Creato da vin49presente il 01/03/2010

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Quelli che non aumentano le tasse !!!!

Post n°32 pubblicato il 26 Aprile 2010 da vin49presente

Tassa sull’equo compenso, arrivano i primi rincari sui prodotti hi-tech

di Mauro Munafò
Il ritocco al rialzo dei listini dei dispositivi di archiviazione di ogni tipo, dai lettori mp3 ai decoder tv, è la conseguenza del decreto Bondi, che estende il balzello da pagare alla Siae già esistente sui cd vergini
Per il ministro Sandro Bondi è un “equo compenso”, per consumatori e produttori informatici è una tassa sull’innovazione. Con un decreto, firmato dal ministro dei Beni culturali il 30 dicembre scorso è stato allargato il numero di dispositivi per cui è necessario pagare il compenso per la “copia privata”, finendo per includere ogni oggetto che possieda una memoria.

Senza perdere tempo i produttori, la Apple in testa, hanno ritoccato al rialzo i listini per coprire la sovrattassa. E a giudicare dai primi rincari, non sembra trattarsi di una tempesta in un bicchiere d'acqua.

L’equo compenso è un balzello che ricade su tutti i prodotti utilizzati per la registrazione di musica e video e sui loro supporti, introdotto come risarcimento preventivo per le possibili violazioni del diritto d’autore che veicoleranno. In poche parole, chiunque possieda un lettore mp3 o un masterizzatore (ma anche pendrive, hardisk, computer e persino alcuni tipi di decoder che registrano i programmi tv) deve sobbarcarsi un costo per la possibilità che ascolti o copi qualcosa senza averla pagata. Una multa preventiva insomma. A beneficiare della “tassa” è la Siae, la Società di autori ed editori, che secondo alcune stime potrebbe ricevere oltre 100 milioni di euro attraverso questo decreto. Dal canto suo la Società si difende sostenendo che si tratta "di una tutela e non di una tassa e che gli introiti vanno agli artisti".

Prima del decreto Bondi le memorie digitali erano escluse dall’equo compenso (una decisione sancita dalla legge 43 del 2005): attraverso i decreti “mille proroghe” del 2008 e del 2009 è stato però stabilito che la normativa dovesse essere rivista entro il 31 dicembre 2009. Non è quindi un caso che il decreto sia stato firmato il 30 dicembre (anche se ne è stata data comunicazione solo il 14 gennaio).

Le proteste. Contro il provvedimento si sono subito sollevate le proteste delle associazioni dei consumatori, di quelle dei produttori informatici e non solo. Altroconsumo, Cittadinanzattiva, Adiconsum, Movimento Difesa del Cittadino e Assoutenti hanno presentato un ricorso al Tar del Lazio, sostenendo l’illegittimità della misura; Altroconsumo ha anche avviato un ricorso all’Unione Europea contro quelli che giudica degli “aiuti di stato”; l’Assinform, associazione dei produttori informatici, ha protestato ufficialmente per bocca del suo presidente ; l’Istituto per le politiche dell’Innovazione ha promosso invece una moratoria per chiedere al ministro Bondi di sospendere l’efficacia del provvedimento fino a che i giudici non si saranno pronunciati sulla sua legittimità (è possibile firmare la moratoria a questo link e su Facebook).

Chi paga. L’equo compenso deve essere corrisposto da chi fabbrica o importa in Italia la strumentazione per la registrazione i supporti (analogici e digitali) su cui questa viene salvata: i rincari previsti dalle tabelle ministeriali ricadono direttamente sui produttori e, attraverso l’aumento dei prezzi dei supporti e degli strumenti, sui consumatori.

Gli aumenti. La dettagliatissima lista dei rincari previsti dal ministero è consultabile qui (GUARDA LA TABELLA). Tra gli aumenti più rilevanti ci sono i 2,4 euro per ogni computer con masterizzatore (1,9 se il computer non lo ha); i lettori mp3 crescono dagli 0,64 ai 9,66 euro in base alla memoria; fino a dieci centesimi a gb per le chiavette usb; ventinove euro per un hard disk integrato oltre i 250 gb; due centesimi a gb per un hard disk esterno (un trecento gb aumenta così di sei euro).

Il caso Apple. La prima azienda ad adeguarsi è stata la Apple, i cui prodotti hanno subito un aumento tra i 3 e i 18 euro per compensare la sovrattassa dell'equo compenso. Particolarmente penalizzati sono stati i lettori mp3 della linea iPod: il classic da 160 gb è balzato a 247 euro (dai 229 originari), ma anche i prodotti meno cari, come lo shuffle da 2 gb, hanno subito aumenti di oltre il 10%, passando da 55 a 61 euro, ben 6 euro in più che diventano 10 per l'acquisto di un iPod Touch da 64 Gb.
Fonte: La Repubblica online del 26 Aprile 2010
 
 
 
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