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CAPITOLO IX

Post n°12 pubblicato il 24 Aprile 2008 da Tyki_Mikk
 

Dopo altre due giornate di marcia, quella sera si fermarono a passare la notte all'aperto. Ormai stavano lasciando i confini dell'ampia regione di Rushton, chiamata Zenthya. Sarah pensò che il giorno successivo si sarebbe finalmente avventurata all'estero, infatti anche Greenville e Loston facevano parte di Zenthya, la regione meridionale del continente.
Ormai avevano raggiunto un'area piuttosto deserta, senza villaggi o case nei dintorni. Tutta la zona confinante tra Zenthya e Tunsea era disabitata e non era chiaro a nessuno dove si trovasse precisamente il confine. E pensare che fino a un secolo prima si aveva lottato ovunque, politicamente e militarmente, anche per pochi metri di terreno dalla fertilità alquanto dubbia. A ovest iniziava la lunga catena delle Silver Mountains, naturale confine di Zenthya sino alle sue estremità più occidentali. Sarah sapeva bene che era la stessa catena montuosa di cui si potevano vedere le vette a nord della sua Greenville, ma era impressionata di vederla raggiungere quelle terre così lontane da casa.
Intanto stava scendendo la sera, eppure continuava a fare piuttosto caldo. Ormai era quasi estate, ma non era l'unico motivo. Nei giorni successivi avrebbero proseguito a nord per raggiungere Tunsea, una regione dall'ambiente quasi tropicale. Il colore della pelle di Diana rivelava che lì il sole scaldava la terra più intensamente che a Zenthya.
"Credo che dormirò senza sacco a pelo." esclamò Sarah tanto per iniziare una conversazione.
"E fai bene!" rispose Diana con un sorriso di rimando: "Vedrai, a Tunsea ti servirà poco coprirti."
La ragazza di Grenville si accorse che finalmente l'altra era tornata a essere di buon umore. Il peso delle responsabilità che aveva addosso l'aveva resa triste e taciturna dal momento in cui avevano lasciato Rushton. Di certo le parole di Vash non le avevano fornito maggiore fiducia in se stessa o nel suo popolo.
D'altra parte lo scontro che si preannunciava era paragonabile a quello tra un'aquila e un passerotto. Sarah aveva la sgradevole sensazione di avvicinarsi inevitabilmente al pericolo, ma si meravigliò della propria tranquillità. Si voltò a guardare il cacciatore: era lui il motivo di quella sensazione di sicurezza. Egli non dava mai a vedere incertezze o preoccupazioni. Ma non era il frutto di una natura spericolata, insensibile. Era chiaro che dietro a tutto questo dovevano esserci esperienze non facili, una vita che forse ha già intravisto la sua fine più di una volta. Forse Sarah poteva avere motivo per preoccuparsi, e invece con Vash lei si sentiva in mani sicure.
Tuttosommato Diana credeva che l'aiuto del cacciatore sarebbe stato utilissimo. Se egli non avesse pensato così, probabilmente non sarebbe nemmeno venuto a Tunsea. Forse tutto ciò che sapeva di Feor non era superiore a ciò che già sapevano suo padre, suo fratello e gli altri, ma Diana sentiva che con il cacciatore aveva ottenuto un aiuto altrettanto utile a quello che le avrebbe dato la Perla degli Abissi.
Vash si accorse che entrambe le ragazze lo stavano fissando con un sorriso sulle labbra, come se fossero d'accordo su qualcosa di cui solo lui era stato lasciato all'oscuro. Le osservò a sua volta con aria interrogativa.
"Perché non ci racconti di come sei venuto in possesso delle informazioni su Feor?"
domandò Diana: "Ci eri già stato?"
"Questo non vi riguarda!" rispose Vash, mostrandosi per la prima volta un po' scortese.
"Può darsi, ma vorremmo sapere qualcosa in più su di te..." continuò la ragazza mora, trovando conferma negli occhi dell'altra.
"Non mi sembra il caso." disse il cacciatore alzandosi in piedi: "E neppure il momento, visto che chi ci stava seguendo, pare abbia deciso di farsi vedere."
Le ragazze si scambiarono uno sguardo sorpreso, quindi balzarono in piedi allarmate, con le armi in pugno. Si guardarono attorno cercando di scorgere delle sagome nel buio.
"E così ti eri accorto di me già da un po', eh?" sussurrò una voce sgradevole proveniente dall'oscurità ben oltre il loro fuoco.
