Post n°1418 pubblicato il
26 Gennaio 2012 da
vi_di
Pino Imperatore, autore del romanzo 'Benvenuti in casa Esposito', edizioni Giunti, è uno scrittore napoletano.
Responsabile della sezione Scrittura Comica del premio Troisi, è stato ideatore e fondatore del Laboratorio di scrittura comica e umoristica 'Achille Campanile'. Per gli amici di blog che ricordano i miei 'trascorsi' letterari, Pino è uno dei Maestri del Laboratorio di scrittura che ho frequentato nel 2009 e nel 2010 a Napoli.
Pino ha all'attivo varie pubblicazioni, ma per la prima volta si è cimentato in un romanzo.
'Benvenuti in casa Esposito' è la storia di un anno della vita di Tonino, orfano di un boss del quartiere Sanità di cui ha idealizzato la figura e per questo vorrebbe essere come lui. Solo che Tonino è fondamentalmente un buono, un sempliciotto destinato a rimanere nella mediocrità e quando prova a riscattarsi commette così tante castronerie da suscitare una naturale tenerezza nel lettore grazie alla sua intrinseca vena tragicomica da eterno sfigato.
Una figura in totale antitesi con i canoni del camorrista doc: il nostro Tonino viene derubato, frodato, raggirato, umiliato e lui, lungi dal reagire, paga di tasca sua, sempre. Paga con soldi, stress, incubi e visioni senza riuscire mai a essere primo, nemmeno a capodanno coi fuochi d'artificio.
Un eroe al contrario, l'eroe della mediocrità.
Circondata da una famiglia smisurata e impegnativa in cui i più normali sembrano essere un iguana e un coniglio, nella sua tragicomincità la figura di Tonino, fuori dagli stereotipi del camorrista violento e guappo, rappresenta i vizi celati, la meschinità, la slealtà, ma anche le debolezze e la fragilità di tanta manovalanza camorristica, quella che deve essere obbediente e allineata se non vuole 'abbrucia' 'o pullastro'.
Lo stile dell'autore è comico quando tratteggia gli eccessi dei costumi un po' cafoni di casa Esposito, ma anche misurato ed intimista quando ci parla delle debolezze di Tonino e a tratti appassionato, soprattutto quando racconta luoghi magici di Napoli come il cimitero delle Fontanelle o figure care ai napoletani come 'a capa d'o capitano' o 'o Monacone.
Questo fa sì che il romanzo, che scorre via veloce e divertente nel dipanarsi cronologico di 365 giorni da camorrista sfigato, ci faccia tuttavia riflettere sulla solitudine a cui sono condannati coloro che nel 'sistema' non sanno stare al passo.
E qui finisce la recensione canonica.
Ora ci vorrebbe il mio parere. Ma al mio Maestro Pino non posso esprimerlo con parole terra terra; servono parole adatte. Magari non sarò all'altezza di quelle di Ciruzzo, camorrista dall'eloquio raffinato, ma almeno un tentativo va fatto. Proverò con un sonetto, visto che è la cosa che ho imparato meglio nei due anni di scuola napoletana.
E che Ciruzzo mi assista nelle rime:
Maestro, non è facile elencare
i meriti di quanto ho or ora letto
in questo libro, tutto da gustare
per la gioia che dona e pel diletto
che pure s'accompagna al ragionare.
Insomma, pur cercandovi un difetto
nel romanzo non lo si può trovare.
'A verità, Pinù: è tutto perfetto.
L'anime pezzentelle, 'o capitano,
Tonino, Assunta, Patty, 'o Monacone,
Lopèz, 'o Sistimato, Vitaliano,
uno cchiù bell'e ll'ato sti guagliune!
E anche se non so quanto fa l'iguana
son certa che 'o pullastro è cuotto bbuono!
Complimenti e auguri, Pino! 
Inviato da: whatweather12
il 26/11/2024 alle 14:51
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