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Post n°64 pubblicato il 11 Maggio 2006 da padronadelvulcano
Foto di padronadelvulcano

ODORE DI GATTINI

Il mese scorso io e mio fratello siamo andati a cercare non mi ricordo cosa in un garage abbandonato. Dentro faceva caldo ed era buio, il garage era vecchio e polveroso, pieno di ciarpame e noi camminavamo lentamente e con attenzione per non inciampare e per non urtare qualcosa di tagliente, in bilico, tossico o, peggio ancora, vivo. La lama di luce arancione che filtrava dalla porta socchiusa faceva brillare una miriade di granelli dorati, il mondo esterno borbottava pigro e ci arrivavano i rumori attutiti, ovattati, lontani. Tutto in noi si è fatto più lento, il passo, i riflessi, i movimenti, e le pupille si sono dilatate per penetrare nel buio, il respiro era lento e profondo per annusare meglio l'aria e per non far rumore. Sembrava un luogo sacro, un tempio primitivo. Piano piano il luogo ci sembrava più famigliare, l'odore era quello del cemento sporco, del legno impolverato, di pipì di animali neonati e di pelliccia tiepida e soffice come la polvere di talco.

Mio fratello mi ha detto:

"Lo senti? Che odore di gattini!" 

Era proprio l'odore dello scatolone dove la mia gatta faceva i gattini, in un angolo della legnaia, e finché non riuscivano a saltare oltre il bordo dello scatolone facevano un sacco di odore di gattini. E' un odore che mi piace, è un odore di quando ero piccola e rimanevo accovacciata davanti allo scatolone: li guardavo e li annusavo. Non li toccavo perché mia mamma mi diceva:

"Se li tocchi prendono il tuo odore e la gatta li porta via!"

 
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