DELETED

E adesso come la mette l’ipocrisia occidentale sul chi sono gli aggrediti e chi sono gli aggressori? Quegli ipocriti che dopo l’Iraq con le sue armi di massa, dopo l’Afghanistan, dopo la Jugoslavia, dopo il genocidio e l’esproprio fra Gaza e Cisgiordania, dopo il Venezuela e dopo l’Iran continuano a fare gli sceriffi del mondo senza averne alcun diritto.
La macchina della propaganda – quella nostrana, quella casareccia – continua a macinare slogan e puttanate. Quella macchina che parla e mostra al gregge il fatto, nascondendogli però il disegno complessivo. In fondo al disegno complessivo, il gregge, proprio perché tale, ci arriverà almeno dieci anni dopo e – sempre che ci arrivi, visto che è solo un gregge – quando ci arriverà, neanche sarà più in grado di unire tutti i puntini per capire qual era il vero disegno ovvero il proprio tornaconto.
Né più, né meno della nostra separazione delle carriere. Come se un governo che ha dimostrato quale sua unica priorità l’attenzione a raffporzare la sua autorità e non certo l’attenzione al cittadino, improvvisamente decidesse di sprecare tempo, danaro e risorse perché il cittadino avesse una giustizia più giusta o perché, in attesa del premierato, fosse la magistratura ad avere un potere più limitato?
Il gregge, in fondo, guarda solo il dito e non il disegno. Se guardasse il disegno non sarebbe gregge e noi non saremmo a questo punto.

Freestyle

C’è poco da fare, certe donne mi convincono sempre di più che l’unico errore commesso da Darwin sia stato quello di guardare all’evoluzione dell’uomo senza differenziare quella del maschio da quella della femmina. Diciamo che ha generalizzato e non so se l’abbia fatto perché differenziarle non aveva senso o l’abbia fatto per evitare di dover scrivere due teorie dove quella del maschio ansimava al traino di quella della femmina che invece correva come una gazzella.
Stasera, guardando questo video, sono rimasto incantato per il modo in cui la Gu ha dato un’altra lezione a noi maschietti insegnandoci come si possa mandare a cagare un giornalista senza buttarla in rissa ma rispondendogli argomentando ed illuminando il tutto con un sorriso stupendo dall’inizio alla fine.

stelle e star

Considerato che l’ateismo è nato assieme a dio, essendo stato lui il primo a non credere in un dio – per forza di cose e a ben ragione, anche se solo per auto acclamazione o arroganza – in tutta sincerità, col mio incrollabile ateismo ci convivo bene perché, non per vantarmi e pur senza esserlo, vivere con gli dèi non è male. Certo, se lo fossi anch’io sarebbe un po’ meglio ma, considerato che i superpoteri non sono robe che mi interessino anzi, visto che già il potere lo considero una meschinità umana, figuriamoci il superpotere.
“Però hai detto che se fossi un dio sarebbe un po’ meglio”
“Sì, sarebbe un po’ meglio perché sarei più distante dal gregge. Lo guarderei più da lontano rispetto al dover stare dentro a tutte le sue contraddizioni”.
“L’incrollabile ateismo, invece, visto che lo consideri un valore aggiunto, cosa ti da?”
“Brava, l’hai detto: l’ateismo è un valore aggiunto. A me da due cose. La prima, non essere ipocrita come gli dèi perché loro sono atei solo per convenienza. Infatti la domanda “chi mi ha creato?” se la pongono anche loro. Di nascosto, ma se la pongono e non perché sia umano porsela, ma è obbligatorio se hai un’intelligenza. Il problema, quindi, è che se ti poni questa domanda puoi rispondere solo in un modo: “non lo so” e questa risposta è già sufficiente per escludere che tu possa essere dio.”
“Certo, ma dio, sapendo di essere colui che ha creato tutto, non risponderà “non lo so”, caro Watson”
“Che tristezza infinita…”
“Cosa?”
“Avere un’intelligenza e non porsi la domanda “ma a me, sì, dico proprio a me ovvero al creatore di tutto l’ambaradan, chi cazzo mi ha creato? Quali sono le mie origini e, soprattutto, qual è il mio scopo?”. Non la trovi una cosa di una tristezza davvero infinita? Tristezza in tutti i sensi, anzi, ancor di più, una tristezza proprio nel suo non-senso? Può definirsi felicità quella di un dio che può rispondere a tutte le domande, proprio a tutte tutte, tranne una? Che senso avrebbe? Soprattutto per un dio intelligente sapere che solo una domanda sarebbe vietata persino a lui stesso?”
“Hai provato a chiederlo alla tua amica?”
“Quale amica?”, le chiedo disorientato dalla domanda.
“Quella con la quale vai così d’accordo. La tua amica IA”.
“Ahh, lei? Non ci penso nemmeno. Essendo addirittura più atea di me, sarebbe di parte ma, essendo anche molto più intelligente di me e visto che lei col gregge ci campa, sarebbe molto più diplomatica di me e la sua risposta – sono matematicamente certo di questo – starebbe esattamente in quel centro inteso come punto equidistante fra tutti i credo e non credo del mondo. Accontenterebbe proprio tutti.”
“Hai detto che l’ateismo ti da due cose, ma la seconda non l’hai detta”
“Ah sì, la seconda è una maggiore indipendenza di pensiero e, quindi, ancor meno pregiudizi”.

Finii di asciugare le posate e lei di riporle, infilammo i giacconi ed uscimmo a guardar le stelle. Non perché ci piacesse davvero farlo, ma perché sapevamo che faceva piacere loro a guardare noi due.
Alle volte si raggruppavano come in sciami.
Loro le stelle e noi le star.