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Tutti gli uomini del presidente

Post n°47 pubblicato il 23 Giugno 2010 da vin49presente

Piatto ricco mi ci Fitto

di Emiliano Fittipaldi

Il golden boy del Pdl pugliese è stato messo a capo delle 'politiche per lo sviluppo'. Tradotto in italiano, significa che ha ottanta miliardi di euro da spendere. Il che, per uno sotto processo per corruzione, non è affatto male

Raffaele Fitto Raffaele FittoI suoi soprannomi non si contano. "Il golden boy del Tavoliere", "La protesi di Berlusconi", "L'enfant prodige di Maglie". Raffaele Fitto è permaloso come pochi, ma ai nomignoli che gli appiccicano non ha mai fatto caso. S'arrabbia di brutto solo quando lo chiamano "perdente di successo". Fitto odia perdere ma, ahilui, ultimamente perde spesso.

Dopo vent'anni di trionfi ininterrotti, Nichi Vendola è apparso sul suo cammino, sgambettandolo per due volte nella corsa alla presidenza della Puglia. Nel 2005, in un testa a testa al fotofinish. Nel 2010, quando l'avversario omosessuale e comunista ha fatto a pezzi Rocco Palese, il candidato imposto da Fitto contro tutto e tutti. Il tracollo del suo uomo ha impedito che l'alleanza di governo portasse a casa il jackpot, il clamoroso sorpasso per 7 a 6 sul centrosinistra.

"Berlusconi lo ha sempre sostenuto, ma adesso è furioso", sussurravano a marzo i luogotenenti del Pdl che vaticinavano la caduta definitiva dell'astro pugliese. Il Cavaliere, dopo le elezioni, lo ha messo sub judice, respingendo sì le dimissioni ma rimandando la resa dei conti a data da destinarsi.
Due mesi e mezzo di passione, per il giovane ministro degli Affari regionali con la riga di lato e la faccia da bambino. Che la scorsa settimana, all'improvviso, ha ritrovato il sorriso. Contro ogni pronostico, Silvio ha regalato alla sua "protesi" (lo chiamò così durante un convegno nel 2000) la gestione del dipartimento delle Politiche per lo sviluppo. Quello che controlla il forziere da 54 miliardi di euro dei fondi Fas per le aree sottoutilizzate. Soldi a cui vanno aggiunti altri fondi comunitari: in tutto si arriva a 80 miliardi tondi tondi, prima appannaggio di Claudio Scajola.

Un tesoro su cui Giulio Tremonti e la Lega di Umberto Bossi hanno cercato di mettere le mani dal giorno stesso delle dimissioni dell'ex ministro dello Sviluppo economico. Ma Berlusconi ha puntato i piedi: prima ha girato l'ufficio sotto l'ala della presidenza del Consiglio, poi ha consegnato il malloppo a Fitto, per l'abbisogna passato da "reietto" a "fedelissimo". "Raffaele", giurano da Palazzo Chigi, "userà i soldi sotto il tutoraggio stretto di Berlusconi".

I miliardi fanno gola a tanti. Politici, amministratori, aziende. Dodici miliardi serviranno per potenziare le infrastrutture, e altri 27 devono finanziare i vari programmi regionali. Viabilità, sviluppo industriale, ammortizzatori sociali, gli imprenditori faranno la fila davanti alla scrivania di Fitto, perché il dipartimento - seppur è la Finanziaria che stabilisce annualmente le risorse da assegnare - ha grandi poteri di indirizzo. Di certo chi si siederà sulla poltrona che fu di Scajola avrà poteri e capacità di spesa dimezzati: pure Invitalia, l'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, è stata messa (in parte) sotto il cappello del ragazzo pugliese.

Fitto è dunque tornato protagonista della scena. Quarantuno anni il prossimo 28 agosto, appassionato di soldatini, è un uomo tutto famiglia, Chiesa e ciuffo da bravo ragazzo. Abilissimo nella gestione del consenso e delle clientele, forte sul territorio di Lecce e dintorni, è un cacicco democristiano vecchio stile, con voti e metodi - dicono i maligni - ereditati dal padre, ex governatore della Puglia dal 1985 al 1988.

In realtà di strada ne ha fatta molta, andando ben al di là di quello che papà Salvatore gli ha lasciato in dote. "Chi l'avrebbe detto", ripetono a Maglie, il paese che diede i natali ad Aldo Moro, dove tutti si ricordano le bravate del rampollo diventato ministro.

Secondogenito di una ricca famiglia della Dc, Raffaele finisce infatti sulle cronache locali per le scazzottate con i comunisti della zona, si fa notare sulle piste delle discoteche del Salento o mentre impenna - lo ricorda lui stesso parlando a "Libero" - con il Sì Piaggio per le vie del paese. Ribelle in famiglia, un disastro a scuola: rimandato a settembre, maturità presa con 38 su 60, qualche vaffa di troppo al preside e lezioni marinate per andare a tirare calci al pallone: Fitto, juventino sfegatato, è un centrocampista coi fiocchi, tanto che chi ci ha giocato insieme lo definisce "uno cattivo, in campo è un vero bastardo, ma bisogna ammettere che con i piedi ci sa fare davvero".
fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/piatto-ricco-mi-ci-fitto/2129489
 
 
 
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