"Direi ancora dalle prime ore del mattino." gli rispose Vash: "Comunque è inutile che tu finga di essere da solo, so che siete in cinque."
Le ragazze invece caddero dalle nuvole. Per l'ennesima volta si guardarono tra di esse senza capire. Ma effettivamente si fece avanti un uomo, seguito a breve distanza da altri quattro. La luce del fuoco rivelò cinque individui dall'aspetto inconfondibile. Quelli erano banditi e Sarah riconobbe i due che avevano cercato di aggredirla nel bosco di Greenville.
"Davvero notevole per un bamboccio!" esclamò l'uomo che era comparso per primo, rivelando che era stata sua la voce giunta dal buio: "Ma è meglio così! Quando devo uccidere qualcuno, preferisco che abbia il tempo di accorgersi di chi è il suo assassino."
Era un uomo ossuto, non molto alto, forse perché leggermente gobbo. Aveva i capelli rasati
a eccezione di una ritta cresta centrale tinta di arancio. Il suo viso era altrettanto brutto: aveva dei piccoli occhietti vispi e malvagi, un naso piuttosto lungo e un largo ghigno mostrava i denti gialli. Sulla fronte aveva legata una maschera per gli occhi. Tutti i suoi arti erano legati da cinghie borchiate ed era armato di un paio di artigli. Queste erano lame affilate, fissate agli avambracci che si usavano nel combattimento corpo a corpo. Vash pensò che doveva essere un assassino piuttosto abile per padroneggiare un'arma di uso difficile. Sicuramente faceva affidamento su un'elevata velocità.
"Quindi sei qui per uccidermi?" chiese il ragazzo con la caratteristica impassibilità.
"Naturalmente! Però non devi preoccuparti, ci prenderemo cura noi delle ragazze. Sempre se faranno le brave..." ghignava l'uomo crestato, poi si fece serio: "Io sono Zaad della Bloody Claw! Nessuno può permettersi di farci uno sgarro per poi pensare di passarla liscia!"
Fece un gesto agli uomini alle sue spalle che si disposero in semicerchio attorno al loro capo. Nelle loro mani comparvero pugnali e daghe. Anche i tre ragazzi presero le loro armi in mano e Sarah incoccò una freccia.
"Avanti, andiamo!" ordinò Zaad e i cinque saltarono in avanti.
Vash si portò davanti alle ragazze per affrontare il capo della Bloody Claw. Questo si era fermato a qualche metro dal cacciatore ed entrambi rimasero a osservarsi per un po' con le armi in pugno.
Sarah scoccò la freccia verso il bandito che le stava correndo incontro, ma lo mancò completamente. Non era come andare a caccia, quando si combatteva per la vita, l'agitazione poteva fare brutti scherzi. Arretrò rapidamente di qualche passo, mentre cercava di estrarre un'altra freccia dalla faretra. Era per lei un movimento naturale, eppure non le parve di eseguirlo con la rapidità necessaria. Le mani le tremavano e l'uomo, che era uno dei suoi precedenti aggressori, la stava ormai raggiungendo. Finalmente la ragazza riuscì a scoccare una seconda freccia e questa volta lo colpì, non senza una buona dose di fortuna, al braccio sinistro. L'uomo con la bandana cadde in ginocchio dolorante.
Diana intanto teneva a bada due avversari, che sembravano attendere il momento propizio per avvicinarla. Avendo un'arma più lunga delle loro daghe, la ragazza avrebbe potuto colpirli per prima, appena si fossero fatti avanti. Non si accorse però che un terzo bandito le stava giungendo alle spalle. Quando Diana finalmente si voltò, se lo ritrovò a un passo. Era l'altro bandito incontrato nel bosco, quello dai capelli ritti, che stranamente si era fermato con uno sguardo sbigottito rivolto verso il basso. Parte di una grossa lama gli usciva dallo stomaco e la ragazza capì che se non fosse intervenuto Vash, sarebbe stata sopraffatta. Il cacciatore estrasse lo spadone dalla schiena del bandito, che cadde al suolo, ma fu subito attaccato dal suo capo. Respinse gli artigli della mano sinistra con lo spadone, però quelli della mano destra lo graffiarono di striscio sul braccio disarmato. Reagì con un fendente che Zaad aveva però intuito in anticipo ed evitato con un'agile capriola all'indietro.
