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Sahara
Post n°1 pubblicato il 17 Maggio 2009 da trasferitosumarte
Appunti di viaggio Maggio2009 Viaggiando verso il deserto sahariano, nella pigra noia dei 40 gradi africani , si transita all’ultimo avamposto cittadino degno di menzione e pregno di storia e cioe’ Agadir, il seguito del viaggio si effettua passando sopra una stringa di asfalto bollente, grande poco piu’ di una strada provinciale, deserta come il paesaggio che sta intorno. Il nulla, ed i colori naif del deserto , rendono l’esperienza quasi mistica, settecento km di strada contrassegnati da qualche cammello, qualche fiera tribu’ berbera, molti posti di blocco militari e la chiara percezione che il “niente” in questi luoghi assume una vivida, chiara connotazione. Faticosamente arranchiamo lungo la strada , viaggiando con un auto scassata e preghiamo Dio di non rimanere inchiodati nel deserto, in questo caso i soccorsi non mancherebbero, la strada, pur percorrendo la dorsale sahariana ha un grande flusso commerciale , purtroppo la popolazione e’ talmente “rarefatta” , in un territorio cosi’ vasto che dall’emergenza al soccorso passano un paio di giorni prima di venirti a prelevare. La nostra meta e’ Laayoune, una citta’ sconosciuta ai piu’, in effetti non e’ nulla di speciale, se non fosse che rappresenta la capitale del Sahara nordovest. La poverta’ stridente ed evidente della popolazione locale , e’ immediatamente ravvisabile, soprattutto quando si confronta la situazione con il Nord Africa, Casablanca e’ ben diversa. A Casablanca, la civilta’ occidentale e le connotazioni arabe si fondono in un marasma di poliedriche situazioni, i locali di divertimento a fianco delle moschee , creano un bizzarro ed incomprensibile effetto. Qui, nel Saharaoui, si respira aria di tensione, abilmente mascherata dalle autorita’ locali, anche se’ e’ chiaro che diciotto posti di blocco ( nessuno di noi in patria ne aveva mai trovati tanti nel corso di una vita) sono decisamente esaustivi e sintomatici di una situazione che non e’ foriera di pace, se non di pace armata. Proseguiamo lentamente , le condizioni stradali non sono buone, non tanto per le buche e il dissesto della “stringa d’asfalto” quanto per il fatto che la sabbia, creando dune improvvise ed imprevedibili lungo il percorso, e’ protagonista attiva di ogni viaggiatore, soprattutto quando le tempeste di vento battono il territorio, durante la notte chiudiamo i finestrini e le bocchette di aereazione dell’auto, la sabbia s’infiltra dappertutto, i miei polmoni (che gia’ non sono granche’) ne avrebbero pagato le conseguenze i giorni a venire, mi sono spiegato solo successivamente il motivo per cui la popolazione autoctona si copre completamente la testa ed il volto lasciando scoperti solo gli occhi. Siamo nella terra di nessuno, da buoni occidentali l’ignoranza ci pervade, conosciamo poco la storia di questo territorio e di questi popoli, anche perche’ i mass media europei non danno spazio alcuno ad una situazione geo-politica che non e’ economicamente appetibile nei confronti dei paesi come l’Italia, che gravitano intorno alla politica atlantista americana. Ci alloggiano in prossimita’ dei caschi blu dell’ONU (altra sorpresa) Quando non si viaggia e non si conoscono certe realta’ non si ha un metro di valutazione attendibile, fumosamente durante i miei anni scolastici , lessi qualcosa del Fronte Polisario di liberazione, ma non ebbi interesse ad approfondire le vicende , men che meno la sua collocazione politica e geografica, gli scopi, la volonta’ed il valore di questi combattenti. I giorni successivi, dopo esserci acclimatati ed avere preso confidenza con il territorio, grazie agli amici arabi, scopriamo realta’ per noi inedite e quasi impercettibili ad un osservatore esterno, siamo persino ospitati dai piu' alti gradi cittadini a condividere con loro l'ora del te', segno che siamo ben accetti e stimati. Da Laayoune , che e’ un ex colonia spagnola, in ogni direzione ci sono almeno 300 km per raggiungere ogni altra forma di civilta’ , a circa 60 km da noi si snoda un muro di circa 2000 km che percorre il deserto africano e determina il territorio occupato a fronte della terra di nessuno, le mine antiuomo ed anticarro, e circa 200.000 uomini dell’esercito di occupazione fanno da corollario a quella che viene definita la linea del fronte, dall’altra parte, gli uomini del fronte di liberazione Saharaoui occupano la restante porzione di territorio. Il territorio e’ ambito da Mauritania, Algeria e Marocco, soprattutto quest’ultimo ne rivendica l’appartenenza e la pace armata, precaria ma funzionale ( al momento) fa in modo che la situazione non degeneri come negli anni scorsi in conflitto aperto. La funzione italiana sarebbe quella di creare un canale commerciale di imprenditori che vogliano investire sul territorio, in considerazione del fatto che il governo marocchino in questa zona, vuole chiudere una questione rimasta aperta per troppo tempo, in maniera economicamente favorevole per la popolazione locale, al fine di sopire le pulsioni irredentiste. Non e' dello stesso avviso la popolazione locale, divisa in collaborazionisti e rivoluzionari, se mentre gli uni auspicano una soluzione diplomatica che preveda l'egidia marocchina, gli altri considerano la presenza degli occupanti una forma di colonizzazione, esattamente come lo fu quella spagnola e francese. Nonostante questa situazione di precarieta’, il posto e’ incantevole, sulla fascia costiera prospiciente a laayoune ci sono le Isole Canarie, la comunita’ europea per “normalizzare” la situazione sta investendo grandi quantita’ di denaro. Questa zona, che gode di un mare stupendo, in una posizione geograficamente invidiabile, potrebbe raccogliere ed ottimizzare i flussi turistici, surclassando persino le Canarie. Le nostre prime impressioni sono positive, ovviamente dobbiamo fare i conti con l’impenetrabilita’ della coscienza magrebina, gli aspetti teologici e dogmatici non sono di facile gestione, ma per centinaia , migliaia di anni il commercio sul mediterraneo ci ha visti protagonisti, si commerciava persino durante le guerre crociate. Strategicamente, la distanza , le opportunita’ economiche, la simpatia nutrita verso il popolo italiano, potrebbero dare quell’impulso che alla nostra imprenditoria e’ negato in patria, vedremo gli sviluppi. Sorprendentemente, non abbiamo incontrato nessun connazionale, la nostra presenza e' piu' unica che rara. Questo aspetto ci diverte un po', non si risparmiano le battute relative al fatto che accolgono cosi' cordialmente gli italiani solo perche' non li conoscono. Momentaneamente il nostro lavoro e' finito, adesso aspettiamo gli sviluppi e lle decisioni della giunta locale che si deve pronunciare su questioni politiche atte a ufficializzare questa collaborazione bilaterale , attendiamo fiduciosi e caricatissimi ( sperando di avere fatto un buon lavoro) Per adesso facciamo la nostra breve vacanza in territorio europeo, a 30 minuti di aereo, pagando una cifra risibile ( 70 euro circa) Las Palmas ci aspetta. Roby
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