di Loris Mazzetti
Per un giornalista, passare da cane da guardia della democrazia a cane da guardia del padrone, il tragitto è breve: basta piegare la schiena voltando le spalle alla morale e all’etica. Nel 1964 è stato sancito che la stampa ha il dovere di attaccare i politici: i giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti, ispirandosi al Primo Emendamento della loro Costituzione (non sono ammessi limiti alla libertà di stampa quando si tratta di pubblico interesse), ribaltarono il verdetto di condanna per diffamazione inflitto ai giornalisti del New York Times, denunciati dal capo della polizia di Montgomery. Il redattore, spiegarono i giudici nella sentenza, può essere punito solo se pubblica notizie false nella consapevolezza che lo siano. Il giornalista diventa cane da guardia della democrazia. Nel nostro Paese, invece, ci sono direttori, cronisti, commentatori, che hanno deciso, in quanto portatori dalla nascita di artrosi alla schiena, che stare dalla parte del padrone è più proficuo. Ferrara, Farina, Feltri e Vigorelli sono tra quelli che da anni scortano il Cavaliere.
Giuliano Ferrara (spione della Cia in cambio di dollari, ministro nel primo governo Berlusconi), dopo aver fatto diventare house-organ di Forza Italia il settimanale Panorama, che fu diretto da due grandi giornalisti - Lamberto Sechi e Claudio Rinaldi - continua ad abbaiare dalle pagine del suo Foglio; Renato Farina, nome in codice Betulla e parlamentare del Pdl, dopo essere stato radiato dall’Ordine dei giornalisti per aver passato informazioni e pubblicato notizie false per conto dei servizi segreti militari, ha continuato ad abbaiare per ben 270 volte su Libero e il Giornale; Vittorio Feltri, dopo aver pubblicato articoli dove si attribuivano al Tribunale di Terni affermazioni non vere riguardanti il direttore dell’Avvenire Boffo, costretto a dimettersi, continua ad azzannare in prima pagina sul Giornale (vedere alla voce Fini), nonostante i sei mesi di sospensione ricevuti dall’Ordine; infine Piero Vigorelli, indimenticabile quando nel 1994, avvolto nella bandiera di Forza Italia, correva nei corridoi di Saxa Rubra per festeggiare la vittoria di Berlusconi. Il rapporto con mister B. nasce quando era corrispondente da Parigi.
Vigorelli fece da mediatore con la stampa locale durante l’avventura de La Cinq-Fininvest. Giovanni Stella (a.d. de La7, Mtv e Timb), è il braccio destro di Bernabè, aveva deciso, per tentare il risanamento del bilancio di Telecom, di mettere sul mercato quote di maggioranza della Timb (la società che gestisce le reti di trasmissione). Per tre volte Telecom è stata sul punto di cedere la società e per tre volte è intervenuto Palazzo Chigi. Quando si tratta di televisioni Berlusconi ci mette sempre il naso: oggi vendi ad un gruppo finanziario poi domani scopri che dietro c’è Murdoch. Sua Emittenza non ha voluto correre rischi: ha fatto togliere di mezzo Stella sostituendolo con il fido Vigorelli, arrivato direttamente dal TG5 e noto ingegnere esperto di ripetitori tv. Da qualche giorno, chi vive nei pressi de La7, racconta che, verso l’imbrunire, sente un cane ululare...
Fonte: il Fatto Quotidiano del 27 aprile
Per un giornalista, passare da cane da guardia della democrazia a cane da guardia del padrone, il tragitto è breve: basta piegare la schiena voltando le spalle alla morale e all’etica. Nel 1964 è stato sancito che la stampa ha il dovere di attaccare i politici: i giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti, ispirandosi al Primo Emendamento della loro Costituzione (non sono ammessi limiti alla libertà di stampa quando si tratta di pubblico interesse), ribaltarono il verdetto di condanna per diffamazione inflitto ai giornalisti del New York Times, denunciati dal capo della polizia di Montgomery. Il redattore, spiegarono i giudici nella sentenza, può essere punito solo se pubblica notizie false nella consapevolezza che lo siano. Il giornalista diventa cane da guardia della democrazia. Nel nostro Paese, invece, ci sono direttori, cronisti, commentatori, che hanno deciso, in quanto portatori dalla nascita di artrosi alla schiena, che stare dalla parte del padrone è più proficuo. Ferrara, Farina, Feltri e Vigorelli sono tra quelli che da anni scortano il Cavaliere.
Giuliano Ferrara (spione della Cia in cambio di dollari, ministro nel primo governo Berlusconi), dopo aver fatto diventare house-organ di Forza Italia il settimanale Panorama, che fu diretto da due grandi giornalisti - Lamberto Sechi e Claudio Rinaldi - continua ad abbaiare dalle pagine del suo Foglio; Renato Farina, nome in codice Betulla e parlamentare del Pdl, dopo essere stato radiato dall’Ordine dei giornalisti per aver passato informazioni e pubblicato notizie false per conto dei servizi segreti militari, ha continuato ad abbaiare per ben 270 volte su Libero e il Giornale; Vittorio Feltri, dopo aver pubblicato articoli dove si attribuivano al Tribunale di Terni affermazioni non vere riguardanti il direttore dell’Avvenire Boffo, costretto a dimettersi, continua ad azzannare in prima pagina sul Giornale (vedere alla voce Fini), nonostante i sei mesi di sospensione ricevuti dall’Ordine; infine Piero Vigorelli, indimenticabile quando nel 1994, avvolto nella bandiera di Forza Italia, correva nei corridoi di Saxa Rubra per festeggiare la vittoria di Berlusconi. Il rapporto con mister B. nasce quando era corrispondente da Parigi.
Vigorelli fece da mediatore con la stampa locale durante l’avventura de La Cinq-Fininvest. Giovanni Stella (a.d. de La7, Mtv e Timb), è il braccio destro di Bernabè, aveva deciso, per tentare il risanamento del bilancio di Telecom, di mettere sul mercato quote di maggioranza della Timb (la società che gestisce le reti di trasmissione). Per tre volte Telecom è stata sul punto di cedere la società e per tre volte è intervenuto Palazzo Chigi. Quando si tratta di televisioni Berlusconi ci mette sempre il naso: oggi vendi ad un gruppo finanziario poi domani scopri che dietro c’è Murdoch. Sua Emittenza non ha voluto correre rischi: ha fatto togliere di mezzo Stella sostituendolo con il fido Vigorelli, arrivato direttamente dal TG5 e noto ingegnere esperto di ripetitori tv. Da qualche giorno, chi vive nei pressi de La7, racconta che, verso l’imbrunire, sente un cane ululare...
Fonte: il Fatto Quotidiano del 27 aprile