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Mi piaceva...se avete voglia di perder 3 minuti...l'ho trovata carina come fiaba.Si chiama"il peso sullo stomaco"
Post n°21 pubblicato il 16 Novembre 2009 da daniela.fraticola
C'era una volta una donna bella della sua tristezza, dagli occhi profondi ed espressivi che lasciavano trasparire folate di dolore vecchio degli anni della fanciullezza, per via di una malattia strana che nessun medico era stato in grado di diagnosticare. Sin da bambina, aveva sempre sofferto di mal di stomaco, un dolore leggero, a metà fra il fisico e il metafisico, continuo, che si manifestava con continui principi di conati di vomito che non manifestavano la loro soluzione finale, che non l'abbandonavano mai inquinandone la serenità della vita. Era una grande viaggiatrice, e in uno dei suoi viaggi fatto nel paese dove vivono gli essere inumani, venne colta da malore, i passanti la trovarono accasciata sul marciapiede, urlante, in una lotta impari fra lei e il suo dolore ora diventato chiaramente fisico. Qualcuno chiamò l'ambulanza, nel senso che in quel paese non esistevano i cellulari e bastava chiamare ad alta voce, "AMBULANZA! - AMBULANZA!" e quella arrivava. La trasportarono all'ospedale a vele spiegate ricoverandola al pronto soccorso, dove le furono fatti i primi accertamenti accompagnati da parole leggere come carezze per renderle il dolore meno violento e alleggerirle il cuore. Uno dei medici, il più anziano, nel frattempo e senza stare tanto a pensarci si rivolse a lei esclamando: - Signorina, sputi il rospo! "Come?" - rispose lei frastornata dal dolore e dalla domanda. - Signorina, lo sputi! - "Ma cosa, cosa devo sputare?" - rispose lei. - DEVE SPUTARE IL ROSPO!!! HA CAPITO??? Improvvisamente lei si sentì battere e schiaffeggiare la schiena da mani sconosciute, e subito fu presa da conati di vomito violenti e convulsi che la laceravano in tutto il corpo, e in tutta questa violenza iniziava a sentire qualcosa che premeva sulla gola dall'esofago e che le toglieva anche il respiro, era qualcosa d'ingombrante, più grande della gola di qualsiasi essere umano; i medici continuavano a batterla e lei sentiva "la cosa" che si manifestava piano piano nella sua bocca. Doveva essere qualcosa di viscido, la sensazione era quella, e in quel mentre si rese conto che poteva rischiare di soffocare, doveva sputare, espellere, qualsiasi cosa ci fosse lì dentro. Raccolse tutte le forze per vomitare, e con un grido anch'esso diventato inumano sputò fra schizzi di saliva ed altro non ben identificato un rospo enorme di colore verde muschiato, che a ben guardarlo doveva pesare più di mezzo chilo. Il rospo rotolò nella stanza del pronto soccorso e si accasciò in un angolo sotto shock. I medici esclamarono: - Finalmente! - Signorina lei è guarita! Lei non riusciva ancora a riprendersi dalla violenza del parto che subito rimase folgorata dalla scena che si stava dipanando sotto i suoi occhi, il rospo si stava trasformando; ebbene sì, si stava trasformando in un uomo tutto colorato d'azzurro, era il suo principe azzurro che albergava in lei fin dalla nascita, che una volta controllato che non gli mancasse nulla per affermare che era un uomo, la raccolse dalla lettiga fra le sue braccia rapendola al mondo degli umani e a quello degli inumani.
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