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Creato da gipsy.mm il 05/09/2011
sognare è come volare
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Cos'è questa sensazione che mi rode
le viscere lo stomaco ed il cuore?
Lenzuolo imbrillantato il mar dal sole
acceca la vista, ruba le parole
le ruba come quando quella sera
Il destino mi rubò la primavera,
la giovinezza, i sogni e l'avventura
Per un futuro che mi fe' paura.
Sentire il dolore ribollire nelle vene
Sentirlo infuocar tutte le pene
Con lo sguardo rivolto sul passato
Mentre il presente urla devastato
La dove la vista si confonde
All'orizzonte il ciel bacia le onde
Tra loro il mio pensier s'azzarda
E torna a rimembrar l'età gagliarda
La linea sottile che mi sta davanti
Nasconde il burrone oltre lorizzonte
Ed i ricordi lasciati sulla via
Rinnegati dalla mia follia.
Chiudo gli occhi, fuggo il mio presente
Esce il tuo volto sfuocato dalla mente
La sensazione dolce dell'amore
Quella purezza e poi solo dolore
Puntini bianchi solcano le onde,
orizzonte e cielo in mar si fonde
Lucor di luna lentamente s'alza
Rinnego la vita che mi sopravanza
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Vecchio diario passato alla storia,
pagine gialle d'antica memoria,
neri graffiti usciti dal cuore,
un sentimento, il primo dolore.
Guardo il quaderno con amore e rancore,
sfogliato dal vento, nel giorno che muore:
sbiaditi fantasmi, il primo amore,
stretti nel petto tra gioia e dolore,
L'ultimo foglio, non ancora sbiadito,
disteso, immobile, sull'erba del prato
lascia asciugare le lacrime al sole
prima di imprimervi l'ultime fole.
Chiunque desideri scriver sul foglio
usi l'immacolato gambo del giglio,
la melodia di un pettirosso,
il sangue gonfio d'amor, che l'ha scosso.
Vi imprima l'innocenza del bimbo
rubando parole dai cuori, nel limbo
dove l'amore sconta la pena
di non aver vissuto una vita piena,
in mezzo alla nebbia, dove ha imparato
che amare è un sospiro, in un mondo fatato.
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Idah Saidan Wa Sanah Jadidah, o meglio: Buon Natale!
Cosa fa più male nel sentito collettivo, “l’uomo bomba”
Oppure l’incomprensione che nasce dalla tomba
Dei valori umani, quelli che ci rendono fratelli
Travalicando ideologie e colore delle pelli?
Da ogni angolo del pianeta s’alzano grida di dolore
Voglia di riscatto di chi domanda pane ed amore.
Rispondono i fucili che regalano la guerra
Le multinazionali che si spartiscono la terra
Padroni, governanti, avventurieri, facile guadagno
Novelli negrieri, non affamano per natural bisogno
Lo fanno per potere di grandezza, fama, potenza.
Per costoro non c’è legge al di fuori della forza
Alla quale tutto è sottomesso che nasca dai denari
Oppur dall’armi, nel portar dolori, non sono avari.
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Primo novembre, giorno di festa
nella stanza, con la finestra aperta.
Gocce di pioggia entrano briose,
l’eco tra le piante: parole tempestose.
Nello spazio buio sono apparsi lumicini
danzano tranquilli, in frotta, a me vicini.
scintillio di luci, riverbera il calore
e la gioia che prorompe dentro il cuore.
abbracci e baci, la notte sfuma,
le scintille si spengon nella bruma.
Avanza l’ultimo bagliore rosa
vestito col bianco abito da sposa,
mi lascia un bacio, il volto sorridente,
sparisce anch’esso, con gli altri, nella mente.
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Sono io, forse, caduto all’inferno
or che un angelo mi tiene per mano?
Al diavolo dice: “lascialo andare”
Al cielo implora: “che torni a sognare”
Gli occhi umidi, pieni di pioggia
Leniscon del fuoco, l’insana voglia,
io combattuto tra braci infuocate
e l’elegia di infantili risate,
io che mi lavo con la lussuria,
lui che implora ed urla alla furia,
lui che sprona ad alzare la testa
fuor dall’inferno, tornare alla festa.
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