Approfittando del fatto che Diana aveva rivolto loro le spalle per un istante, anche gli altri due banditi attaccarono la ragazza di Tunsea. Diana questa volta ebbe i riflessi pronti, parò l'attacco di uno, opponendo le lame del tridente a quella della la daga, e sferrò un calcio potente allo stomaco del secondo. Quindi, dopo averlo abilmente disarmato, colpì al volto il primo con il manico della sua arma. Entrambi finirono a terra.
L'uomo con la bandana si rialzò tenendosi il braccio ferito e maledicendo Sarah. Era furibondo e intenzionato a farle pagare quella ferita. La ragazza bionda stava puntando un'altra freccia verso di lui, ma tremava talmente tanto, da non riuscire a prendere la mira. Il sangue che sgorgava dal braccio dell'uomo le aveva fatto presente di aver quasi ucciso una persona e la cosa la sconvolse. Il bandito intuì la sua esitazione e continuò ad avanzare lentamente e prudentemente.
"Ti do un consiglio!" esclamò il capo della Bloody Claw a Vash: "Se non opponi resistenza, ti prometto che sarò veloce e quasi indolore. Ma se ti ostini a combattere, ti ucciderò prendendoti un pezzo per volta!"
Iniziò a saltellare a destra e sinistra, muovendosi rapidamente attorno al cacciatore. Continuava a fare finte di attacchi per poi ritirarsi e spostarsi da un altro lato. Vash conosceva bene le sue intenzioni. Era un modo per snervare l'avversario e indurlo prima o poi ad abbassare la guardia quel tanto che bastava. Decise di stare al suo gioco e iniziò ad arretrare. Continuò a farlo, come se si trovasse in difficoltà e Zaad sembrava aver abboccato.
Improvvisamente la freccia le cadde a terra e Sarah si accorse di aver perso il controllo dei suoi movimenti. L'uomo era ormai a due passi con le mani protese verso di lei per ghermirla. La sua faccia era coperta di collera e l'avrebbe pugnalata...
Zaad non ci pensò due volte. Appena notò una prima distrazione in Vash, scattò verso di lui in tutta la sua rapidità. Puntò gli artigli della mano destra alla gola del cacciatore e un istante dopo sentì le sue lame affondare nella carne. Udì compiaciuto il famigliare gorgoglio di una voce morente e soffocata dal sangue, che ora sgorgava copioso dalla giugulare tranciata. Aveva appena eliminato un'altro uomo.
Sarah vide la scena e strillò per l'orrore.
Prima che le potesse mettere le mani addosso, l'uomo con la bandana era svanito in un attimo. Vash gli era comparso alle spalle, lo aveva afferrato e tirato a sé per farsi da scudo. Senza che Zaad se ne fosse accorto, gli artigli avevano trappassato il collo del bandito.
Evitato così l'attacco, Vash non perse tempo e calò lo spadone sul braccio occupato dell'avversario. Zaad ebbe i rifflessi giusti per estrarre gli artigli dalla gola del compagno, ma lo spadone gli spezzò tutte le tre lame poco oltre la mano destra. Il cacciatore cercò quindi di colpire con un altro fendente che il capo dei banditi evitò allontanandosi. I suoi due subordinati rimanenti lo raggiunsero alle sue spalle.
"Dannato bastardo! Pagherai per questo!" ruggì Zaad per la frustrazione di esser stato beffato da un ragazzo.
"Ancora? Certo che siete ripetitivi..." rispose Vash con indifferenza.
"Zaad, cosa facciamo?" chiese uno dei banditi.
"Ce ne andiamo! Non posso combattere solo con la sinistra!" gli gridò il capo e fissò il cacciatore: "Non finisce qui! Ora non potrai più fare sonni tranquilli e ti guarderai costantemente alle spalle, perché la Bloody Claw può raggiungerti ovunque e in qualsiasi momento! Vedi di avere cura di te, perché voglio essere io ad ammazzarti!"
Detto questo, i tre si ritirarono e scomparvero nel buio. Vash sputò a terra in un gesto di stizza. Diana lo raggiunse preoccupata, ma il ragazzo gli fece capire che il pericolo era ormai passato. Sarah continuava a guardare il corpo senza vita dell'uomo con la bandana. Quella vista l'aveva sconvolta e Vash dovette scuoterla per farla ragionare.
"Adesso è meglio proseguire. Riposeremo più avanti, quando sorgerà il sole." disse il cacciatore e nonostante la stanchezza le ragazze furono d'accordo.

 
 
 
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Un blog di: Tyki_Mikk
Data di creazione: 15/04/2008
 

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