L'urlo nel vuoto

La Rivoluzione d'ottobre e il dovere di "cercare ancora"


Il 7 novembre 1917 scoppiò in Russia la "Rivoluzio-ne d'ottobre" (quando l'antico calendario russo venne adeguato a quello gregoriano la data slittò da un mese all'altro); nel febbraio-marzo dello stesso anno vi era stata una prima rivoluzione liberal-borghese, che mirava a sostituire lo Zar Nicola II. I movimenti di sinistra si attivarono, chiesero una Costituente, cominciarono a organizzarsi in soviet, che divennero poi il nerbo della rivoluzione bolscevica. Il regime sovietico è crollato; quasi scomparsi dalla faccia della terra o in via di radicali trasformazioni (e deformazioni; ad esempio, in Cina) sono sia il suo tipo di comunismo sia altri tipi. I cattolici, soprattutto italiani, ricordano la scomunica latae sententae (cioè automatica) comminata nel 1948 da Pio XII a chi avesse sostenuto il partito comunista. I motivi di condanna dei "modelli" di comuni-smo realizzato sono gravi e noti: mancanza di libertà individuali; di rispetto dei diritti umani; repressione religiosa e ateismo di stato. L'impianto economico comunista, come tale (al di là delle deviazioni totalita-rie dei regimi), è criticato in quanto non "funziona", non produce benessere e ricchezza (purtroppo, a parte le comunità religiose, solo lo scopo del lucro e interesse privati pare riesca a motivare gli esseri uma-ni!). Il 90° anniversario della rivoluzione non sarà dun-que molto celebrato, tanto meno dai cattolici, Perché allora ce ne occupiamo? Perché il comunismo può essere una risposta sbagliata, ma il drago che ha affrontato è vivo, i proble-mi che ha denunciato e cercato di risolvere sono veri e, nel quadro del capitalismo, si sono aggravati. Sono i problemi della ingiustizia, orrenda, gravissima che vige nei rapporti tra gli esseri umani; dello sfruttamento di molti a vantaggio di pochi, che vuoi dire miliardi di vite triturate nelle rotelle dell'ingranaggio che produce benessere sufficiente a tacitare le nostre coscienze, e opulenza nonché potere di dominio del mondo (an-che con l'uso della guerra) nelle mani di pochissimi, Prima del movimento socialista non si ricordano solle-vazioni cristiane contro la trasformazione in mercé dell'uomo, contro le condizioni disumane di lavoro, anche di donne e bambini. Ci furono molte generose iniziative di assistenza (quante congregazioni religiose!), ma non azioni politiche a contrasto di quell’ "ordine" costituito. Diritti oggi (o almeno sino ad ieri!) considerati ovvi furono conqui-stati a prezzo di dure e sofferte lotte: senza l'incitamen-to del movimento socialista, tutto ciò non sarebbe accaduto, II comunismo ebbe certo torto a indicare in Dio e nella religione il nemico della promozione uma-na. Ma più grave torto lo ebbero i cristiani a non schie-rarsi con gli ultimi, a non opporsi ai potenti che li oppri-mevano, Che Dio ci perdoni per come il suo volto e il messaggio dell'Evangelo sono stati deformati dalla prassi delle Chiese! C'è chi si è compiaciuto di redigere il "libro nero" delle vittime del comunismo: azione, come minimo, incauta. Altri potrebbe infatti redigere il libro nerissimo delle vittime del capitalismo, che non sono finite e comprendono non solo i miserabili del Sud del mondo sfruttati dalle multinazionali e in mille altri modi, ma anche i bambini cui negli Usa ogg/ viene negata assistenza sanitaria gratuita. Dall'alba del capitali-smo, quanti milioni sono morti di stenti, fame, fatica, guerre fatte per motivi economici, quante vite sono schiacciate dall'unico criterio del profitto? E qualcuno potrebbe addirittura scrivere un libro nero del cristia-nesimo "reale": un libro di persecuzioni e violenze; di repressioni; di inadempienze, ritardi, cecità nel cogliere i bisogni del mondo, Ci ribelleremmo, e con ragione; un ideale non si misura so/o dai modi devianti in cui viene realizzato, dai tradimenti dei suoi portatori: un criterio che abbiamo il dovere morale di applicare anche nel caso del comunismo. Il comunismo, accusato di ridurre l'essere umano a solo fatto economico, in realtà fa da spec-chio al modo in cui va il mondo: non siamo oggi (in democrazia) assuefatti a vedere valutare tutto sul piano del mercato?! La tragica contraddizione tra mezzo e fine del comunismo fu l'uso della violenza per ottenere la liberazione sociale. Ma la spinta dell'ottobre 1917 fu l'indignazione per l'ingiustizia; la ricerca della giustizia per tutti, della eliminazione dei rapporti di dominio (purtroppo perseguita eliminando fisicamente i domi-natori); fu la convinzione che, al di qua delle legittime differenze, gli esseri umani sono uguali e hanno uguali diritti: l'esatto contrario di ciò che ispirò i totalitarismi fascisti, ai quali a torto il comunismo viene assimilato. Il comunismo aprì un orizzonte di speranza e dignità a milioni di oppressi, che si riconobbero "compagni": uomini che condividono lo stesso pane (quali assonan-ze per i cristiani!). Non lo rimpiangiamo, ma abbiamo l'onere di rispondere ai problemi che affrontò, di trovare vie più umane di economia e società; il suo fallimento ci interpella: "cercate ancora!". Di "Maria Cristina Bartolomei"