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Non voltarsi più...

Post n°19 pubblicato il 04 Marzo 2011 da Altherea
 
Tag: ricordi

I fari illuminano fiochi il viale sconnesso, lascio che la macchina, in folle, si incastri alla perfezione tra il garage e la siepe, ormai dopo tanti anni, è come se conoscesse da sola la propria collocazione.
Mi sento stanca, senza forze, la mente come ovattata, ma scendo ugualmente, gli occhi arrosati distinguono le forme nella fioca luce dell’alba che sta arrivando, rimango ferma, immobile, ad osservare il mondo prendere vita, le case ritrovare il loro colore, gli alberi il loro verde, il campo di girasoli infiammarsi ad ogni raggio…solo io sono spenta…chiudo silenziosa la portiera e lentamente percorro il vialetto.
Quasi a farmi forza mi sorreggo sulla ringhiera mentre salgo i pochi gradini fino alla porta, ero così sicura quando sono partita da casa eppure sosto, come impietrita, davanti la porta chiusa, le spalle curve, la testa ripiegata in basso, mentre i capelli lunghi mi scivolano sul volto, sospiro.
Lenta la mano cerca nella borsetta, senza guardare, solo a tatto, gesto che ripeto sempre, mi piace sentire gli oggetti, capirne la forma, intuire di che si tratta e presto sento il freddo metallo della chiave sui miei polpastrelli, la stringo nella mano e la estraggo.
Chiusa in un pugno, per un istante, per poi lasciarla, sul palmo piatto della mano, forma ben distinta sul bianco della pelle, la guardo come se non l’avessi mai vista prima, è così pesante, mi accorgo ora che non è ruvida, da qualche parte ha intaccato un po di ruggine…che sciocche inflessioni della mente.
Mi decido e la infilo nella toppa, senza il minimo rumore, aprendo lentamente, per non svegliare i vicini ed entro nel buio di quella casa. Senza esitazioni, la mia mano, sa subito dov’è l’interruttore e il neon scatta tre volte prima di difondere quella brutta luce azzurrina, sbatto le palpebre per abituarmi al cambio e alla fine il soggiorno prende forma. Appoggio la borsa sulla sedia e giro per le stanze, la cucina, la sala, la camera, persino il bagno, non posso fare a meno di toccare un’oggetto, un mobile, una stoffa..sospiro..
Raddrizzo le spalle, dalla tasca prendo un elastico imprigionando i capelli, con piglio sicuro torno alla macchina a prendere le scatole che ho portato, inizio dalla cucina, si la cucina, decisa apro gli sportelli.
Le mani però tremno, mentre avvolgo i bicchieri nei giornali, mentre ripongo le pentole nelle scatole, quasi mi cade una pila di tazzine, devo bere. Apro il frigo, ormai le mani mi tremano, ormai i miei occhi, il mio corpo, la mia mente non sono più così sicuri e cedo..cedo guardando il frigorifero aperto, mentre gli occhi mi si riempiono di lacrime, mentre la mente, bastarda, mi porta i suoi ricordi:

notte..come ogni notte, mi alzo lenta dal letto, la gola arsa che reclama un goccio d’acqua, che come solito ho dimenticato di posare sul comodino. faccio piano, non lo voglio svegliare, figura invisibile nelle tenebre, ma così presente nel suo profumo, nel suo corpo caldo, che sonnecchia nel letto. Un sorriso dolce m’increspa le labbra, sono quasi tentata di svegliarlo, con una carezza, con un bacio, un ti amo mormorato nel sonno..desisto e vado in cucina. Non è propriamente una cucina, piouttosto un angolo cottura, stretto e lungo, in due si sta stretti, ma forse è anche il suo bello, sorrido mentre riempio il bicchiere d’acqua, mi piace quando cucino, sentire D. muoversi per prender quello o quell’altro, uno sfiorarci casuale ( a volte non tanto) così intimo, dolce..
Mi chino sul lavabo, a sbirciare dalla finestra, nella notte, solo qualche luce in lontananza, il frinire dei grilli, il silenzio…quasi grido quando sento due mani, accarezzarmi i fianchi, coperti da una leggera camiciola in seta. Mi volto, il viso sereno, lo guardo dolce – Scusa, ti ho svegliato – mi fissa,lo vedo appena, nella penombra delle luci lontane, mi sorride ed invece di rispondermi mi bacia, dolce, mentre mi stringe in un abbraccio stretto, contro il suo petto nudo.
- Ti amo - me lo sussurra piano, il viso accanto al mio,la mia guancia contro la sua, la barba che mi stuzzica la pelle - Ti amo - gli ripeto piano.....


Chiudo con una manata il frigorifero, mentre col dorso asciugo una lacrima, scuoto la testa riprendendo il lavoro, lenta meticolosa, impachetto pezzo dopo pezzo, cercando di non ascoltare la mente, di non dare immagine ad ogni pensiero. camera dopo camera, oggetto dopo oggetto, emozioni che ingoio minuto dopo minuto, che mi soffocano, ma imperterrita continuo, quasi non m’accorgo del giorno che ormai illumina le finestre, delle voci dei vicini che si svegliano, continuo fino all’ultima scatola.
Mi servono una decina di viaggi per stipare tutto nell’auto, risalgo le scale, guardo un’ultima volta l’appartamento, sembra quasi vuoto senza le mie cose, o forse sono quegli stipiti aperti, i cassetti vuoti, sembrano ferite in bella vista…
Una lacrima mi scende, mentre chiudo la porta e giro la chiave, la sento pesante nel palmo eppure è così leggero il piccolo tonfo che fa nella cassetta delle lettere..
Mi allontano a testa china per il viale, diretta alla macchina, e quasi non m’accorgo di lui, fermo immobile, le braccia abbandonate lungo il corpo.,non mi fermo, non lo guardo, gli passo accanto – Vaffanculo – le mie parole ed esco dalla sua vita.

 
 
 
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