, saremmo degli automi, manichini senza vita se non quella meccanica, data da una pompa meccanica. In realtà è ben altro.
Il mio, di cuore, è stato spezzato molti anni fa.
Frantumato senza il minimo riguardo. Calpestato e rifiutato. Non c'è, credo, cosa peggiore che quella di rifiutare il cuore a chi te lo offre. Rifiutarlo con arrogante indifferenza.
E con il cuore è andata in pezzi anche l'anima, allora. A ripensarci è stato come il frantumarsi di un delicato bicchiere di cristallo: tanti piccoli, infiniti pezzi. La sensazione è stata quella, allora. Per certi versi lo è ancora.
Pazientemente, come un artigiano che vive per il suo lavoro, ho raccolto ogni pezzo. Faticosamente ho cercato di rimettere insieme il cuore e l'anima. La ragione, la razionalità, allora, ha eretto forti baluardi per permettere all'artigiano di operare in tutta tranquillità.
Più il tempo passava, più la ragione, la razionalità, si facevano vanto di quei baluardi. Dicevano che era per loro, per quella fortezza inespugnabile, che l'artigiano poteva portare a compimento il suo lavoro. E, certamente, per molti versi è stato così.
Ma ora non ho più bisogno dei baluardi. Non ho bisogno di difendermi. Il lavoro è quasi completato. Non vedo nemici intorno a me, sebbene la ragione, talvolta, si diverta a dipingermene eserciti e legioni.
Il lavoro è finito, ora. Lungo e paziente. Doloroso.
Io non sono la stessa persona di tanti anni fa, questo è normale. Talvolta ho paura, altre volte mi entusiasmo con la vitalità di un bambino. Sto imparando a conoscere e guidare la mia anima. Non ho bisogno di fortezze.
Ho preso il piccone, dunque, e sto piano piano abbattendo il laboratorio che ha protetto la mia anima ed il mio cuore finora. Il mondo è cambiato, velocemente. Con stupore vengo investita da emozioni diverse, ogni giorno. Ed ogni giorno mi sembra un giorno nuovo in cui ricominciare, pazientemente, senza cedere allo scoraggiamento.
Sto scoprendo che non posso piacere a tutti e che non è un male, dopo tutto. Sto scoprendo che certi "no" fanno crescere più dei "si".
Ho imparato che salvaguardare il mio "sacro io" non deve generare sensi di colpa. Che non si può essere totalmente per gli altri se non si è anche per se stessi. Che devo, soprattutto, a me stessa dignità e sostegno. Sempre.
Il mio cuore è un cuore di carne, la mia anima è pura brezza... il passato non può, non deve più farmi male, nè la ragione se ne deve servire per rinserrare i catenacci della fortezza. Non crescerò se non abbatterò quelle mura, quelle porte severe. Non saprò mai se sarò in grado di volare fino ai confini della terra, se non mi cimento di più con le mie ali.
Quante cose mi precluderei? No, non voglio. E' per questo, cara ragione, che respingo il tuo libro dei conti. Sopra ci scrivo "saldato completamente". Credo di aver sofferto già abbastanza. Ora è tempo di essere felici.
Abbiamo diritto ad essere felici, tutti.
Ho diritto ad esserlo anche io.

 
 
 
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BOB MCFERIN - DON'T WORRY, BE HAPPY.

 

ALDA MERINI

Ascolta il passo breve delle cose
-assai più breve delle tue finestre-
quel respiro che esce dal tuo sguardo
chiama un nome immediato:la tua donna.
E' fatta di ombre e ciclamini,
ti chiede il tuo mistero
e tu non lo sai dare.
Con le mani
sfiori profili di una lunga serie di segni
che si chiamano rime.
Sotto, credi,
c'è presenza vera di foglie;
un incredibile cammino
che diventa una meta di coraggio.

 

grazie alla cara Amica

cuorepazzo2008

 
 

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ALDA MERINI

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

 

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